Parigi ha ospitato ieri il summit dei Paesi volenterosi decisi, pur con ingenti costi, ad appoggiare a oltranza l’Ucraina e a dispiegare una presunta forza militare d’interposizione, in realtà non neutrale, sul terreno, dopo un cessate il fuoco Mosca-Kiev.
Nella Capitale francese, dove oggi sfileranno anche militari ucraini per la festa della presa della Bastiglia, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha incontrano in bilaterale il francese Emmanuel Macron, poi ha partecipato al vertice con i 37 Paesi in prima fila nel finanziare Kiev.
Ne è scaturito l’annuncio di una «coalizione antibalistica europea» formata da dieci Paesi, tra i quali Francia, Germania, Italia, Gran Bretagna e la stessa Ucraina, avente lo scopo di «procedere a ritmo sostenuto per sviluppare una capacità antimissile balistico» su scala europea, integrando le capacità già esistenti in una rete difensiva comune comprendente anche Kiev. Il documento stabilisce: «Unendo la nostra base industriale della difesa, la nostra ricerca e la nostra esperienza operativa, miriamo a costruire una capacità antimissile balistica condivisa per l’Europa».
Si tratta di avviare una collaborazione industriale che tenga conto dell’esperienza dei reparti ucraini per sviluppare una rete coordinata di difese antimissile, in grado di proteggere il continente dagli ordigni balistici, quelli più veloci, anche ipersonici, in quanto la loro traiettoria segue una ripida parabola che li porta ad altissima quota, talvolta fuori dall’atmosfera, per poi farne ricadere le testate sui bersagli. Si tratta, da un lato di accelerare lo sviluppo del sistema antimissile ucraino Freyja, basato sul missile FP-7 che la Fire point di Kiev propone come intercettore dai costi contenuti, dall’altro di aumentare la disponibilità di missili intercettori, come gli Aster 15 e Aster 30, prodotti dal consorzio europeo Eurosam, formato da Mbda e Thales, o come i Patriot di origine americana, ma anche gli Arrow 3 israeliani comprati dalla Germania, le cui stazioni di rilevamento radar e di tiro dovrebbero essere coordinate. Ci vorrà tempo, ma la Russia non attende e replica: «Istigatori della guerra». Non solo, il leader francese Macron ha anche annunciato che nei prossimi mesi ci saranno esercitazioni dei volenterosi nei Paesi vicini.
Intanto, il primo ministro britannico, Keir Starmer, ha confermato che «la Gran Bretagna parteciperà al prestito da 90 miliardi di euro dell’Uea per l’Ucraina». Sul 21° pacchetto di sanzioni Ue nei confronti della Russia, «manca ancora un accordo», rilevava in serata la rappresentante Esteri Ue, Kaja Kallas, pur aggiungendo che «ci siamo vicini». I Paesi europei e la Nato si son detti allarmati per «gli attacchi informatici organizzati dalla Russia», tanto che i governi di Francia, Germania, Olanda e Finlandia hanno tutti convocato il rispettivo ambasciatore russo nell’arco di poche ore.
Intanto, il Financial Times ha svelato che, a dispetto di tanti proclami, l’Ue ha aumentato i suoi acquisti di Gnl russo: «Gli acquisti dell’Ie da Yamal Lng hanno raggiunto il record di 9,89 milioni di tonnellate nei primi sei mesi dell’anno (+18%). Principali acquirenti Francia, Belgio e Spagna».
Frattanto, i russi hanno bombardato con droni i porti di Odessa, Pivdennyi e Chornomorsk, danneggiando «due navi cargo e due traghetti, infrastrutture, cisterne e depositi», come dichiara Mosca. Gli ucraini rivendicano di aver messo «fuori uso la raffineria russa di Syzran, sul fiume Volga». Sul terreno, i russi rivendicano d’aver preso «il pieno controllo di Konstantinovka, costringendo gli ucraini alla ritirata», sostiene l’agenzia Tass. Intanto, Zelensky ha chiesto al Parlamento di Kiev di prorogare fino al 31 ottobre la legge marziale e, dopo che il ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, ha rifiutato di essere nominato primo ministro, intenderebbe, secondo Ukrainska Pravda, rimpiazzarlo con il ministro dell’Interno, Ihor Klymenko. Ad assumersi l’onere di premier, Zelensky ha infine convinto Serhii Koretskyi, capo della compagnia energetica Naftogaz.
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