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Il segretario di Stato americano Marco Rubio (Ansa)

L’amministrazione Trump mette nel mirino l’estremismo rosso. Giovedì, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, terrà un vertice a Washington che si concentrerà sulla «rinascita del terrorismo transnazionale di estrema sinistra».

A essere invitati sono stati i rappresentanti di oltre 60 Paesi e, per l’Italia, all’inizio sembrava dovesse esserci il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni. Poi ieri sera il vicepremier Matteo Salvini ha sparigliato le carte: «Abbiamo degli interventi sul patto di migrazione da seguire in commissione, quindi non penso che riuscirà a andare da nessuna parte del mondo. Poi se il governo italiano manderà qualcun altro, non lo so».

Una partecipazione, quella del governo Meloni, che ha scatenato le critiche delle opposizioni: di «decisione inquietante» ha parlato il Movimento 5 stelle, mentre, secondo Avs, Roma dovrebbe «prendere le distanze» da una «caccia alle streghe ideologica». «Riteniamo sia giusto essere presenti, quindi è stato deciso di mandare un sottosegretario», ha comunque tagliato corto, ieri, il capo della Farnesina, Antonio Tajani.

Che l’amministrazione Trump sia particolarmente attenta alla questione dell’estremismo rosso, non è una novità. A giugno, il dipartimento di Giustizia ha ottenuto la condanna a un totale di 450 anni di carcere per otto militanti antifa che, l’anno scorso, avevano sparato e lanciato fuochi artificiali contro una struttura dell’Ice in Texas. Era invece settembre quando, poco dopo l’assassinio di Charlie Kirk da parte di un radicale di sinistra, l’attuale presidente americano ha designato gli antifa come organizzazione terroristica interna. Inoltre, la strategia per il controterrorismo, individuava negli «estremisti di sinistra violenti, inclusi anarchici e antifascisti» una delle tre principali minacce terroristiche che gli Stati Uniti si stanno attualmente trovando ad affrontare. «Stiamo collaborando con alleati e partner che condividono la nostra valutazione della minaccia rappresentata da cartelli, jihadisti ed estremisti di sinistra violenti. Stiamo coordinando operazioni antiterrorismo, condividendo informazioni utili e fornendo competenze specialistiche», specificava il documento, parlando dell’Europa. Era, infine, novembre scorso quando il dipartimento di Stato americano designò come organizzazioni terroristiche quattro gruppi di estrema sinistra europei: uno tedesco (Antifa Ost), uno italiano (Fai/Fri) e due greci (Armed proletarian justice e Revolutionary class self-defense).

È, quindi, in questo quadro che viene a inserirsi il vertice convocato da Rubio a Washington. «La rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra non è un fenomeno nuovo: si tratta di una vecchia minaccia che riemerge con forti legami transnazionali e nuove convergenze», ha dichiarato, giovedì, il portavoce del dipartimento di Stato americano, Tommy Pigott. «I nostri sforzi si concentrano sulle attività violente che rientrano nella definizione di terrorismo: assassinii, sequestri di persona, minacce violente contro strutture e forze dell’ordine statunitensi, nonché attacchi a infrastrutture critiche, personale militare e popolazione civile», ha aggiunto.

Tutto questo dimostra come, al netto delle turbolenze in seno alla Nato, Washington non voglia mettere totalmente a repentaglio le relazioni transatlantiche. Il dipartimento di Stato è interessato a cooperare con le capitali del Vecchio continente sia sul contrasto all’estremismo rosso sia sulla lotta all’immigrazione clandestina. Non è un mistero che Rubio, all’interno dell’attuale amministrazione americana, sia la figura più propensa a mantenere in piedi i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico. In tal senso, il contrasto all’estremismo di sinistra e quello all’immigrazione incontrollata rappresentano due punti di piena convergenza tra Palazzo Chigi e la Casa Bianca. Non si può, quindi, escludere che proprio da questi dossier possa passare l’eventuale ricucitura dei rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump.

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