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Daniele dell'Orco, fondatore della casa editrice Idrovolante (Imagoeconomica)

Perdono il patentino ma non il vizio. L’Associazione italiana editori (Aie) aveva annunciato – con grande gesto di magnanimità – che il vergognoso green pass antifascista inizialmente richiesto per partecipare alla fiera Più libri più liberi sarebbe decaduto. Ma alla fine il lasciapassare ha svolto ugualmente la sua funzione: gli editori di destra sono stati epurati lo stesso. Fatti fuori tramite il più feroce e spietato potere tirannico: la burocrazia.

Passaggio al bosco, casa editrice che all’ultima edizione della rassegna aveva fatto saltare le coronarie ai progressisti e a Zerocalcare, è stata esclusa perché avrebbe fatto richiesta fuori tempo massimo. Idrovolante – nel mirino da quando il fascistologo di Repubblica Paolo Berizzi l’aveva inserita nella lista nera – è stata respinta con motivazioni ancora più ridicole.

Le case editrici selezionate sono circa 300. Ma, secondo la nota ufficiale dei vertici della fiera, «non è stato possibile accogliere 34 richieste, a fronte di un numero complessivo di domande superiore alla capienza massima della Fiera». Sono state incluse le case editrici Settecolori e Liberilibri che non avevano firmato la dichiarazione forzata di antifascismo. E alla fiera saranno presenti pure marchi destrorsi come Eclettica e Giubilei Regnani. Ma gli editori dello scandalo, quelli per cui tutta la pantomima antifa era stata montata, non ci saranno.

«Stamattina abbiamo appreso, solo a mezzo stampa, che l’Aie ci avrebbe escludo da Più libri più liberi 2026 perché, in otto anni, abbiamo sempre partecipato come ospiti, cioè condividendo lo stand con altri editori che invece sono stati ammessi», spiega un incredulo Daniele Dell’Orco, responsabile di Idrovolante. «L’Aie può accettare qualcuno e non altri, ovviamente, ma non ci aveva mai esclusi. Dopo la sollevazione che c’è stata anche contro di noi da parte degli intellettuali di sinistra, gli stand in compartecipazione sono stati proibiti. E non è un caso. Evidentemente, il fronte dei censori aveva imposto alla direzione due condizioni chiare: via Idrovolante e via Passaggio al bosco. Le nuove norme sono state studiate proprio a tale scopo. Essendo Idrovolante presente da anni, ritengo gravissimo che questa esclusione sia arrivata solo dopo le polemiche dello scorso anno, che inizialmente non ci riguardavano nemmeno. Poi qualcuno deve aver pensato che potesse essere l’occasione per far fuori non solo i nuovi partecipanti come Passaggio al bosco, ma anche i mal tollerati come noi. È molto chiaro: si è trattato di un regolamento di conti».

Un regolamento studiato con raffinatezza, almeno nella seconda fase. Dopo essere stati costretti nella passata edizione a tollerare la presenza degli odiati nemici ideologici, quest’anno i maestrini del pensiero italico hanno pensato bene di tentare il colpo grosso: hanno richiesto tra le condizioni per essere ammessi alla fiera una dichiarazione di antifascismo assurda, antidemocratica e liberticida. Il risultato è stato che anche a sinistra qualcuno si è sdegnato per quella trovata idiota. Sul tema è intervenuta addirittura la presidente del Consiglio. Ma la botta decisiva l’ha probabilmente data – condannando il patentino – Giuseppe Iannaccone, presidente del Centro per il libro e la lettura, cioè una delle istituzioni che finanziano con denaro pubblico Più libri più liberi. Quando si è cominciato a parlare di fondi che avrebbero potuto essere revocati, casualmente, l’Associazione editori – pur con tutta calma – ha fatto sapere che il patentino non valeva più. E anche noi abbiamo apprezzato la decisione, ma non ci siamo fatti grandi illusioni: infatti, come sospettavamo, un modo per escludere i marchi sgraditi lo hanno trovato comunque. Ed è un modo perfido ed efficace, perché molto difficile da contestare, dato che maschera la censura dietro i cavilli.

«Dopo l’enorme polemica dello scorso anno e il cambio al vertice dell’organizzazione della fiera ci aspettavamo un cambiamento radicale che andasse in qualche modo verso la repressione del dissenso», dice Marco Scatarzi di Passaggio al bosco. «Le tante frange della sinistra radicale che stanno all’interno della fiera hanno fatto evidentemente presente il loro interesse: epurare tutti coloro, Passaggio al bosco in testa, che non erano graditi. E per fare questo sono state riscritte le regole, principalmente attraverso tre provvedimenti. Il primo è stato l’introduzione del patentino antifascista. Il secondo ha riguardato la restrizione degli spazi, cosa che va colpire principalmente gli ultimi arrivati, tra cui noi. Il terzo e ultimo è stato l’istituzione di una commissione che valuta le richieste di partecipazione caso per caso, senza più considerare l’ordine di prelazione. Tutte queste modifiche hanno consentito di non fare accedere alla fiera chi non era gradito».

Passaggio al bosco, nei fatti, è stata eliminata grazie a un effetto collaterale del patentino: «C’è chi ha presentato la domanda senza sottoscrivere la clausola antifascista», dice Scatarzi. «E c’è chi, come noi, si è rifiutato in toto di sottoscrivere quel modulo perché lo riteneva totalmente idiota e ha atteso che l’organizzazione del festival decidesse che cosa fare. Quando è stata annunciata la volontà di ritirare la clausola, noi abbiamo inviato la domanda, ma ovviamente erano scaduti i termini. È un po’ come dire: ho una graduatoria per le case popolari, la graduatoria non va più bene, però assegno comunque gli alloggi in virtù di quella. È una contraddizione in termini. La marcia indietro sulla clausola dell’antifascismo era esclusivamente utile ad assicurarsi fondi pubblici e a evitare la polemica politica. Ma sono comunque arrivati all’obiettivo che si erano prefissati».

Non solo l’obiettivo dell’epurazione lo hanno raggiunto, ma a ben vedere i vertici della fiera letteraria romana non hanno mai realmente rinnegato il patentino. Anzi, ieri ne hanno perfino rivendicato le ragioni. A riguardo la nota ufficiale degli editori è farraginosa ma chiara: «Le reazioni suscitate nei giorni scorsi dalla dichiarazione con cui la Fiera ha richiamato i valori antifascisti, nel quadro dei principi sanciti dalla Costituzione, hanno evidenziato come un messaggio, che nelle intenzioni degli organizzatori voleva richiamare un patrimonio comune di valori, sia stato invece interpretato da alcuni come una posizione diversa da quella che si intendeva esprimere. Questa circostanza ha rappresentato un’occasione di riflessione sul modo in cui il messaggio è stato percepito, ma non modifica in alcun modo i principi ai quali la Fiera continua a ispirarsi e che ne guidano da sempre l’identità e l’azione». Tradotto, questo testo significa: la storia del patentino ci è sfuggita di mano, e ha fatto troppo casino. Dunque, abbiamo dovuto abbassare le penne. Ma non crediate che le nostre idee siano cambiate, anzi.

Tutto molto sgradevole, ma per niente inatteso. Così funziona il patetico mondo culturale italiano. A questo punto ci sarebbero soltanto due vie da percorrere. La prima sarebbe la revisione totale dei finanziamenti alla fiera da parte del ministero della Cultura e di tutti gli enti a esso collegati: chi di burocrazia ferisce, di burocrazia dovrebbe partire. La seconda via è persino più semplice da percorrere: tutti gli editori onesti, intelligenti e veramente liberi dovrebbero esporre nel proprio stand i libri di Idrovolante e Passaggio al bosco. Sarebbe un piccolo segno di libertà in un ambiente dominato da vigliacchi, saprofiti e rettili.

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