mali trump jnim
Bamako, capitale del Mali (Getty Images)

L’amministrazione Trump continua a guardare al Sahel. Secondo il Washington Post, il presidente americano starebbe valutando delle «opzioni militari» in Mali contro il gruppo jihadista Jnim.

Stando a quanto riporta la testata, i consiglieri di Donald Trump sarebbero attualmente divisi sulla questione. In particolare, tra i principali promotori dell’azione bellica figurerebbe il direttore del controterrorismo della Casa Bianca, Sebastian Gorka. Dall’altra parte, il ministro degli Esteri di Bamako, Abdoulaye Diop, non ha escluso una cooperazione militare con Washington, purché – ha precisato – venga rispettata la sovranità del Mali.

«Esortiamo i partner regionali e gli alleati della Nato a sostenere l’Alleanza degli Stati del Sahel nella sua guerra contro Jnim e Isis», ha dichiarato un funzionario statunitense. «Gli Stati Uniti sperano che l’Alleanza degli Stati del Sahel prevalga contro il terrorismo, ma la responsabilità del deterioramento della situazione della sicurezza ricade sulla Russia, che si è dimostrata un partner inefficace per la sicurezza del Mali», ha aggiunto, per poi concludere: «Ci auguriamo che le altre nazioni africane prendano atto della pessima performance della Russia nella lotta al terrorismo».

E qui veniamo al punto cruciale. L’attenzione dell’amministrazione Trump per il Sahel e, più in generale, per il continente africano è dettata da due principali motivazioni. Innanzitutto, la Casa Bianca considera il jihadismo una minaccia internazionale: il suo contrasto è quindi letto non solo in chiave di stabilità regionale ma anche, se non soprattutto, come un mezzo per prevenire eventuali attentati sul suolo statunitense. In secondo luogo, è chiaro che Washington punta ad arginare l’influenza di Russia e Cina in Africa, per tentare di riguadagnare terreno sotto il profilo geopolitico. Non dimentichiamo del resto che, durante gli anni dell’amministrazione Biden, Mali, Niger e Burkina si sono sganciati dall’orbita francese e statunitense, per entrare in quella russa.

È in questo quadro che, da quando è tornato in carica, Trump ha ordinato vari attacchi contro le organizzazioni jihadiste in territorio africano. A fine dicembre, Africom effettuò un’azione bellica contro l’Isis in Nigeria. Era invece febbraio del 2025, quando il presidente americano ordinò un raid contro gli esponenti dello Stato islamico in Somalia.  

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