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Da Pahalgam a Teheran: il ruolo del Pakistan
Soldati paramilitari indiani presidiano la città di Pahalgam nel distretto di Anantnag, il 23 aprile 2025, il giorno dopo l'attacco terroristico che ha provocato 26 morti (Ansa)

Il 22 aprile, mentre ricorre l’anniversario dell’attacco di Pahalgam, il mondo appare molto diverso da quello di un anno fa. Il massacro di 26 civili indù in Kashmir, compiuto dal Resistance Front, emanazione di Lashkar e Toiba, gruppo jihadista con base in Pakistan, non è rimasto una tragedia locale.

Ha innescato una reazione a catena culminata nella risposta militare indiana con l’Operazione Sindoor, in una pericolosa escalation tra due potenze nucleari e, soprattutto, in una ridefinizione del modo in cui gli Stati rispondono al terrorismo in un ordine internazionale sempre più frammentato.

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Pechino si è resa meno vulnerabile alle crisi energetiche e ora, malgrado la crescita debole e la grana del real estate, è solida. Più esposta Seul, mentre Nuova Delhi rischia il 3% del Pil solo con le rimesse dal Medio Oriente.

Il panorama dei mercati asiatici a marzo 2026 è un paradosso: epicentro della rivoluzione tecnologica mondiale, ma anche ostaggio dei venti di guerra dal Golfo Persico. Per l’investitore occidentale, la sfida è distinguere tra chi ha costruito «scudi sovrani» e chi, come Seul e Nuova Delhi, resta esposto allo shock geopolitico.

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Steve McCurry in mostra a Parma
Agra, Utar Pradesh, India, 1999 ©Steve McCurry

Dall’India alla Cambogia, dall’Afghanistan al Pakistan, sino a 12 aprile 2026 le sale di Palazzo Pigorini a Parma ospitano una grande mostra dedicata Steve McCurry, nome importante della fotografia contemporanea. Fra ritratti, paesaggi e squarci di vita quotidiana, esposte le immagini più belle realizzate in ogni angolo del mondo in oltre quarant’anni di carriera.

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Nel Golfo tagliano la produzione: rischio petrolio sopra 100 dollari
(IStock)
Il presidente Usa: «Poi i prezzi scenderanno velocemente». Allarme gas per l’Europa.

Ieri l’Us Oil, un cosiddetto “contratto per Differenza” (Cfd) che replica l’andamento del prezzo del petrolio Wti americano, era scambiato in rialzo del 22% rispetto a venerdì a 112 dollari al barile. Il valore dell’Us Oil segue solitamente il prezzo dei futures sul greggio statunitense, per questo è tenuto d’occhio durante i weekend - quando gli scambi tradizionali sono chiusi - così da dare una idea agli investitori su come si muoverà il prezzo vero del petrolio.

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Trump libera il petrolio russo e sfida i cinesi
Vladimir Putin (Ansa)
Dopo la mano tesa alla Germania, l’inquilino della Casa Bianca esenta anche l’India dal rispetto delle sanzioni sul greggio di Putin. L’obiettivo è calmierare il prezzo dell’oro nero che ieri però è salito del 10% superando quota 90 dollari al barile.
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