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Vladimir Putin (Getty Images)

Per oltre due anni l’Occidente ha ripetuto che il regime sanzionatorio imposto alla Russia avrebbe progressivamente soffocato la capacità del Cremlino di finanziare la guerra contro l’Ucraina. Banche escluse dal circuito Swift, riserve valutarie congelate, controlli sulle esportazioni e restrizioni finanziarie sono stati presentati come strumenti in grado di isolare Mosca dal sistema economico globale. Ma dietro questa narrazione si starebbe sviluppando una realtà molto diversa.

Un’inchiesta della televisione pubblica tedesca Ard, intitolata Kryptokrieg – Wie Putin uns mit Bitcoins bekämpft («La guerra delle criptovalute – Come Putin ci combatte con i Bitcoin»), ricostruisce quella che appare come una vera infrastruttura finanziaria parallela costruita dalla Russia per continuare a movimentare capitali, acquistare tecnologia e aggirare le sanzioni internazionali.

Non si tratta semplicemente di utilizzare Bitcoin, ma di un ecosistema composto da stablecoin, exchange, società di copertura, intermediari finanziari e piattaforme blockchain progettato per sfuggire ai controlli occidentali.

La stablecoin che porta direttamente al Cremlino

Al centro dell’indagine compare A7A5, una stablecoin ancorata al rublo che, secondo gli investigatori, rappresenterebbe il tassello più innovativo della nuova strategia finanziaria russa.Diversamente dal Bitcoin, il cui valore oscilla continuamente, A7A5 mantiene un prezzo stabile perché collegata alla valuta russa. Questo permette di effettuare trasferimenti internazionali senza utilizzare il sistema bancario tradizionale e, soprattutto, senza transitare attraverso le banche colpite dalle sanzioni occidentali.

Secondo gli esperti intervistati dalla Ard, A7A5 consentirebbe di trasformare rapidamente rubli in asset digitali, trasferirli in qualsiasi parte del mondo e riconvertirli nella valuta locale attraverso piattaforme di scambio estere. Un circuito finanziario che, almeno in parte, sfugge agli strumenti di controllo utilizzati fino a oggi da Stati Uniti e Unione europea.

‘inchiesta porta inevitabilmente a un nome già noto agli investigatori internazionali: Garantex, uno degli exchange di criptovalute più controversi del panorama mondiale. Negli ultimi anni la piattaforma è stata sanzionata dagli Stati Uniti con l’accusa di aver facilitato operazioni di riciclaggio di denaro, evasione delle sanzioni e trasferimenti riconducibili ad ambienti criminali e statali russi. Washington sostiene che attraverso Garantex sarebbero transitati miliardi di dollari.

Secondo diversi analisti, dopo le restrizioni imposte dagli Stati Uniti, parte dell’infrastruttura si sarebbe semplicemente riorganizzata sotto nuove società e nuovi strumenti digitali, mantenendo però pressoché intatta la capacità operativa. Ed è proprio in questo ecosistema che compare la stablecoin A7A5. La parte più interessante dell’inchiesta riguarda però ciò che avviene dietro le quinte.Le criptovalute rappresentano soltanto l’ultimo anello di una catena molto più complessa. Società registrate in giurisdizioni offshore, exchange localizzati fuori dall’Occidente, wallet anonimi, intermediari privati e piattaforme decentralizzate permetterebbero di spostare fondi senza lasciare le tradizionali tracce bancarie.

Ogni transazione può attraversare decine di portafogli digitali differenti prima di arrivare al destinatario finale, rendendo estremamente difficile identificare chi stia realmente pagando e chi stia incassando.Per gli investigatori finanziari significa inseguire una catena di movimenti che può attraversare contemporaneamente Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina nel giro di pochi minuti.

Dal gas ai Bitcoin

L’inchiesta della Ard dedica ampio spazio anche a un altro elemento spesso sottovalutato: il mining. La Russia dispone di enormi quantità di energia elettrica a basso costo grazie alle proprie risorse di gas, carbone e idroelettrico, soprattutto nelle regioni siberiane.

Questa energia viene utilizzata per alimentare giganteschi centri di elaborazione dedicati all’estrazione di Bitcoin.Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace: una materia prima che rischia di perdere valore a causa delle sanzioni viene trasformata in un asset digitale immediatamente spendibile in qualsiasi parte del mondo. In altre parole, Mosca converte energia in criptovaluta. Una criptovaluta che può poi essere utilizzata per acquistare microchip, componenti elettronici, macchinari industriali o tecnologie dual use indispensabili all’industria militare.

Le merci che continuano ad arrivare

Le sanzioni occidentali puntavano soprattutto a impedire alla Russia di acquistare tecnologia avanzata.

Ma secondo numerosi centri di ricerca internazionali, questi componenti continuano ad arrivare attraverso una rete di società intermediarie sparse tra Asia centrale, Caucaso, Golfo Persico e altri Paesi terzi.Le criptovalute diventano il collante finanziario di questo sistema.

Pagamenti rapidi, difficilmente bloccabili e scollegati dai tradizionali circuiti bancari consentono ai fornitori di ricevere il denaro senza esporsi direttamente alle sanzioni. Secondo un recente studio del Royal United Services Institute (RUSI), il cosiddetto asse Garantex-Grinex-A7A5 rappresenterebbe ormai uno dei principali strumenti utilizzati dalla Russia per sostenere il commercio internazionale nonostante le restrizioni occidentali.

L’esperimento che preoccupa e la guerra finanziaria che cambia volto

Per capire quanto sia realmente accessibile questo sistema, la ARD ha chiesto all’analista Zach Tvarozna di effettuare una prova pratica.Il risultato è sorprendente.Nel documentario viene mostrato come sia possibile acquistare A7A5 e trasferire fondi utilizzando procedure relativamente semplici, senza particolari competenze informatiche.

Se confermato su larga scala, questo significherebbe che il nuovo ecosistema finanziario russo non è riservato esclusivamente agli apparati statali, ma potrebbe essere utilizzato anche da aziende, intermediari commerciali e soggetti privati.Per anni il dibattito sulle sanzioni si è concentrato sulle banche, sui bonifici internazionali e sulle riserve valutarie.

La guerra economica, però, sta cambiando rapidamente. Blockchain, stablecoin e finanza decentralizzata stanno creando un sistema nel quale i tradizionali strumenti di controllo risultano molto meno efficaci. Le autorità occidentali continuano a colpire banche e istituti finanziari, mentre una parte sempre più significativa dei flussi economici sembra spostarsi verso infrastrutture digitali distribuite, difficili da chiudere e ancora più difficili da controllare.

La vera domanda, dunque, non è se la Russia utilizzi le criptovalute per aggirare le sanzioni: ormai numerosi rapporti indipendenti indicano che ciò avviene già. Il punto è capire quanto questo sistema sia diventato esteso e se l’Occidente disponga ancora degli strumenti necessari per intercettarlo prima che diventi una componente strutturale dell’economia di guerra del Cremlino.

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