Salta la visita di Netanyahu negli Usa. Iran pronto a chiudere il Mar Rosso
Benjamin Netanyahu (Ansa)

Il Comando centrale degli Stati Uniti (CentCom) ha annunciato su X nuovi attacchi contro obiettivi situati in diverse zone dell’Iran, compresa Bandar Abbas, porto strategico sullo Stretto di Hormuz. L’operazione, condotta con munizioni di precisione, si è conclusa alle 21 della costa orientale americana, le 3 del mattino in Italia.

Secondo il CentCom, sono stati colpiti centri di comando, postazioni antiaeree, sistemi missilistici e per droni e strutture di sorveglianza costiera. Washington afferma di voler ridurre la capacità di Teheran di minacciare le navi commerciali in transito attraverso Hormuz. Esplosioni sono state avvertite anche nei dintorni di Teheran. Tasnim le ha localizzate nelle aree di Parchin e Pakdasht, mentre Fars ha attribuito parte dei boati all’attivazione dei sistemi antiaerei contro proiettili diretti verso Pakdasht. La risposta iraniana ha raggiunto anche la Giordania. Le forze armate della Repubblica islamica hanno dichiarato di avere lanciato droni esplosivi contro installazioni americane. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baqaei, ha assicurato che ogni aggressione riceverà una replica «decisa, diretta e senza esitazioni».

L’allarme si è esteso alla Penisola arabica. Il Kuwait ha comunicato di avere intercettato droni provenienti dall’Iran dopo un’altra notte di bombardamenti statunitensi. In Bahrein sono state attivate le sirene antiaeree e la popolazione è stata invitata a raggiungere le aree protette. Teheran ha nuovamente chiesto alle monarchie del Golfo di impedire agli Stati Uniti di utilizzare le loro basi per condurre attacchi contro l’Iran. Lo ha dichiarato il ministero degli Esteri iraniano, richiamando i Paesi vicini alle proprie responsabilità. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di crimini di guerra. Secondo il capo della diplomazia di Teheran, gli attacchi contro «infrastrutture vitali» e le minacce di colpire ponti e centrali elettriche rivelerebbero «l’intento criminale del potere statunitense di commettere crimini efferati».

Le preoccupazioni maggiori riguardano anche il Mar Rosso. Secondo Reuters, Teheran avrebbe chiesto agli Huthi di bloccare lo stretto di Bab el-Mandeb se gli Stati Uniti colpissero le infrastrutture energetiche iraniane. Dal passaggio transita circa il 12% del traffico petrolifero mondiale e l’8% di quello del gas. Una chiusura simultanea di Hormuz e Bab el-Mandeb provocherebbe gravi conseguenze sul commercio e sui prezzi dell’energia.

Washington, intanto, ha aumentato la pressione sulle reti accusate di sostenere i programmi militari iraniani. Il Tesoro ha sanzionato sette persone ed entità ritenute coinvolte nell’approvvigionamento delle Guardie rivoluzionarie. Nell’elenco compare Dounia Ettaib, cittadina italiana residente a Milano. Per le autorità americane, avrebbe consapevolmente contribuito a procurare armi a Behrouz Namazi, cittadino iraniano e direttore generale della Nika Jet Company, azienda di Teheran attiva nella produzione, distribuzione e manutenzione di componenti aeronautici e droni.

Donald Trump starebbe intanto valutando un ampliamento dell’intervento. Secondo il Wall Street Journal, nella Situation Room sarebbero state esaminate diverse possibilità: intensificare i bombardamenti, colpire le infrastrutture energetiche, occupare isole vicine a Hormuz o distruggere il complesso sotterraneo di Pickaxe Mountain collegato a programmi nucleari segreti. Tra i possibili obiettivi figurerebbe anche l’isola di Kharg, fondamentale per le esportazioni petrolifere iraniane. Trump continua a dichiarare di preferire una soluzione negoziata, ma i colloqui restano bloccati. L’Iran non avrebbe accettato di consegnare le scorte di materiale nucleare arricchito. Le opzioni militari sono state valutate dopo cinque giorni di operazioni americane e il fallimento della tregua, crollata in seguito agli attacchi iraniani contro navi nello Stretto di Hormuz. «Li colpiremo duramente stasera, domani sera e anche la sera successiva», ha dichiarato Trump a Fox News, minacciando incursioni contro centrali elettriche e ponti se Teheran non avvierà negoziati seri. Il vicepresidente JD Vance ha inoltre accusato Israele di finanziare una campagna per sabotare i colloqui tra Stati Uniti e Iran. Ospite del podcast di Joe Rogan, ha parlato di un’iniziativa «molto discreta, ma estremamente ben finanziata», diretta a far fallire l’accordo. Israele non ha ancora replicato alle gravi accuse. Infine, Benjamin Netanyahu non si recherà negli Usa la prossima settimana: la visita è stata annullata dopo il rinvio alla fine del mese dei funerali del senatore Lindsey Graham.

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