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Il presidente della giunta militare del Niger, Abdourahamane Tiani (Getty Images)

Il generale Abdourahamane Tiani, leader della giunta militare al potere in Niger, ha accusato ancora una volta il presidente francese Emmanuel Macron di essere l’ideatore degli attacchi all’aeroporto della capitale nigerina.

In una lunga e accorata intervista alla televisione nazionale, Tiani ha dichiarato di avere le prove, senza però mostrarle, del diretto coinvolgimento della Francia nei due attacchi allo scalo internazionale della capitale Niamey. L’uomo forte del Niger ha negato che si tratti di attacchi da parte di gruppi terroristici locali, che descrive come dei «rubagalline» incapaci di organizzare un’offensiva del genere. Tiani parla di 12.000 uomini, organizzati su moto e pick-up, armati e addestrati: un’eventualità impossibile per i piccoli gruppi fondamentalisti che agirebbero nel suo Paese.

Emmanuel Macron viene citato una decina di volte nell’intervista come il peggior nemico del Niger, del Sahel e di tutti gli africani, nonché come la persona che avrebbe giurato che, se la Francia non avesse comandato, non ci sarebbe mai stata la pace.

Le accuse del Niger contro Macron e la Francia

L’aeroporto Diori Hamani è stato attaccato una prima volta a gennaio e una seconda a giugno, dimostrando come la sicurezza interna della nazione africana fosse totalmente inadeguata. Nel secondo attacco, ha continuato il generale, Macron avrebbe personalmente ordinato di distruggere tutto e uccidere tutti i passeggeri: accuse gravissime, reiterate più volte nel corso di questi mesi. Il ministero degli Esteri di Parigi respinge da tempo queste accuse, bollandole come assurde e ignominiose.

Nell’intervista Abdourahamane Tiani ha attaccato anche l’Unione europea e tutto l’Occidente, indicando gli Stati Uniti come la nazione interessata a espandere il proprio controllo su una regione chiave come il Sahel. Durante il confronto televisivo, nel quale il giornalista non ha fatto altro che annuire continuamente, Tiani ha parlato di campi di addestramento con istruttori francesi e addirittura di un intervento dell’intelligence di Parigi per arruolare i terroristi dello Jnim (Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani), la branca locale di al Qaeda. Un’operazione enorme, pianificata da mesi, che punterebbe a riprendere il controllo dell’uranio di cui Parigi ha bisogno per alimentare le proprie centrali nucleari.

Le schermaglie fra le nazioni appartenenti all’ormai ex Françafrique sono molto frequenti, ma il leader nigerino spicca sempre per aggressività nei confronti dell’ex madrepatria. Tiani ha concluso il suo monologo dicendo che oltre 4.000 soldati stranieri erano stati cacciati via e che soltanto chi poteva davvero essere utile al Niger sarebbe potuto rimanere.

Il ruolo dell’Italia e la presenza militare a Niamey

Alla base dell’aeroporto di Niamey resta un importante distaccamento di militari italiani, fra le 300 e le 400 unità, che addestrano i paracadutisti e le forze speciali. L’Italia non viene mai citata nel discorso del presidente della giunta, che però ha pubblicamente più volte ringraziato il contributo militare di Roma, definendolo disinteressato e altamente professionale. I nostri ragazzi si sono trovati per ben due volte in una situazione pericolosa durante gli attacchi all’aeroporto, ma non sono mai stati coinvolti e sono sempre rimasti in una zona di sicurezza all’interno della base.

Il Niger, come il Mali e il Burkina Faso, ormai da anni risponde direttamente a Mosca tramite i mercenari dell’ex Wagner Group, che però non si sono dimostrati in grado di aiutare gli eserciti nazionali a difendersi dall’incombente minaccia jihadista. L’Europa e l’Occidente in generale restano al momento tagliati fuori, ma se vogliono avere una possibilità in Africa centrale devono puntare sull’Italia, che vanta ancora credibilità e rispetto anche in un’area così complicata come quella saheliana.

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