Emmanuel Macron (Ansa)
Emmanuel Macron (Ansa)

Per puntare il dito contro Londra, Parigi sì è sparata in un piede. La Commissione Ue ha tagliato 1,1 miliardi di fondi Safe per il riarmo ai progetti presentati dalla Francia perché non passano i criteri di eleggibilità, che impongono che il 65% del valore degli armamenti provenga dal mercato unico (Ue insieme a Norvegia e Islanda) o dall’Ucraina. E chi ha voluto questi parametri così severi? Emmanuel Macron, naturalmente, che pensava di vendicarsi del Regno Unito e della Brexit.

Il tafazzismo dell’Eliseo è stato svelato domenica dal Financial Times in un articolo comprensibilmente compiaciuto: «La spinta della Francia per escludere il Regno Unito dalla spesa militare Ue le si ritorce contro». Secondo il quotidiano della City, che cita fonti vicine al dossier, il governo di Parigi ha chiesto 16,2 miliardi di euro sui 150 totali del Safe (fondi a tassi vantaggiosi e garantiti sul mercato dalla tripla A del rating della Commissione), ma se n’è visti accordare 15,1. Il taglio di oltre un miliardo è dovuto al fatto che c’erano progetti congiunti Parigi-Londra che sforavano rispetto a quel famoso tetto del 65%. Sempre secondo il FT, tra i programmi bocciati ci sarebbero quelli sui nuovi missili a lungo raggio Shadow/Scalp, usati al momento anche dall’Ucraina, costruiti da Mbda. Mbda è un consorzio che vede associati gli inglesi di Bae Systems, i francesi di Airbus e l’italiana Leonardo, ma il programma su cui ha acceso il semaforo rosso Bruxelles riguarda solo francesi e britannici. Ieri, dopo lo scoop del quotidiano finanziario, sia i governi sia le aziende coinvolte hanno preferito non commentare.

Una scelta comprensibile, specie per parte francese, visto che la gestione del Safe da parte del presidente Macron assume a questo punto un carattere grottesco. Un anno fa, duramente le estenuanti trattative sulla nascita di Safe, la Francia si era quasi isolata pur di far passare un veto punitivo sulle commesse militari britanniche, con la scusa che dieci anni fa venne votata la Brexit. Dopo molto discussioni, Parigi propose un tetto al 50% e si mise a lavorare ai fianchi gli altri partner, a cominciare dalla Germania. Poi, a metà settembre si arrivò addirittura al 65% attuale e l’Eliseo se lo intestò come una grande vittoria. Un retroscena del Guardian (15 settembre 2025) spiegava: «Una larga maggioranza degli Stati membri si oppone alle restrizioni alla partecipazione del Regno Unito sulle forniture militari. Fonti diplomatiche Ue descrivono la proposta del tetto come la classica ossessione francese». Gli argomenti di chi si opponeva alla vendetta macroniana erano sostanzialmente due: qualunque tetto punitivo avrebbe ridotto la flessibilità operativa delle aziende Ue nella catena di fornitura e poi il Regno Unito è da sempre un partner strategico della Difesa occidentale, Brexit o non Brexit. In ogni caso, i negoziati tra Ue e Gran Bretagna non hanno avuto successo, perché dopo un anno di belle parole tra Ursula von der Leyen e Keir Starmer (l’ex premier inglese) ogni possibile accordo è saltato perché Parigi ha spinto l’Unione europea a chiedere oltre 6 miliardi di euro a Londra per «aderire» al fondo di riarmo. Il punto francese è sempre lo stesso: la Gran Bretagna non può stare fuori e giocare le sue partite in piena autonoma con gli Usa o la Cina, e poi avvalersi del mercato unico europeo quando le torna comodo.

E così si è arrivati all’autogol di questi giorni. La french obsession è andata a sbattere contro la calcolatrice e contro i requisiti di fattibilità di progetti che sono molto complessi. Chissà, magari il governo transalpino si è fatto due conti in gran segreto e ha deciso di farsi bocciare dei programmi militari anglo-francesi, per poi sostituire le aziende britanniche con fornitori locali, o comunitari, che praticano prezzi migliori. Però, intanto, la figuraccia di aver brigato per mettere la tagliola contro gli inglesi, salvo lasciarci le mani, c’è tutta.

Da non perdere

Sorpresa, l’euro digitale non sarà gratis
I nodi dell'Ue

Sorpresa, l’euro digitale non sarà gratis

Il testo uscito dal Parlamento Ue parla di una vera e propria moneta della banca centrale con corso legale. Ci saranno costi sia per chi lo utilizza sia per i commercianti che ricevono il pagamento. La Bce non potrà identificare chi effettua la transazione.