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epa13091299 Polish Prime Minister Donald Tusk speaks during a press conference at Military Aviation Works No. 2 S.A. in Bydgoszcz, north-central Poland, 06 July 2026. The press conference followed the signing of a cooperation agreement between Polska Grupa Zbrojeniowa S.A., Military Aviation Works No. 2 S.A., and Anduril Industries on the development of production capabilities for low-cost manoeuvrable missiles in Poland. EPA/Agnieszka Bielecka POLAND OUT

Dopo ulteriori attacchi russi con droni e missili, il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha ieri incitato gli alleati ad «accelerare» sull’idea di far produrre su licenza al suo Paese missili antiaerei americani Patriot.

Ha anche evocato possibili accordi con il colosso nipponico Mitsubishi, che già costruisce Patriot in Giappone, ma solo 30 all’anno, e potrebbe aiutare l’Ucraina ad avviare una produzione in loco. La Mitsubishi già riesporta negli Usa parte dei suoi Patriot per ricostituire le scorte di missili delle forze americane. Alla vigilia della riunione degli alleati «volenterosi» lunedì a Parigi, il clima non è dei migliori. Riemerge la tensione fra Polonia e Ucraina, che incrina il fronte anti-russo. Ieri il primo ministro polacco Donald Tusk ha dichiarato che verrà costruito a Varsavia un monumento ai polacchi massacrati durante la Seconda guerra mondiale dai nazionalisti ucraini: «Alzeremo un Muro della memoria, con una fiamma eterna e i nomi di ogni vittima ritrovata e identificata».

Si ricorda la «domenica di sangue» dell’11 luglio 1943, quando l’armata ucraina Upa e l’Organizzazione nazionalisti ucraini uccisero migliaia di civili polacchi nella regione della Volinia, oggi incamerata nell’Ucraina. Secondo la Polonia, dal 1943 al 1945 i nazionalisti ucraini liquidarono fra 70.000 e 100.000 civili polacchi, al che i polacchi reagirono uccidendo 12.000 ucraini. Lo scorso maggio l’intitolazione di un reparto dell’esercito ucraino a un’unità dell’Upa aveva spinto il presidente polacco Karol Nawrocki a revocare la massima onorificenza polacca, l’Ordine dell’aquila bianca, a Zelensky. A dividere Kiev e Varsavia c’è anche la secolare disputa sulla regione di Leopoli, o Lvov, polacca per secoli, ma inglobata dall’Urss nel 1945 e rimasta all’Ucraina. I polacchi si sono detti disponibili a lavori di ammodernamento dei caccia Mig-29 dell’aviazione ucraina, purché gli ucraini paghino i costi.

Le forze di Kiev hanno lanciato ieri nuovi droni sulla Russia, tanto che le truppe di Mosca affermano d’aver «abbattuto 178 droni nemici». Molti avrebbero colpito, secondo lo Stato maggiore ucraino, «21 petroliere della flotta ombra nel Mar d’Azov, quattro rimorchiatori, due cargo e una draga», costringendo i russi «a chiudere il canale tra il fiume Don e il Mar d’Azov».

Anche se i danni al settore petrolifero russo hanno spinto le autorità della regione di Novosibirsk a chiedere, a chi può, di lavorare da casa per non consumare benzina, è sempre l’Ucraina a essere più pesantemente martellata. L’aeronautica di Kiev ha riportato che la Russia ha attaccato varie zone del paese con 121 droni, sei missili balistici ipersonici Iskander, quattro missili da crociera e due missili antiradar. Di essi, sarebbero stati intercettati «111 droni e 2 missili da crociera», ma gli altri ordigni hanno raggiunto gli obbiettivi. Secondo il ministero della Difesa di Mosca «abbiamo colpito a Kiev industrie di droni, mentre nella regione di Odessa abbiamo colpito infrastrutture portuali a Odessa, Chernomorsk e Izmail, usate per consegna e immagazzinamento di forniture militari». Fra altri raid, un drone ha distrutto una locomotiva sulla linea ferroviaria di Snovsk, nella regione di Chernihiv, mentre bombe plananti sganciate da caccia Sukhoi hanno colpito Sumy. I russi sostengono di aver distrutto, da maggio a oggi «200 stazioni di rifornimento ucraine». I raid di ieri hanno causato «dieci morti e 80 feriti», dice Kiev. Secondo Mosca, le incursioni russe sono state «efficaci» perché «Zelensky ha concentrato quasi tutte le difese antiaeree a Kiev», lasciando sguarnite altre zone. Alle dichiarazioni di Zelensky, secondo cui «nello staff di Putin c’è chi sostiene la nostra voglia di pace», la portavoce russa Maria Zakharova ha reagito definendo il leader di Kiev «una zecca attaccata al popolo ucraino e insaziabile di sangue».

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