L’Ue pronta a tutto per far spiare i nostri cellulari
Roberta Metsola (Ansa)

La Commissione europea, che ha spinto per ripristinare la deroga, cede alle azioni di lobbying dei giganti della tecnologia e calpesta diritti inviolabili dei cittadini, riattivando il regolamento Chat control 1.0 che abbatte la privacy e, per questo, era già stato seppellito dal Parlamento europeo.

Di nuovo, si consente a piattaforme come Meta, Google e Microsoft di scansionare i messaggi privati e quelli sulle piattaforme, senza mandato o sospetto preventivo, esercitando un sistema di sorveglianza, di controllo di massa e orientando le scelte dei consumatori. Vengono offerte all’arsenale dei lobbisti chat, foto e file inviati dagli utenti europei, malgrado il no già espresso dagli eurodeputati. Giovedì, con procedura d’urgenza adottata martedì scorso e sollecitata dalla presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel suo intervento al Consiglio europeo del 18 giugno, a Strasburgo si è tornato a votare per la terza volta una deroga alla normativa sulla privacy digitale già respinta il 26 marzo scorso.

«Il Parlamento Ue ha rifiutato Chat control, ma ora ci stanno costringendo a votarlo di nuovo per resuscitarlo. Che razza di democrazia è questa se ci obbligano a votare sulla stessa questione ripetutamente finché non ottengono il risultato che vogliono?», protestavano su X diversi eurodeputati. Malgrado ieri il 52% dei voti fosse risultato a favore della mozione di rigetto della proroga, in seduta plenaria il Parlamento europeo ha approvato il ripristino di Chat control 1.0 con emendamenti alla deroga alle norme Ue sulla privacy, che consentirebbe ai fornitori di servizi online l’individuazione volontaria degli abusi sessuali sui minori.

È stata adottata un’esenzione simbolica per le comunicazioni crittografate, sebbene in pratica i fornitori di servizi non le analizzino comunque. E rimangono esentate (al momento) dalle scansioni le chat crittografate end-to-end, come quelle di Whatsapp.

Contro la proposta di riattivazione della norma hanno votato 314 eurodeputati, quelli a favore erano 276 e 17 gli astenuti, ma per bloccare o modificare la posizione del Consiglio in seconda lettura serviva la maggioranza assoluta di 361 voti, che non è stata raggiunta. Con un escamotage la deroga è, dunque, tornata in vigore, ribaltando il voto contrario degli eurodeputati di pochi mesi fa. Lo stesso meccanismo ha pesato su un altro emendamento, quello che avrebbe limitato le scansioni ai sospetti individuati dall’autorità giudiziaria: 322 voti favorevoli contro 255, ancora sotto la soglia richiesta.

Contro la proroga, ieri si sono espressi Fratelli d’Italia (con il gruppo europeo Ecr) e Lega (Patrioti per l’Europa), mentre Forza Italia, che fa parte del Partito popolare europeo (Ppe), principale sostenitore della necessità di proseguire con Chat control 1.0, si è ritrovata a braccetto con il Pd nell’esprimere posizione a favore del ripristino della norma.

La deroga temporanea del luglio 2021 alle direttive ePrivacy (che altrimenti lo vieterebbero), aveva permesso alle piattaforme di scansionare i messaggi per individuare materiale pedopornografico. Alla scadenza nell’aprile di quest’anno, il Parlamento europeo aveva detto no alla proroga di Chat control 1.0, invece adesso la scansione indiscriminata dei messaggi andrà avanti fino ad aprile 2028, in attesa di una soluzione legislativa permanente. La posizione emendata del Parlamento sarà ora trasmessa al Consiglio europeo, che avrà tre mesi di tempo per approvare o respingere gli emendamenti.

Se il Consiglio non accetterà tutte le modifiche, Parlamento e Consiglio avvieranno la procedura di conciliazione per raggiungere un accordo sul testo legislativo. Fatto a dir poco singolare. Rimane aperta l’enorme questione di una norma che viola i diritti fondamentali alla privacy e alla protezione dei dati, garantiti dagli articoli 7 e 8 della Carta Ue, diritti considerati fondamentali per i valori democratici europei. Norma che va contro la nostra Costituzione. La rilevazione di contenuti rischia anche di trasformarsi in una scansione preventiva e generalizzata di comunicazioni private.

«Il fatto che Chat control stia andando avanti contro la volontà della maggioranza degli eurodeputati votanti è una farsa e danneggia la democrazia», ha tuonato Patrick Breyer, attivista per i diritti civili ed ex membro del Parlamento europeo. Ha aggiunto: «Cercare di proteggere i bambini con una sorveglianza di massa indiscriminata è come cercare disperatamente di asciugare il pavimento mentre il rubinetto è ancora aperto. Il controllo indiscriminato delle chat è altrettanto inaccettabile quanto aprire la posta cartacea di tutti senza distinzione. Per cinque anni, questo sistema fallimentare è servito da cortina fumogena per ritardare un’azione concreta, sovraccaricando al contempo le forze dell’ordine con falsi allarmi».

Secondo i dati della Commissione europea, la scansione di massa delle chat private ha rappresentato solo il 36% di tutte le segnalazioni di abusi nel 2024 (la maggior parte proveniva da post pubblici e archiviazione cloud). Nel report del novembre scorso, Bruxelles ammette che non vi sono prove che la scansione indiscriminata delle comunicazioni private abbia portato a un aumento delle condanne penali o dei minori salvati.

Esperti e organizzazioni che si occupano della difesa dei minori avvertono che la sorveglianza di massa non previene gli abusi, indebolisce la sicurezza per tutti e dirotta risorse da misure protettive comprovate.

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