germania utero affitto
Jens Spahn (Getty Images)

Friedrich Merz sperava che l’estate segnasse l’inizio del rilancio del suo governo. Dopo settimane trascorse a difendere il suo criticato pacchetto di riforme economiche, a gestire una convivenza sempre più difficile con i socialdemocratici e a inseguire un’Afd in costante crescita nei sondaggi, il cancelliere tedesco si ritrova invece costretto a sacrificare uno dei suoi uomini più fidati. Il presidente della Cdu, infatti, ha chiesto le dimissioni del capogruppo dell’Unione al Bundestag, Jens Spahn, dopo che quest’ultimo è diventato padre insieme al marito, il giornalista Daniel Funke, ricorrendo alla maternità surrogata negli Stati Uniti. Una scelta perfettamente legale secondo il diritto americano, ma in aperto contrasto con la linea politica del suo stesso partito, che continua a opporsi con fermezza all’utero in affitto.

Per Merz, ovviamente, il problema non era tanto la vita privata del suo collaboratore, quanto la credibilità della Cdu. Se il principale esponente parlamentare dei cristiano-democratici ricorre personalmente a una pratica che il partito considera eticamente inaccettabile, con quale autorevolezza può continuare a difenderne il divieto? È questa la domanda che negli ultimi giorni ha travolto il cancelliere, inducendolo a chiedere un passo indietro a uno dei dirigenti più influenti della nuova generazione conservatrice.

In Italia, in effetti, Spahn è poco conosciuto, ma in Germania è una figura di primo piano. Eletto al Bundestag ad appena 22 anni, ex ministro della Salute durante la pandemia e considerato a lungo un possibile erede di Angela Merkel, questo autorevole esponente della Cdu è stato uno dei protagonisti della politica tedesca dell’ultimo decennio. La sua carriera, però, è stata accompagnata anche da numerose polemiche. Durante l’emergenza Covid finì infatti al centro di uno scandalo legato all’acquisto di milioni di mascherine a prezzi elevatissimi attraverso procedure straordinarie. Secondo la Corte dei conti tedesca, il ministero accumulò forniture ben superiori al fabbisogno, con un costo di miliardi di euro per le casse pubbliche e milioni di dispositivi successivamente inutilizzati o distrutti. A ciò si aggiunsero le critiche per aver partecipato a una raccolta fondi della Cdu in un periodo in cui il suo stesso ministero invitava i cittadini a evitare riunioni e assembramenti. Spahn, insomma, ha sempre predicato bene, ma ha spesso razzolato male.

Anche sulla maternità surrogata, del resto, Spahn aveva espresso in passato posizioni molto diverse da quelle odierne. Nel 2015 dichiarò alla rivista GQ: «Come omosessuale e cristiano faccio molta fatica ad accettare personalmente l’idea di un utero preso in affitto. Accettare che non diventerò padre in modo naturale richiede una grande dose di umiltà. Non so se ne sarò capace». Undici anni dopo, invece, ha annunciato di essere diventato padre grazie a una madre surrogata negli Stati Uniti.

Intervistato dalla Bild, il politico ha difeso la propria decisione sostenendo di averla presa al termine di un profondo travaglio interiore. «Sono stato a lungo combattuto», ha spiegato, aggiungendo che «da cristiano so che una cosa è la dottrina, un’altra è la vita reale, e che a volte non esistono il bianco e il nero né decisioni semplici». Ha inoltre rivelato di aver informato Merz due settimane prima della nascita del bambino e di aver ricevuto inizialmente le sue congratulazioni. Quando però la vicenda è diventata di dominio pubblico, il cancelliere ha preso rapidamente le distanze dal suo braccio destro, ribadendo che la posizione della Cdu e la legislazione tedesca non sarebbero cambiate.

Le pressioni interne sono aumentate nel giro di poche ore. Il presidente della Cdu del Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Daniel Peters, e la tesoriera della Frauen-Union, Marion Rosin, hanno chiesto apertamente le dimissioni del capogruppo. Critiche sono arrivate anche dal presidente della Senioren-Union, Hubert Hüppe, dall’ex premier dello Schleswig-Holstein, Peter Harry Carstensen, da rappresentanti delle Chiese e dalla storica femminista Alice Schwarzer. Al centro delle contestazioni vi era soprattutto l’accusa di doppia morale: aver aggirato all’estero un divieto che il suo stesso partito continua a difendere in Germania.

Dal punto di vista giuridico, infatti, il caso è molto particolare. La maternità surrogata è vietata in Germania dalla legge sulla tutela dell’embrione del 1990, che proibisce le pratiche mediche finalizzate alla gestazione per altri, mentre un’altra norma vieta qualsiasi attività di intermediazione. Chi ricorre legalmente a una maternità surrogata all’estero, tuttavia, non commette automaticamente un reato secondo il diritto tedesco.

Il nodo, quindi, non è giudiziario ma eminentemente politico. E lo è tanto più perché la Cdu ha recentemente ribadito la propria contrarietà all’utero in affitto: al congresso federale di febbraio, il partito ha confermato il sostegno al divieto vigente, richiamando la tutela della dignità della donna, il rischio di sfruttamento economico e il rifiuto della mercificazione del corpo umano. In questo contesto, la scelta di Spahn è apparsa a molti iscritti incompatibile con il ruolo di guida del gruppo parlamentare.

Nella lettera con cui ha lasciato l’incarico, l’ormai ex capogruppo ha scritto di essersi reso conto che «la mia felicità personale, fondare una famiglia con mio marito e diventare padre, non è compatibile con il mio incarico politico». Per Merz, tuttavia, il danno ormai è fatto. E l’Afd, che sui contorsionismi della Cdu ha costruito buona parte della sua fortuna, sentitamente ringrazia.

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