Ankara punta a consolidare la propria influenza sul continente africano. La settimana scorsa, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha ricevuto l’omologo sudanese, Mohieddin Salem.
«Abbiamo dichiarato che continueremo a sostenere gli sforzi per risolvere il conflitto nel Paese; a proseguire il nostro lavoro per soddisfare i bisogni umanitari dei nostri fratelli e sorelle sudanesi; e a mantenere la nostra assistenza allo sviluppo durante il processo di ricostruzione del Sudan», ha affermato Fidan.
«Manterremo la nostra posizione di principio a sostegno della preservazione dell’indipendenza, della sovranità, dell’unità e dell’integrità territoriale del Sudan, con il quale condividiamo legami storici e profondi, e continueremo ad approfondire le nostre relazioni sulla base del rispetto reciproco e di una partnership paritaria», ha aggiunto, precisando anche di aver discusso con Salem della situazione complessiva nel Corno d’Africa, di Mar Rosso e di relazioni bilaterali.
«Con l’avanzata delle nostre truppe sul terreno, siamo più vicini alla pace in Sudan, e questo getterà le basi per una maggiore cooperazione strategica nella ricostruzione del Sudan», ha invece dichiarato il ministro degli Esteri sudanese. «Pertanto, la tecnologia e l’esperienza della Turchia e delle aziende turche in diversi settori saranno parte integrante della ricostruzione del Sudan», ha continuato, per poi concludere: «Quindi, la Turchia è un alleato strategico del Sudan, e sarà uno dei primi Paesi a intervenire in Sudan nei prossimi anni».
Non solo. Nell’occasione, i due ministri hanno anche firmato un memorandum d’intesa che, secondo il Sudan Tribune, è finalizzato a «potenziare la formazione diplomatica e lo scambio di competenze tra i rispettivi istituti dei ministeri degli esteri».
Il peso strategico del Mar Rosso e del Corno d’Africa
Insomma, la Turchia ha tutta l’intenzione di svolgere un ruolo nella crisi sudanese per aumentare la propria influenza complessiva sul continente africano. Non dimentichiamo che, negli ultimi due anni, Recep Tayyp Erdogan si è intestato il ruolo di mediatore tra Somalia ed Etiopia. D’altronde, non è un mistero che il presidente turco voglia rafforzare la proiezione geopolitica di Ankara nei confronti del Golfo di Aden e del Mar Rosso: aree strategiche che stanno diventando sempre più cruciali, soprattutto a seguito del blocco marittimo recentemente decretato dagli Huthi ai danni dell’Arabia Saudita.
È quindi in tal senso che Erdogan ha tutto l’interesse affinché l’Africa nordorientale si mantenga il più stabile possibile. Senza dimenticare che la forza politico-diplomatica del sultano è notoriamente quella di giocare su più tavoli contemporaneamente.
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