Ideona di Nathalie Tocci: «Truppe Ue a Kiev per abituarsi»
Nathalie Tocci (Imagoeconomica)

L’ipotesi di inviare truppe europee dei Paesi «volenterosi» in territorio ucraino è solitamente vincolata alla condizione di un cessate il fuoco tra Mosca e Kiev, ma c’è chi propugna una pericolosa alternativa, inviare soldati Ue in Ucraina anche prima di una tregua.

Da giorni fa discutere un articolo dell’Economist, scritto da Nathalie Tocci, in cui si auspica che truppe Ue entrino in un’Ucraina ancora in guerra per «abituarsi» a un conflitto. La politologa italiana sostiene che, poiché la propensione a combattere dei cittadini europei è molto limitata, stando ai sondaggi, per far sì che le forze militari Ue esercitino nei confronti della Russia una deterrenza efficace, scoraggiando aggressioni da Est, occorre preparare psicologicamente eserciti e popolazioni occidentali e non solo spendere soldi in armi. Pur ammettendo che una «forza europea di rassicurazione servirebbe a poco per l’Ucraina», scrive: «Il suo dispiegamento immediato, prima di un ipotetico cessate il fuoco, potrebbe giovare all’Europa, incoraggiando i cittadini a maturare una mentalità che li prepari meglio alla guerra. Certo, esporrebbe i soldati europei a rischi concreti, una simile mossa manderebbe su tutte le furie il Cremlino, ma il continente è già coinvolto in un conflitto ibrido, anche se in molti si rifiutano di riconoscerlo».

Si rischia così di lanciare segnali pericolosi alla Russia in base a una logica contorta, cioè mandare soldati in Ucraina per superare la paura della guerra allo scopo di convincere Mosca a non attaccare l’Occidente.

Il crescente allarme ha spinto in Italia il segretario di Azione, Carlo Calenda, a proporre una legge contro la «propaganda russa in Italia» che a suo dire potrebbe «inquinare le elezioni». Calenda, con i parlamentari Federica Onori, Marco Lombardo e Matteo Richetti, e la vicepresidente del parlamento europeo, Pina Picierno, ha presentato alla Camera il disegno di legge «Stop alla propaganda russa in Italia».

Prevede che l’Agcom, garante per televisioni e internet, possa ordinare la rimozione dei contenuti o il blocco dell’accesso entro 24 ore e sanzioni da 30.000 a 300.000 euro in caso di servizi o articoli ritenuti frutto di propaganda di Mosca. I prefetti inoltre potrebbero comminare multe fino a 100.000 euro nel caso di manifestazioni pubbliche. Sono fatti salvi «i contenuti per motivi di cronaca, critica e ricerca». È vero che il pericolo spionaggio è costante e che i servizi segreti, russi ma anche delle altre nazioni, hanno spesso operato nella storia anche per «coltivare» opinioni in campo avverso. Ma tale proposta pone una questione in termini di pluralismo poiché occorrerebbe stabilire dove finisce la libera opinione e inizia l’influenza segreta di agenti.

Ieri l’Unione europea ha raggiunto l’accordo per il 21° pacchetto di sanzioni alla Russia, superando il veto della Grecia. Fra le misure, una stretta sulle criptovalute usate dai russi per aggirare le sanzioni, poi il divieto di transazioni internazionali, con sganciamento dal sistema Swift, di 33 banche russe, inoltre la conferma per un anno del price cap di 44 dollari al barile per il petrolio russo, in modo da far mancare introiti al Cremlino pari a 3,5 miliardi di euro. Ma per vedere la luce, il pacchetto ha dovuto escludere le importazioni di pesce dalla Russia, per non perdere l’appoggio di Portogallo e Germania, e rinviare all’autunno, cioè dopo le ferie, la questione se impedire o no ai reduci russi dall’Ucraina di viaggiare in Europa, tema sensibile per Paesi Ue a vocazione turistica, come Spagna, Francia, Italia e Grecia.

Frattanto a Manila, a margine del vertice Asean, si sono incontrati il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il quale ha ribadito come siano «inammissibili le forniture di armi americane all’Ucraina». Rubio ha definito ancora inaccettabili le condizioni russe: «Quando arriverà la pace, sarà grazie a nuove idee e nuovi concetti, e noi siamo pronti a offrirne alcuni nel contesto e nella forma giusti».

La guerra prosegue con i consueti attacchi incrociati con droni e missili, che ieri hanno causato sette morti in totale. Droni ucraini hanno colpito case, veicoli e aziende in varie zone della Russia, come Voronezh, Belgorod e Crimea.

In Ucraina, missili russi hanno colpito una fabbrica a Pavlograd, mentre le incursioni sui porti della regione di Odessa hanno spinto il ministro ucraino della Politica agraria, Taras Vysotsky a decretare la momentanea chiusura del traffico navale in arrivo nel Paese. Sul fronte terrestre, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov ha parlato di «sviluppi positivi», in particolare con l’asserita conquista di Belitskoye, nel Donetsk, dove, secondo il ministero della Difesa di Mosca: «Sono in corso operazioni per rintracciare ed eliminazione le truppe ucraine isolate che si nascondono nei seminterrati degli edifici».

Il Comitato investigativo russo ha divulgato ieri che, dal 2022 a oggi, ammonterebbero a oltre 16.800 i mercenari stranieri che hanno combattuto, o tuttora combattono nelle file ucraine. Suscitano interrogativi le affermazioni di Andrii Kovalenko, del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino, secondo cui i servizi segreti russi Gru e Svr starebbero preparando «azioni sotto falsa bandiera» contro Polonia e Stati baltici «per minare la fiducia degli alleati nell’Ucraina». Il piano russo prevederebbe di inviare droni ucraini catturati ad attaccare tali territori. Sembra però un piano irrealistico poiché in casi del genere, data la chiara posizione filoucraina dei membri Est della Nato, simili incursioni verrebbero considerate degli errori di rotta degli ordigni, senza dare luogo a reali provocazioni.

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