La morte di due militari americani nella base di Muwaffaq, in Giordania, a causa dei raid iraniani di rappresaglia per le incursioni americane sull’Iran, s’è aggiunta ai moventi dei nuovi attacchi, oltre alla riapertura dello stretto di Hormuz e alla neutralizzazione del programma nucleare iraniano.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha definito «molto triste» la morte dei militari, aggiungendo che vorrebbe estendere all’Iran le leggi sulle sanzioni alla Russia. Ricordando il defunto senatore Lindsey Graham, ha scritto su Truth: «I repubblicani dovrebbero aggiungere l’Iran al disegno di legge sulle sanzioni alla Russia. Lo voleva fare Lindsey, stava per succedere». Ieri, dopo l’ottava ondata quotidiana consecutiva di attacchi sull’Iran, il comando statunitense Centcom ha affermato che «sono state colpite le unità militari iraniane che hanno attaccato la base giordana». Caccia F35 e missili americani hanno colpito infrastrutture, porti e basi a Bandar Abbas, ma anche «strutture di sorveglianza costiera e difesa aerea, mezzi navali e arsenali di missili e droni» nell’isola di Qeshm, sullo stretto. Un’analisi pubblicata ieri da Al Jazeera ha definito Qeshm la «portaerei inaffondabile» di Teheran, base di battelli lanciamissili e posamine e sede di una «città sotterranea» che cela missili e droni. Altro bersaglio degli americani è stata la centrale nucleare di Darkhovin, ancora in costruzione. L’Agenzia internazionale dell’energia atomica, Aiea, ha assicurato che «l’impianto si trova ancora nelle primissime fasi di costruzione e, al momento dell’ultima ispezione dell’Aiea, non conteneva materiale nucleare». L’Iran ha reagito con droni e missili su basi americane in Kuwait, colpendo un deposito di munizioni a Camp Al Adiri e sistemi Patriot e radar di difesa aerea alla base di Ali Al Salem. Quattro missili dei pasdaran sono stati segnalati sulla Giordania, con obbiettivo il porto di Aqaba, sul Mar Rosso, ma i militari di Amman ne hanno intercettati tre, mentre il quarto ha impattato una zona desertica.
I pasdaran hanno fermato quattro navi che tentavano di passare lo stretto di Hormuz, specificando che due di esse sarebbero state «coinvolte in incidenti», senza specificare se eventualmente colpite da spari di avvertimento iraniani. I pasdaran dicono che le navi, cariche di gas, petrolio e fertilizzanti, tentavano di passare dopo aver spento gli apparati di navigazione per non farsi tracciare e ignorando gli avvertimenti radio. L’Iran avrebbe abbattuto un drone americano MQ-9 Reaper in volo su Ahvaz, nel Khuzestan. Plausibile, essendo l’MQ-9 un bersaglio ingombrante, con 20 metri di apertura alare e 11 metri di lunghezza, e relativamente lento, non più di 480 km/h. Dal comando supremo iraniano «Khatam al-Anbiya», il comandante Ali Abdollahi, minacciava «una risposta decisiva e devastante» ai raid. Da giorni gli iraniani minacciano una loro escalation, evocando «l’ora X». C’è chi sostiene, come l’esperto iraniano Mahdi Khanalizadeh e l’ex ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki, che truppe iraniane potrebbero tentare un’incursione terrestre in Kuwait per occupare basi americane come Camp Buehring, Camp Arifjan, o la base aerea Ali Al Salem, allo scopo di fare prigionieri militari Usa e portarli in Iran. Piano arduo, forse fattibile solo con agili squadre di commandos infiltrate via mare e che potrebbe essere per Teheran una ritorsione nel caso gli americani tentino di occupare l’isola di Kharg con marines e paracadutisti.
Certo è che l’attuale ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha rivelato che il piano iraniano per bloccare lo stretto di Hormuz «era stato pianificato prima della guerra come risposta all’uccisione della Guida suprema Alì Khamenei» e che «abbiamo avvertito un leader regionale (senza indicarlo, ma potrebbe trattarsi del turco Recep Erdogan, nda.) che avremmo lanciato attacchi di rappresaglia sulle basi americane nella regione e che in caso di attacchi alle nostre strutture petrolifere nessun altro nella regione avrebbe potuto esportare petrolio». Araghchi ha anche sostenuto che «la falla di sicurezza che ha permesso di uccidere la guida Khamenei esiste ancora». Forse per questo, la rete saudita Al Hadith ha ipotizzato ieri che la nuova Guida, il figlio di Alì, Mojtaba Khamenei, svanito dalla scena pubblica, «non si trovi in Iran» e che «i suoi messaggi siano scritti dai pasdaran».
Dal canto suo, Israele, per bocca del ministro della Difesa Israel Katz, e del capo di Stato maggiore, generale Eyal Zamir, ha ammonito Teheran di essere pronta a riprendere le incursioni aeree in caso missili iraniani fossero lanciati sullo stato ebraico. Israele, tuttavia, aveva ieri da preoccuparsi per la marcia dei coloni israeliani del movimento Nachala, che pretendono di tornare a occupare insediamenti nella Striscia di Gaza, come prima del 2005, quando Israele decise il ritiro totale di soldati e insediamenti ebraici dalla Striscia. Appoggiato da ministri di ultradestra, come Shlomo Karhi, Itamar Ben Gvir, Bezalel Smotrich e Nir Barkal, il corteo ha sfondato un posto di blocco dell’esercito ebraico lungo la fascia interdetta attorno ai confini di Gaza.
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