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Volodymyr Zelensky (Ansa)

L’incontro a porte chiuse di ieri a Washington fra il presidente Usa Donald Trump e quello ucraino Volodymyr Zelensky ha preceduto i funerali del senatore Lindsey Graham. Ha detto Zelensky: «È stato un buon incontro. Ho offerto al presidente Trump le condoglianze per la scomparsa di Graham, amico dell’Ucraina. Abbiamo discusso di licenze per la produzione di intercettori Patriot e di altre idee. Abbiamo anche parlato di diplomazia, è importante rivitalizzare il processo diplomatico».

Della produzione su licenza dei missili antiaerei e antimissile americani Raytheon/Lockheed MIM-104 Patriot in territorio ucraino si parla da settimane, ma ci vorrà tempo, per giunta su un territorio esposto ad attacchi russi. L’attuale produzione di Patriot, sui 600 pezzi all’anno, è insufficiente per le esigenze simultanee della guerra in Ucraina, della difesa contro l’Iran e degli altri scacchieri. Paiono più credibili le licenze a Germania e Giappone, ma l’obbiettivo dei 2.000 esemplari all’anno è stimato per il 2030. Kiev ha urgenza ora di uno «scudo» e il presidente ucraino ne ha parlato anche col presidente finlandese Alexander Stubb. Perciò Zelensky preme su Trump anche per proporre ai russi negoziati accettabili. Non a caso, da Mosca il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov, ha ammesso che «i contatti fra Russia e Stati Uniti sulla questione ucraina proseguono». Kiev teme un autunno critico e spera in un cessate il fuoco.

Anche perché il malcontento interno non scema. Sull’onda della destituzione, due settimane fa, del ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov, è stata indetta per venerdì 31 a Kiev una nuova grande manifestazione di protesta, guidata dal veterano Dmytro Koziatynsky, che chiede cortei anche in altre città. I dimostranti chiederanno di nuovo riforme nel ministero della Difesa, che Fedorov stava attuando intrecciando modernizzazione e lotta alla corruzione. Ieri gli ucraini hanno lanciato sulla Russia centinaia di ordigni senza pilota, tanto che il ministero della Difesa di Mosca ha affermato di aver abbattuto «824 droni in 24 ore», oltre a «17 bombe aeree guidate e 3 razzi Himars di fabbricazione Usa». Fra i danni, la morte di due persone nella regione di Belgorod, dove, a Shebekino, è stato anche colpito un autobus. Nella regione di Mosca, a Cechov, è stata colpita l’acciaieria Hydrostalkonstruktsiya, mentre a Koledino un ordigno ha impattato su un magazzino logistico. In Crimea, a Feodosia, è stata distrutta una stazione elettrica, il che ha cagionato un blackout. I russi, per contro, hanno centrato con droni una nave cargo ucraina «usata per trasportare materiale militare» nel Mar Nero. Un’altra nave logistica ucraina è stata colpita nel porto di Mykolaiv (per i russi Nikolaiev), sul fiume Bug, dove secondo i russi sono state compromesse anche «strutture di trasbordo e serbatoi di carburante o lubrificanti». Il sindaco ucraino della città, Oleksandr Senkevich, ha confermato che «nel pomeriggio era in corso una vasta offensiva aerea russa». Bombardato anche il porto di Odessa, dove, per le autorità ucraine, «per la terza volta è stata bersagliata una nave mercantile liberiana».

I russi proseguono quindi nell’insidiare le vie marittime di rifornimento dell’Ucraina, mentre sul fronte terrestre non danno tregua. Ieri i russi hanno conquistato un nuovo villaggio nel Donetsk, Krasny Kut. È vicino a Kramatorsk, una delle città-piazzaforte ucraine, con Sloviansk e Druzhivka, la cui cintura è logorata dalle truppe del Cremlino. Il quotidiano inglese Guardian ha segnalato che Russia e Corea del Nord stanno completando il loro primo collegamento stradale diretto, con un ponte sul fiume Tumen, fra Khasan, in Russia, e Tumangang, in Corea del Nord. Il viadotto affianca un ponte ferroviario e aiuterebbe l’invio di soldati nordcoreani, munizioni e lanciarazzi in Russia a supporto della guerra.

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