«Omero ha parlato poco delle donne». La nuova Elena nera insulta l’Odissea
Lupita Nyong'o

Elon Musk, come al solito, l’ha toccata piano. La sua «recensione preventiva» della versione cinematografica dell’Odissea pubblicata l’altro giorno su X suona come una dichiarazione di guerra totale: «Christopher Nolan ha profanato Omero e si è inginocchiato solo per soddisfare le regole woke necessarie per vincere un Oscar. Che verme».

E non è nemmeno la prima volta che il fondatore di Tesla attacca il celebratissimo registra: la diatriba dura più o meno da quando si è saputo che per il ruolo di Elena di Troia era stata scelta l’attrice keniota-messicana Lupita Nyong’o, bella e nerissima. Musk dal primo istante ha accusato Nolan di avere ceduto alle sirene woke nella speranza di fare incetta di premi, e va detto che non ha tutti i torti, anzi. Per quale motivo si dovrebbe stravolgere il classico fondativo della letteratura occidentale inserendo quote etniche ridicole? Già la pessima serie tv Troy, presentando un Achille nero, aveva suscitato risate di compatimento. Da uno dei più grandi registi della storia recente ci si poteva aspettare un minimo di raffinatezza in più o per lo meno di tenuta di fronte alle pressioni politicamente corrette. Lupita Nyong’o, quando le è stato chiesto settimane fa di commentare le polemiche sulla sua presenza sul set, non ha fornito risposte molto convincenti. «Questa è una storia mitologica», ha detto. «Sostengo molto l’intenzione di Chris con questo progetto e la versione di questa storia che sta raccontando. Il nostro cast è rappresentativo del mondo. Non sto passando il mio tempo a pensare a una difesa. Le critiche esisteranno che io le affronti o meno». Sul punto si è invece espresso molto bene Matt Walsh del Daily Wire: «Ci viene detto che non dovremmo obiettare se Elena di Troia viene rappresentata come una donna nera», ha scritto Walsh. «Eppure, se un importante studio di Hollywood producesse un film ambientato in Africa e scegliesse una donna bianca nel ruolo della donna più bella d’Africa, quelle stesse persone farebbero letteralmente rivolte per strada. Se, diciamo, Sydney Sweeney fosse scelta per la parte, sarebbero spinte a una violenza omicida. Lo sappiamo tutti che è così». Difficile dargli torto. Nel testo omerico, l’epiteto che più spesso viene utilizzato per descrivere Elena è «dalle braccia bianche». E non si tratta di un dettaglio da poco: il candore è proprio di Era, madre degli dei, è caratteristica femminile delle più pure.

Del resto, come ebbe a scrivere ormai molti anni fa Silvia Ronchey, «Elena incarna l’eterno Elemento femminile, al quale non si può né si deve resistere, perché l’inattingibile che ci annienta ci strappa alla storia e ci restituisce al fato. Non a caso, nelle intricate genealogie che ci tramandano i mitografi, Elena è sorella di Castore e Polluce, i gemelli che a giorni alterni presidiano l’Olimpo e gli Inferi. Non a caso l’uovo avvolto in un giacinto dal quale Elena nasce non è forse partorito da Leda, come l’uovo d’argento dei Dioscuri, ma da Nemesi. Elena dalle bianche braccia, dal collo di cigno, è insieme candida e duplice, premio e punizione per ognuno dei suoi uomini, per Teseo come per Achille, per Menelao come per Paride e Deifobo». Ebbene, nel film di Nolan le braccia sono nere, nerissime.

E non è solo questo il problema. C’è infatti da aggiungere il fatto non secondario che Lupita Nyong’o si è messa a fare l’attivista durante la promozione del film. Intervistata dal celebre Jake Hamilton, l’attrice ci ha tenuto a fare sapere che cosa direbbe a Omero se avesse occasione di parlargli: «Gli direi: allora, Omero, cosa ne pensi del tempo sullo schermo dedicato a queste donne, considerando quanto poco tempo hai trascorso con loro?». In pratica, la nostra eroina vorrebbe rimproverare il mitico poeta greco per non aver concesso abbastanza spazio alle donne. L’osservazione, oltre che banale, è pure piuttosto stupida, dato che i capolavori omerici ci hanno donato alcune delle più meravigliose figure femminili della storia letteraria, e le donne restano determinanti praticamente ovunque.

Mettersi a smentire le scemenze woke di questo o quel vip, però, è esercizio sterile: il solo fatto che si discuta di tali idiozie è una vittoria dei deliri buonisti. Per altro, può darsi che il lungometraggio di Nolan sia in grado di sbriciolare i nostri dubbi e pure gli attacchi di Musk: fra pochi giorni vedremo che cosa ha prodotto il talentuoso cineasta. Se il film fosse straordinario, però, i cedimenti al pensiero prevalente multiculturale risulterebbero ancora più incomprensibili, soprattutto da parte di un artista che avrebbe non solo il talento ma anche il potere per evitarli.

In tutto ciò, resta comunque una nota decisamente positiva: grazie a Nolan e ai suoi critici (compreso Musk) il cuore della cultura occidentale è tornato al centro della discussione. Si dibatte animatamente di Omero e dell’Odissea, e già questo è un clamoroso passo avanti rispetto agli anni più oscuri del wokismo. Ci consoliamo, dunque, anche se sarebbe stato più piacevole occuparsi più della guerra di Troia e meno di queste guerre sulle puttanate. Pardon: guerre culturali, pare che negli Usa le chiamino così.

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