berlino attentato ballout
Nel riquadro, l'islamista Abdul Ballout ucciso dalla Polizia di Berlino (Getty Images)

Lo hanno braccato per quasi 24 ore e alla fine lo hanno scovato in un capanno da giardino nella zona di Spandau, a Ovest di Berlino. Le forze speciali della polizia hanno fatto irruzione e hanno ucciso Abdul Ballout, 21 anni, cittadino tedesco ma di origini libanesi radicalizzato all’estremismo islamista.

Ballout – secondo le prime informazioni fornite dalla Bild – sarebbe corso contro gli agenti con un coltello in pugno (inutili i tentativi di rianimarlo). Si era già votato al martirio da almeno due anni anche se le autorità germaniche, assai propense all’«accoglienza», lo avevano lasciato libero di uccidere. Ed è quello che lui ha fatto sabato sera al parco Terirgarten, lanciandosi con un mini-van bianco sulla folla che partecipava al Gay pride berlinese. Dopo aver falciato alcune persone – una donna è morta – ha sbattuto contro un albero ed è fuggito a piedi, armato di coltello. Nella fuga ha colpito altre persone: il totale dei feriti nel nome di Allah è di 29, però nessuno sarebbe in pericolo di vita.

Abdul aveva una storia criminale molto compromettente per le autorità tedesche. Il giovane era nato a Berlino nel 2005 dopo che sua madre, libanese, tre anni prima era stata naturalizzata e la sua radicalizzazione – scrivono Bild e Der Spiegel – risale all’anno scorso, quando aveva cercato di unirsi all’esercito dell’autoproclamatosi Stato islamico in Siria. Arrestato in Libano, venne rispedito in Germania. Ballout aveva sul capo una condanna a un anno e 8 mesi per organizzazione di atti terroristici, ma lo avevano messo in prova per fargli fare un percorso di «deradicalizzazione». Fatti i primi due incontri, invece di prepararsi per il colloquio che avrebbe dovuto sostenere ieri per dimostrarsi «pentito», Ballout sabato ha pensato bene di ammazzare in nmee di Allah. Il ministro dell’Interno, Alexander Dobrindt, aveva ammesso: «Si tratta di un attentato islamista, stiamo cercando il sospettato perché è un soggetto altamente pericoloso». Sulle sue tracce è stato sguinzagliato un migliaio di agenti. Hanno trovato materiale interessante in un appartamento nel quartiere di Schöneberg. Hanno fermato tre persone (due sono state rilasciate) e un giovane iraniano è stato trattenuto; si sospetta che fosseo alla guida o a bordo del furgone. Sarebbe stato lui a mettere gli agenti speciali sulle tracce di Abdul. L’attentato al Gay pride tedesco ha molte similitudini con la strage di Modena dove ha perso la vita Monica Esposito: il 16 magio scorso Salim El Koudri, un italomarocchino, ha falciato con un’auto i passanti, ma si è detto: non è un attentato, è il gesto di un folle. L’attentato in Germania ha invece tre aggravanti: chi l’ha compiuto è un fanatico dell’Isis; coloro i quali sono stati colpiti – per terra è rimasto il cadavere di una donna e ci sono almeno 29 feriti – sono gli animatori del Gay pride, quelli che inneggiano ai pro Pal e cacciano gli ebrei dai cortei, ignorando che l’islam in Palestina mette a morte gli omosessuali. E, infine, tutti a ripetere «non si lasci spazio all’odio». Lo hanno detto il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, e il vescovo di Modena, Erio Castellucci, commemorando la povera signora Esposito. Lo hanno detto in fotocopia – «il dolore non si trasformi in odio» – il cardinale di Berlino, Heiner Koch, una delle porpore più sensibili al movimento Lgbtq+, che ieri ha manifestato a Brandeburgo e si è detto sotto choc. E perfino Ursula von der Leyen: «L’odio e la violenza non hanno posto nelle nostre società. Siamo uniti alla comunità Lgbtqi+».

Verrebbe da concludere che di essere buoni con gli attentatori in nome di Allah ce lo chiede l’Europa. Neppure Friedrich Merz, il cancelliere tedesco, si è sottratto alla retorica: «Centinaia di migliaia di persone hanno celebrato pacificamente il Christopher Street Day. Volevano una convivenza fondata sul rispetto e la tolleranza. Questo è un attacco alla nostra società. Lavoreremo con particolare determinazione per indagare a fondo su questo atto abominevole e garantire che venga punito». E così è stato.

Reazioni ci sono state in tutta Europa. Il premier, Giorgia Meloni, su X: «Esprimo, a nome del governo italiano, solidarietà e sincera vicinanza per le drammatiche notizie che giungono da Berlino. L’Italia condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio ed estremismo, lavorando a ogni livello per difendere la libertà e la sicurezza dei nostri cittadini. Un pensiero commosso ai familiari della vittima e auguri di pronta guarigione ai molti feriti. Siamo al fianco della Germania e del popolo tedesco».

Più taglienti i commenti di Matteo Salvini e Roberto Vannacci. Il vicepresidente del Consiglio, a nome della Lega, afferma: «Il fanatismo islamico è il problema, in Italia e in Europa. Stop a ogni concessione di spazi a realtà islamiche finché non ci sarà un accordo scritto con lo Stato italiano, come avviene da tempo per molte altre confessioni religiose». Il leader di Fn aggiunge: «Ora, cari sinistri, continuate a sfilare con le bandiere della Palestina e continuate a favorire l’immigrazione di massa dai Paesi islamici. E, soprattutto, continuate a sostenere che l’atto terroristico di Salim El Koudri a Modena fosse solo un gesto di uno squilibrato…. magari anche questo Abdul si farà portare un Vangelo».

Sia detto per inciso: per Ilaria Salis, l’occupatrice seriale eurodeputata di Avs: «Le responsabilità sono da accertare».

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