Guerra Nicaragua-Italia per l’ex brigatista Alessio Casimirri
In primo piano, il presidente del Nicaragua Daniel Ortega. Nel riquadro in basso a destra, l'ex brigatista Alessio Casimirri (Getty Images)

Si fa alta la tensione tra Italia e Nicaragua. Secondo quanto reso noto ieri dalla Farnesina, il governo sandinista di Daniel Ortega ha notificato di voler rompere i rapporti diplomatici con Roma. Al centro dello scontro stanno le parole pronunciate l’altro ieri da Antonio Tajani. Intervenendo al «Foro Libertas» tenutosi a Madrid, il titolare della Farnesina ha criticato il Nicaragua per la protezione concessa all’ex brigatista Alessio Casimirri.

«Voglio essere chiaro: non condividiamo nulla con la visione di governi estremisti come quello del Nicaragua, Paese che ancora dà protezione a pericolosi terroristi delle Brigate Rosse, come Alessio Casimirri, condannato all’ergastolo in Italia», ha dichiarato, per poi aggiungere: «Vogliamo rafforzare il nostro lavoro affinché la libertà possa arrivare in tutto il continente latinoamericano, unito all’Europa dai nostri comuni valori cristiani e democratici. L’America Latina è una parte cruciale dell’Occidente. Il governo italiano sarà impegnato in questa lotta a favore della libertà e della democrazia, a favore di una relazione sempre più stretta tra l’Europa e l’America Latina». «L’Italia», ha anche detto Tajani, «continuerà a chiedere che Casimirri risponda davanti alla giustizia italiana per i reati di cui è stato riconosciuto colpevole, come è già stato chiesto con una risoluzione del Parlamento europeo. L’Italia, nel rispetto della memoria delle vittime del terrorismo e dei principi di giustizia, continuerà a difendere con determinazione questa sua richiesta». Parole, quelle del titolare della Farnesina, che, come abbiamo visto, hanno spinto Managua a rompere i rapporti con Roma.

Entrato nelle Brigate Rosse nel 1977, Casimirri, nome di battaglia «Camillo», partecipò, l’anno dopo, all’agguato di Via Fani, in cui avvennero il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione dei cinque uomini della sua scorta: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera, Francesco Zizzi e Raffaele Iozzino. Sempre nel 1978, Casimirri prese parte all’assassinio del direttore generale degli Affari penali del ministero di Grazia e Giustizia, Girolamo Tartaglione. In particolare, stando alle ricostruzioni in sede giudiziaria, sarebbe stato proprio lui a sparare al magistrato. Ebbene, Casimirri, per le sue attività terroristiche, è stato condannato a sei ergastoli che, tuttavia, non ha mai scontato.

Dopo aver lasciato le Brigate Rosse intorno al 1980, ha infatti abbandonato l’Italia, trovando rifugio in Nicaragua, ai tempi della lotta tra i sandinisti e i contras. Stabilitosi nel Paese centramericano, ha ottenuto la cittadinanza nel 1988 e ha aperto in loco vari ristoranti. Secondo l’Agi, nel 1993, il governo di Managua gli revocò la cittadinanza, decretandone l’espulsione. Tuttavia, la Corte suprema nicaraguense definì successivamente Casimirri un cittadino a tutti gli effetti, stabilendo che non poteva essere estradato nel nostro Paese.

Chiaramente Casimirri non è l’unico ex terrorista italiano che gode di protezione all’estero. Basti ricordare soltanto che, nel 2023, la Cassazione francese ha negato l’estradizione di Giorgio Pietrostefani, condannato come mandante dell’omicidio Calabresi, e di due ex brigatiste, Marina Petrella e Roberta Cappelli. Era invece il 2010, quando il presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, rifiutò l’estradizione in Italia dell’ex membro dei Pac Cesare Battisti, salvo poi chiedere scusa nel 2020: l’anno dopo, cioè, l’arresto dello stesso Battisti e il suo avvenuto trasferimento in Italia (l’ok all’estradizione era infatti arrivato dall’allora presidente brasiliano, Michel Temer, nel 2018).

La questione di Casimirri, come abbiamo visto, ha tuttavia portato a una vera e propria crisi diplomatica tra Italia e Nicaragua. E chissà che Roma non possa decidere di giocare di sponda con gli Stati Uniti. Tra l’altro, proprio ieri, l’Italia ha preso parte al summit sulle minacce del terrorismo rosso, organizzato a Washington dal Dipartimento di Stato americano. I rapporti tra gli Usa e Managua erano già problematici ai tempi dell’amministrazione Biden: nel 2022, il Nicaragua permise alle truppe russe di entrare nel proprio territorio, mentre nel 2021 riconobbe formalmente la Repubblica popolare cinese, rompendo le relazioni con Taiwan. Tuttavia, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, i rapporti sono diventati ancor più tesi. Ad aprile, il Dipartimento di Stato americano ha sanzionato il viceministro degli Interni nicaraguense, Luis Roberto Cañas Novoa, per violazione dei diritti umani.

A giugno, Marco Rubio ha inoltre decretato delle restrizioni sui visti a un centinaio di funzionari di Managua in seguito alla morte di Brooklyn Rivera: un prigioniero politico, a cui erano state negate cure mediche durante la carcerazione. Del resto, secondo Amnesty International, il governo nicaraguense attua la «detenzione arbitraria dei dissidenti» e impone gravi ostacoli alla libertà di associazione. Non solo. Il regime di Ortega ha anche avviato una dura persecuzione ai danni della Chiesa cattolica. Secondo il National Catholic Register, a marzo Managua ha, per esempio, vietato l’ordinazione di sacerdoti e diaconi in quattro diocesi del Paese.

Da non perdere

Terrorismo rosso, ponte Usa-Italia
Mondo

Terrorismo rosso, ponte Usa-Italia

Vertice a Washington con i delegati di 60 Paesi, Salvini stoppa la presenza di Molteni. I progressisti urlano. Ma il contrasto al fenomeno può riavvicinare Roma a Washington.

Iran-Usa, nuova escalation: colpite due petroliere a Hormuz
Mondo

Iran-Usa, nuova escalation: colpite due petroliere a Hormuz

Dopo cinque ore di bombardamenti americani contro obiettivi militari iraniani, Teheran risponde con missili e droni verso i Paesi del Golfo. Attaccate due petroliere emiratine nello Stretto di Hormuz. Trump: «L'Iran non farà più il bullo del Medio Oriente».