Dopo 50 giorni di proteste che hanno bloccato le principali città dell’India, il ministro dell’istruzione Dharmendra Pradhan ha ceduto, annunciando le proprie dimissioni. Il responsabile dell’istruzione di Nuova Delhi era diventato il principale obiettivo dei giovani e giovanissimi della cosiddetta Gen Z, che sono scesi in piazza anche nel subcontinente indiano dopo essere diventati protagonisti in mezzo mondo dal Madagascar al Kenya, dal Nepal fino al Perù.
Questi giovani sono stati definiti dal presidente dell’Alta corte indiana come scarafaggi e ironicamente hanno fondato il Cockroach Janta Party, o Cjp, un’organizzazione pseudo politica, che ha continuato a protestare, nonostante la repressione attuata dalle autorità. Le manifestazioni sono nate contro il sistema scolastico creato dall’ormai ex ministro, accusato di essere responsabile della fuga di notizie sui test di ingresso alla facoltà di Medicina avvenuta a maggio. La notizia delle dimissioni è arrivata mentre nella grande piazza di Jantar Mantar a Nuova Delhi, simbolo della resistenza del movimento giovanile, stavano avvenendo scontri con la polizia che lanciava lacrimogeni, cercando di disperdere la folla. Moltissimi ragazzi hanno cominciato a urlare che gli scarafaggi avevano vinto, mentre dai megafoni si diffondeva la notizia delle dimissioni del ministro dell’istruzione e che se rimanevano uniti potevano ottenere le dimissioni di chiunque. Su X Dharmendra Pradhan ha scritto che «considerando la situazione che si è venuta a creare a Jantar Mantar e in tutto il Paese, affinché le forze antinazionali non ne approfittino, ho inviato la mia lettera di dimissioni al primo ministro». Pradhan ha anche aggiunto di nutrire profondo rispetto per le aspirazioni, i sentimenti e le legittime aspettative dei giovani indiani.
Le proteste erano cominciate per sospetti di fughe di notizie relative alle prove d’esame dei test di ammissione alla facoltà di Medicina ed all’inizio la richiesta principale era una riforma del sistema scolastico, ma in seguito il movimento si è trasformato in qualcosa di diverso. I giovani lamentano scarse possibilità lavorative e una diffusa corruzione che non garantirebbe un futuro alle nuove generazioni.
Oggi il premier indiano si trova davanti a una difficile sfida politica con il movimento degli scarafaggi che potrebbe diventare un soggetto politico utile per l’opposizione. Narendra Modi ha cercato il dialogo con i manifestanti dichiarando che «chiunque tenti di danneggiare il futuro dei nostri giovani non resterà impunito», e ha promesso di istituire «tribunali speciali» per accelerare i processi contro i funzionari accusati di aver fatto trapelare i risultati degli esami, ma non è stato sufficiente per fermare l’ondata di disapprovazione. Rahul Gandhi leader del Congresso nazionale indiano, partito all’opposizione ed erede di una grande tradizione politica, ha cercato di cavalcare la protesta dichiarando. «Qualcuno sta distruggendo il nostro sistema educativo, il bene più prezioso dell’India, distruggendo la vita dei nostri studenti. Cosa fa il governo? Niente». Le mosse dell’opposizione sono state stigmatizzate dal ministro della Sanità, JP Nadda che ha accusato Gandhi di sfruttare le proteste a fini politici. Nonostante il classico opportunismo politico il Cockroach Janta Party, partita degli scarafaggi, al momento appare ancora soltanto un’espressione della società civile. Nei primi giorni i giovani viaggiavano con i volti coperti e si rifiutavano di dare il proprio nominativo ai giornalisti. Oggi sono loro che fermano la stampa orgogliosi di quanto sono riusciti ad ottenere ed utilizzano i social per promuovere ogni appuntamento ed ogni nuovo tipo di iniziativa. Il governo ha capito che la protesta non si sarebbe fermata, ma adesso dovrà trattare per riportare la pace sociale a Nuova Delhi.
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