idf lettera trump
L'ex viceministro della Difesa israeliano Matal Vilnai (Getty Images)

Si teme per l’escalation in Cisgiordania, dove da giorni s’è innescato il non infrequente circolo vizioso fra azioni dei coloni ebrei estremisti contro i villaggi palestinesi, reazioni dei palestinesi e successivo intervento dei militari israeliani a sostegno dei primi. Tanto che, nell’imminenza dell’incontro di oggi fra il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, un gruppo di ex-militari, funzionari di sicurezza e diplomatici israeliani ha scritto una lettera a Trump, chiedendogli di intervenire sul premier.

La lettera è firmata da 600 ex-ufficiali, fra cui l’ex vicecapo di Stato Maggiore, e politico laburista, il generale Matan Vilnai, ed è stata mandata anche agli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. Gli ufficiali formano il gruppo Commanders for Israel’s security e scrivono: «Se non fermata immediatamente, l’escalation di terrorismo ebraico in Giudea e Samaria (cioè la Cisgiordania, ndr), accanto all’indebolimento dell’Autorità palestinese, minaccia di infiammare la regione, compromettere la sicurezza di Israele e vanificare sia il piano Trump per Gaza sia qualsiasi possibilità di estensione degli Accordi di Abramo». Proseguono: «Nella nostra valutazione professionale, lei (Trump, ndr) ha la possibilità di fermare questo disastro e speriamo che invii un messaggio deciso in questo senso durante il suo incontro con il premier. Le lezioni dell’attacco a sorpresa del 7 ottobre devono essere applicate ora, prima che si verifichi la prossima catastrofe». Parole rincarate da un altro ex-vice capo di Stato Maggiore dell’esercito, Yair Golan, oggi leader del partito I democratici: «L’attuale governo sta creando una realtà pericolosa per i soldati israeliani, gli agenti di polizia e i cittadini israeliani. Alla base c’è il totale non curarsi del terrorismo ebraico in tutta la Cisgiordania. Oltre 100 avamposti illegali si sono moltiplicati durante il mandato di questo governo come funghi. Occorre una soluzione politica, non solo di forza».

Coloni ebrei estremisti avevano già incendiato due moschee a Qusra, a Sud di Nablus, e a Kur, a Sud di Tulkarem. Poi hanno incendiato un camion e attrezzature a Beita, a Sud di Nablus. Altri coloni hanno assalito una casa palestinese a Talfit, cercando di incendiarla e imbrattandone i muri con minacce. Si leggeva «Benayahu, vendetta» riferendosi a Benayahu Mellet, l’ebreo della colonia di Havat Gilad, ucciso venerdì nel villaggio palestinese di Tell quando lui e altri coloni armati vi avevano fatto irruzione. C’era anche la scritta «Saluti a Bluth», forse il generale israeliano Avi Bluth. Truppe israeliane hanno demolito edifici a Nilin, a Ovest di Ramallah, e a Jenin, presso la stazione di Arraba, dove, stando ad Al Jazeera, «hanno fatto irruzione con tre bulldozer militari, supportati da fanteria e veicoli militari». A Qalqilya, le truppe hanno setacciato i quartieri di Kafr Saba e Al-Naqar, fermando quattro persone. A Nablus sono stati arrestati otto palestinesi. Secondo un comunicato congiunto di esercito, polizia e controspionaggio Shin Bet, quattro palestinesi sono stati arrestati per aver rubato l’arma a un soldato israeliano a Susiya, vicino Hebron. Anche sul confine con la Siria estremisti ebrei creano caos. Ieri l’esercito israeliano ha arrestato due coloni del gruppo «Pionieri del Bashan» che avevano traversato illegalmente il confine dal monte Hermon, vagheggiando colonie in territorio siriano. L’esercito di Israele ha, dalla caduta di Bashar el Assad nel dicembre 2024, allargato la sua zona d’occupazione in Siria meridionale oltre il Golan. E ieri ha compiuto incursioni nei villaggi di Daraa e Quneitra, perquisendo case. Nella Striscia di Gaza, a Deir el Balah, le truppe ebraiche hanno ieri ucciso Wael Musa Khaled Ladawi, capo della Sicurezza interna di Hamas nella zona centrale della Striscia.

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