Gli Stati Uniti vedono avvicinarsi la possibilità di un’intesa con l’Iran per la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre sul piano militare emergono nuovi interrogativi sulla capacità dell’esercito americano dopo cinque mesi di guerra.
Sullo sfondo restano le tensioni regionali, le rivendicazioni degli Huthi e un nuovo retroscena sulla leadership iraniana che alimenta i dubbi attorno alla figura della Guida suprema Mojtaba Khamenei.
I negoziati tra Iran e Stati Uniti
A indicare un possibile passo avanti nei negoziati è stato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. Alla Cnbc ha dichiarato che Washington potrebbe raggiungere con Teheran un accordo «oggi o domani» per consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz. «Stiamo parlando con gli iraniani e diverse navi stanno già uscendo dallo Stretto», ha affermato, prevedendo una stabilizzazione dei prezzi dell’energia e un conseguente rialzo dei mercati.
Il Qatar ha dichiarato di sostenere gli sforzi di mediazione dell’Oman e si è detto fiducioso che un accordo possa essere raggiunto «nelle prossime ore o nei prossimi giorni». Il portavoce del Ministero degli Esteri, Majed al-Ansari, ha precisato che non sono in corso negoziati diretti, ma che i mediatori continuano a scambiarsi le bozze dell’intesa. Doha ha inoltre ribadito che lo Stretto di Hormuz deve essere riaperto e garantire la libertà di navigazione.
L’ipotesi di una missione europea nello Stretto
Teheran starebbe valutando la possibilità di autorizzare le forze navali di alcuni Paesi europei a partecipare alle operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz. Lo riferisce Bloomberg, citando fonti diplomatiche, secondo cui questa apertura potrebbe rientrare in un più ampio accordo sulla riapertura della rotta marittima e contribuire a favorire i negoziati in corso tra Iran e Stati Uniti.
Le tensioni militari tra Washington e Teheran
Sul piano militare, Reuters riferisce che gli Stati Uniti avrebbero impiegato gran parte dei missili Atacms e PrSM durante il conflitto con l’Iran, riducendo sensibilmente le scorte iniziali del Central command e ricorrendo a trasferimenti da altri teatri operativi. Il Pentagono, però, smentisce qualsiasi criticità, assicurando di disporre di tutte le capacità necessarie per eventuali nuove operazioni.
Da Teheran Ebrahim Rezaei, membro della Commissione parlamentare per la Sicurezza nazionale, sostiene che «il potere della Repubblica islamica e del fronte della resistenza è aumentato rispetto a sei mesi fa» e che gli avversari «non possono lanciare un attacco su vasta scala contro l’Iran», avvertendo che qualsiasi nuovo errore provocherebbe una risposta ancora più dura. Il presidente Masoud Pezeshkian ha smentito le indiscrezioni sulle sue dimissioni. «Resterò al mio posto per mantenere le promesse fatte al popolo». Ha inoltre ribadito che l’Iran difenderà i propri confini ma «non intende estendere la guerra né prolungarla».
Il retroscena su Mojtaba Khamenei e gli Huthi
Sulla leadership iraniana emerge però un retroscena destinato a far discutere. Secondo Iran international, il presunto incontro tra Pezeshkian e la nuova Guida suprema Mojtaba Khamenei sarebbe durato pochi minuti e si sarebbe svolto completamente al buio. Il presidente, accompagnato in un luogo segreto di Teheran, non avrebbe potuto vedere né stringere la mano al proprio interlocutore. Una ricostruzione che contraddice la versione fornita dallo stesso Pezeshkian e alimenta i dubbi sulla sorte della nuova Guida suprema.
Sul piano regionale, gli Huthi hanno rivendicato un attacco con drone vicino all’aeroporto saudita di Najran. A Gaza, Hamas ha chiesto chiarimenti sulle dichiarazioni del Board of Peace riguardo al disarmo del movimento e al ritiro israeliano dalla Striscia.
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