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Andy Burnham (Ansa)

S’è insediato ieri al numero 10 di Downing Street, nel cuore di Londra, il nuovo primo ministro britannico Andy Burnham, 56 anni, che subentra a Keir Starmer dopo un regolamento di conti interno al partito laburista.

Congedandosi, il premier uscente, che era stato nel 2024 il primo laburista alla guida di un esecutivo dopo 14 anni di guida conservatrice, ha rivendicato: «Lascio un Paese più forte e più equo di due anni fa e assicuro il mio pieno sostegno a Andy Burnham». Prima di recarsi a Downing Street, Burnham è stato accolto da re Carlo III a Buckingham palace, insieme alla moglie, la manager olandese Marie-France van Heel, ricevendo l’incarico di governo. Riconoscendo di dover rilanciare la guida laburista, il neo-premier ha dichiarato: «Non siamo stati abbastanza efficaci. Lo saremo in futuro. Porteremo i cambiamenti maggiori negli ultimi 40 anni. Reindustrializzeremo il Paese». E riferendosi alla caducità dei recenti governi britannici, sei negli ultimi dieci anni: «La Gran Bretagna deve mostrare al mondo che può ritrovare la stabilità».

Ha promesso di attenersi «alle regole di bilancio, ma utilizzando qualsiasi flessibilità all’interno delle stesse». E di lottare contro la povertà: «Tra poco varcherò quella porta alle mie spalle e impartirò il mio primo ordine: porre fine al fenomeno dei senzatetto». Unico rammarico, suo padre Roy, 86 anni, immerso nelle tenebre dell’Alzheimer, «non sa che suo figlio è premier». Fra i prossimi provvedimenti, la nomina di un viceministro per l’Intelligenza artificiale e la ripresa delle trivellazioni del fondo del Mare del Nord alla ricerca di gas e petrolio, finora evitata da Starmer e che guadagnerebbe a Burnham il plauso del presidente americano Donald Trump. Proprio Trump è stato fra i primi statisti esteri a cui il neo-premier ha telefonato. Al presidente ucraino Volodymir Zelensky ha assicurato: «Sarò al fianco dell’Ucraina come lo è stato Starmer». In politica estera, dunque, si conferma la linea che vede la Gran Bretagna guidare, insieme alla Francia di Emmanuel Macron, la coalizione dei «volenterosi» che armano Kiev e si dicono pronti a schierare truppe in Ucraina in caso di cessate il fuoco.

Fra le prime incombenze di Burnham ci sarà la poco ricordata, ma cruciale, stesura della nuova lettera di «last resort», da affidare in quattro copie da lui manoscritte ai comandanti dei quattro sottomarini lanciamissili nucleari classe Vanguard che imbarcano le armi nucleari britanniche. Ogni nuovo primo ministro scrive una sua lettera di «last resort», da conservare in busta chiusa sui sottomarini, mentre quella del predecessore viene distrutta senza essere aperta. Il comandante aprirebbe la busta solo se il sottomarino, in caso di guerra nucleare, non avesse più contatti radio con le gerarchie britanniche o si supponesse che Londra, il governo e i comandi militari siano stati distrutti. Ogni premier inglese è libero di scrivervi i suoi «ultimi ordini» a discrezione, che potrebbero essere, fra le ipotesi, lanciare tutti i missili atomici sul Paese aggressore, navigare verso un paese neutrale, approdare in paesi alleati come Usa, Canada o Australia e mettersi agli ordini delle loro flotte, o di ciò che ne resta, oppure lasciare «carta bianca» al comandante.

Nel tardo pomeriggio Downing Street è stata segnata da un discreto via vai, con il neopremier che ha annunciato le prime nomine. Nella squadra di Burnham, agli Esteri arriva l’ex ministro per la Sicurezza energetica del governo Starmer, Ed Miliband; confermata nel ruolo di ministro dell’Interno, Shabana Mahmood; l’ex segretario ai Trasporti, Louise Haigh, è stato nominato come primo segretario di Stato e cancelliere del Ducato di Lancaster. Ha spiazzato la scelta di John Healey come Cancelliere dello scacchiere. Solo un mese fa si era dimesso come ministro della Difesa: aveva accusato Starmer di non aver investito abbastanza risorse nella Difesa.

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