Più missili antiaerei per neutralizzare quelli balistici russi, più economici, pronti in meno tempo e soprattutto europei. Questo è quanto ha dichiarato di voler realizzare il presidente Volodymyr Zelensky per ovviare ai costi e ai tempi di consegna, per ora alti e molto lunghi, delle armi americane.
In pratica, l’Ucraina si doterà di un sistema di difesa missilistica nazionale del quale ogni lancio costerebbe 700.000 dollari contro i circa 3,8 milioni di dollari di un Patriot. Soltanto che, almeno per ora, il coinvolgimento italiano sembra marginale, anche se il nostro Paese è già molto impegnato attraverso le attività di Mbda.
Il presidente ucraino, ai leader europei riuniti al vertice della Comunità politica europea tenutosi lunedì in Armenia, ha detto: «Credo che l’Europa debba essere in grado di produrre autonomamente tutto ciò di cui ha bisogno per difendersi da qualsiasi minaccia». Affermando anche di aver bisogno di almeno 300 Patriot entro il prossimo inverno. E questa «fretta» è la vera chiave per superare la tipica euro-burocrazia e i disaccordi interni tipici dei progetti che vedono collaborare Parigi con Berlino.
Nella stessa occasione nove paesi europei hanno deciso di dare il loro contributo al progetto che punta a non dipendere da Washington per schierare i missili intercettori Patriot Pac-2 e Pac-3, gli stessi che gli Usa stanno utilizzando anche in Iran. E da qui la necessità di produrli in primis per le proprie esigenze belliche.
Ad aderire al progetto ucraino sono stati Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito, che insieme sosterranno la nascita del programma chiamato Freyja e costruito da Fire point, nota azienda ucraina della Difesa. Ma che cosa potrebbe fare l’Italia, se non aderendo attraverso la multinazionale Mbda, non è dato sapere.
La novità è che Freyja, pronto entro un anno, sarebbe un progetto che nascerebbe compatibile con i radar, i centri di comando e controllo usati da tutta la Nato, quindi utilizzabile dai membri dell’Alleanza atlantica. Ma l’Ucraina non ne fa ancora parte né a oggi è possibile stimare quando ciò accadrà con precisione. Certo è, che per realizzare quanto si promette di fare Zelensky servono aziende europee e in particolare quelle tedesche e francesi. Non a caso il presidente Emmanuel Macron ha dichiarato: «Quello che stiamo costruendo non è soltanto per l’Ucraina, ma una dimostrazione che l’Europa può provvedere alla propria sicurezza, difendere i propri interessi e agire con forza».
La verità non detta apertamente è che serviva una risposta europea a quanto ha deciso di fare il presidente Usa Donald Trump la scorsa settimana, aprendo a Kiev sulla possibilità di produrre su licenza i Patriot direttamente in Ucraina, oltre che in Germania e Giappone. Pur sapendo che per far partire uno stabilimento ci vorranno anni, il tycoon spera in un ampliamento del suo mercato.
Ma intanto, se altri Paesi potrebbero fare affari, poiché il radar d’allerta precoce potrebbe essere svedese (Saab), francese (Thales) o tedesco (Hensoldt); quello di guida dei missili danese (Weibel) e il centro di controllo norvegese (Kongsberg), come aveva del resto ventilato lo scorso maggio a Politico lo stesso fondatore di Fire point, Denys Shtilerman, il piccolo guadagno per l’Italia deriverebbe invece da una parte della produzione dei missili Mbda Aster e Scalp e delle batterie Samp-T, tutte armi promesse da Macron a Zelensky entro il 2029. Il leader di Kiev ha commentato su X: «Il risultato dei miei colloqui con Emmanuel Macron è un importante accordo tra Ucraina e Francia. L’Ucraina riceverà le licenze per produrre armi molto potenti, missili Scalp, bombe Aasm e missili Aster 30 in collaborazione con l’Italia. La Francia collaborerà inoltre con noi e con altri partner al programma antibalistico Freyja».
Resta un problema: In caso di carenza di sistemi americani, oggi l’Europa non è in grado di produrre un numero sufficiente per sé stessa di effettori Iris-T tedeschi o Samp-T franco-italiani e contemporaneamente soddisfare le esigenze di Kiev. La realizzazione di sistemi anti-balistici è complessa: servono radar ad alte prestazioni per tracciare i bersagli in anticipo, calcolare la loro traiettoria e guidare gli intercettori.
Tecnicamente il Freyja sarebbe un lanciatore missilistico leggero ucraino dotato d’intercettori FP-7 con sistema di ricerca dei bersagli tedesco, fatto da Diehl defense. Dei missili lunghi sette metri che inizialmente avrebbero dovuto essere equivalente agli Atacms fatti negli Usa da Lockheed-martin, ma che per prestazioni somiglieranno agli S-400 russi.
Il primo ministro uscente britannico Keir Starmer, ha confermato che il Regno Unito aderirà al prestito di 90 miliardi di euro dell’Unione per l’Ucraina. Ciò significa che anche l’inglese Bae system parteciperà alle gare d’appalto del Freyja e che le fette della «torta» saranno ancora più piccole. Intanto, Airbus ha annunciato l’intenzione di costituire il consorzio Blixsem exo formato insieme con Destinus, Mbda deutschland, Safran e Thales, per lo sviluppo di un ulteriore sistema intercettore, questa volta spaziale, contro la minaccia dei missili balistici russi. E anche qui, di Italia neppure l’ombra.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >