Il Parisi antinucleare è da Nobel per l’autogol
Giorgio Parisi (Ansa)

Il 7 luglio scorso l’ottava commissione del Senato ha audito sul tema della delega al governo in materia di energia nucleare il premio Nobel per la Fisica 2021, Giorgio Parisi. Secondo il professore, il nucleare è costoso e inciderebbe poco sui consumi, mentre il fotovoltaico costa poco e l’Italia dovrebbe puntare su questo perché baciata dal sole. Si è notato il tono critico verso il governo, sintetizzato nella chiusura: «Se non fosse una tragedia, Shakespeare avrebbe già pronto un titolo per questo disegno di legge: molto rumore per nulla».

L’intervento di un premio Nobel in una commissione parlamentare è certo un evento; infatti, molta è stata l’attenzione rivolta a una attività, l’audizione in Aula, che solitamente viene ignorata dai media. Tuttavia, siamo forse tra i pochi che non hanno potuto fare a meno di notare, nelle dichiarazioni dell’audito, una serie di lievi imprecisioni relative alla realtà dei sistemi elettrici, che chiaramente non sono il campo d’elezione di un fisico teorico (per quanto premiatissimo).

Inizialmente, Parisi ha giustamente distinto i consumi di energia totali da quelli di energia elettrica, fornendo i numeri relativi al totale dell’energia consumata in Italia, cioè l’energia primaria. Sul totale di energia consumata in Italia annualmente, circa 100 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, l’energia elettrica rappresenta appena il 22% dei consumi finali. Il restante 78%, ha detto in sintesi Parisi, «usa combustibili», ovvero gas, petrolio e prodotti raffinati, e non energia elettrica.

«Il nucleare produce esclusivamente energia elettrica, quindi stiamo discutendo di una tecnologia che può incidere su poco più di un quinto del problema energetico nazionale», ha quindi concluso. L’affermazione, però, è imprecisa. Una centrale nucleare non produce elettricità in modo diretto, bensì calore, poi trasformato in energia elettrica attraverso un ciclo termico. Quel calore può essere impiegato anche per teleriscaldamento, processi industriali, desalinizzazione o produzione di idrogeno.

Ma andando oltre il dettaglio, l’argomento utilizzato per smontare il nucleare in realtà è una valida ragione per opporsi allo sviluppo forzato del fotovoltaico. Quando si celebrano i grandi numeri dell’energia prodotta da fonti rinnovabili, infatti, si fa riferimento alla quota di energia elettrica, non di energia primaria. Sappiamo che a maggio il fotovoltaico ha prodotto circa 6 TWh, pari a circa il 5,3% del totale di consumo energetico del Paese. Dunque, anche il contributo del fotovoltaico in realtà è di pochi punti percentuali. Al contrario, poi, è il fotovoltaico a produrre davvero solo energia elettrica e non calore utile.

Peraltro, l’argomento della scarsa incidenza dei consumi elettrici sul totale dei consumi energetici è fallace nel contesto attuale. Obiettivo principale dell’Unione europea, sbandierato e declamato in ogni occasione, è infatti l’elettrificazione dei consumi proprio per eliminare l’uso di combustibili. È il cuore del Green deal. Questo vuol dire che si vuole far crescere il consumo elettrico e diminuire il consumo da altre fonti primarie. Limitare il contributo potenziale del nucleare all’attuale quota dell’elettricità sui consumi finali significa assumere che il sistema energetico resti fermo, proprio mentre la politica europea punta ad aumentare il peso dell’elettricità nei trasporti (l’auto elettrica), negli edifici (pompe di calore, piastre a induzione) e nell’industria (forni e motori elettrici). La relazione che Parisi ha letto in audizione ignora dunque un elemento di attualità fondamentale.

Sul tema dei costi, Parisi ha poi detto: «Il costo livellato dell’energia per fotovoltaico su scala industriale si aggira tra i 35 e i 50 dollari/MWh, mentre per il nucleare di nuova costruzione il rapporto Lazard cita un costo tra 140 e 220 dollari/MWh, costo tutto compreso». In realtà, il prezzo per il fotovoltaico delle prime aste Fer X transitorio nel Nord Italia è stato di 66,8 €/MWh, e per la prossima tornata il prezzo sarà più alto. Se il fotovoltaico fosse tanto conveniente, però, occorrerebbe chiedersi perché servono le aste di Stato per assegnare contratti per differenza, dove lo Stato garantisce un prezzo fisso per 20 anni.

Numeri a parte, qui il fisico compie un errore metodologico, comune da parte di osservatori non specialisti, ovvero utilizzare il costo livellato dell’energia elettrica (Lcoe) per confrontare le fonti. Tra l’altro, utilizzando i numeri forniti da Lazard, una banca d’affari competente in investimenti ma per nulla, in quanto banca, in sistemi elettrici. Il Lcoe è una misura finanziaria che serve agli investitori per sapere a quale prezzo minimo dovranno vendere la loro energia per rientrare dell’investimento in 20 o 25 anni. Serve solo a questo. Lcoe ignora invece, per sua natura, tutti i costi relativi all’integrazione delle fonti in un sistema elettrico. La rigidità del fotovoltaico, che produce al massimo nelle ore centrali del giorno e zero di sera e notte, comporta dei costi (accumuli, reti, bilanciamento, inverter per inerzia sintetica, compensatori sincroni) che aumentano all’aumentare della penetrazione del fotovoltaico nel sistema elettrico. Lcoe è una misura già ampiamente screditata (vedi gli studi di Lion Hirth ed altri già nel 2012) e il dibattito sui costi dell’energia è molto più avanti di così.

Insomma, non è detto che un fisico teorico debba conoscere nel dettaglio i sistemi ed i mercati elettrici, in questo non c’è niente di male. Per chi ascolta, l’importante è non considerare un oracolo chi nella vita si è occupato, in maniera brillante, di tutt’altro.

Da non perdere

Pensiero unico

Chi sogna i neri in Nazionale pensa da razzista

Cazzullo, sul «Corriere», spinge la disastrata Italia del pallone a emulare la grande Francia innervata dai figli dell’immigrazione. Ma qui la retorica dell’inclusione cede alla discriminazione biologica: sfruttare la genetica degli atleti di colore per tornare al top.

Povera Roccella, inondata di insulti
Pensiero unico

Povera Roccella, inondata di insulti

Sono ore di angoscia senza fine quelle che sta vivendo il ministro per la Famiglia, Eugenia Roccella. Da sabato suo marito Luigi Cavallari, ingegnere di 84 anni, professore universitario stimato e figura da sempre lontana dai riflettori, è disperso nelle…

«I green pass sono totalitari e dividono le persone»
Pensiero unico

«I green pass sono totalitari e dividono le persone»

Ginevra Cerrina Feroni è giurista, docente di Diritto costituzionale Italiano e Comparato all’Università di Firenze, ed è vicepresidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Ha appena pubblicato un saggio estremamente interessante intitolato Il pensiero conforme. Per una critica…