Per l’Iran la tregua è solo «in coma». Trump minaccia raid sull’Oman

Lo scontro tra Iran e Stati Uniti assume toni sempre più duri. I quotidiani iraniani vicini alle posizioni più intransigenti hanno dato grande risalto alla promessa di ricompense per chi riuscirà a uccidere o catturare militari americani.

Taglie sui soldati USA e propaganda

Hamshahri ha dedicato gran parte della prima pagina all’iniziativa attribuita a un alto comandante dell’esercito, accompagnandola con l’immagine di un soldato statunitense afferrato da una mano con i colori iraniani.

Secondo il giornale, la cattura o l’eliminazione di un «invasore americano» verrebbe premiata con tre miliardi di toman. Per le donne capaci di compiere la stessa azione, la somma sarebbe doppia.

Anche Kayhan ha rilanciato la notizia, indicando una taglia equivalente a circa 30.000 dollari. Il quotidiano sostiene inoltre che Washington sarebbe stata sconfitta nel conflitto e dovrebbe accettare diverse condizioni per ottenere la fine delle ostilità.

Il piano riservato di Teheran

Dietro la propaganda, secondo il Wall street journal, Teheran avrebbe predisposto un piano riservato in vista di un’ulteriore escalation contro Stati Uniti e Israele.

Pur partecipando ai colloqui diplomatici, alcuni settori della dirigenza iraniana avrebbero lavorato per rafforzare le capacità militari del Paese e aumentare il prezzo politico ed economico di una prosecuzione della guerra.

Il memorandum firmato a giugno con Washington, scaduto ieri, non sarebbe stato considerato la conclusione definitiva del confronto.

Per l’ala più oltranzista del regime avrebbe rappresentato soltanto una tregua utile a organizzare la fase successiva e a contenere gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz sull’economia mondiale. Alcuni dirigenti avrebbero inoltre deciso fin dall’inizio di non applicare integralmente gli impegni sottoscritti.

Smentiti i contatti segreti a Erbil

Teheran ha respinto le indiscrezioni su presunti contatti riservati con Washington a Erbil, diffuse dal giornalista di Axios Barak Ravid.

Il portavoce della diplomazia iraniana, Esmaeil Baqaei, ha definito «completamente inventata» la notizia di un incontro segreto, liquidando le altre ricostruzioni come «un espediente mediatico» e un’operazione di guerra psicologica finalizzata a provocare divisioni nei centri decisionali della Repubblica islamica.

Baqaei ha anche assicurato che la squadra incaricata dei negoziati conserva la fiducia di tutte le istituzioni iraniane, comprese quelle della difesa. Il portavoce ha inoltre escluso l’ingresso di un nuovo mediatore nelle relazioni con gli Stati Uniti, dopo le notizie su un intervento del presidente del Kurdistan iracheno, Barzani, presso i Pasdaran.

A suo giudizio, il vero problema non è la carenza di intermediari: Pakistan e Qatar stanno già provando a facilitare il dialogo, mentre alcuni governi europei hanno manifestato la propria disponibilità. Le difficoltà deriverebbero piuttosto dalla visione americana, da valutazioni sbagliate e dal ricorso a strategie già rivelatesi inefficaci.

L’accordo sullo Stretto di Hormuz e le minacce all’Oman

L’Iran ha intanto annunciato un’intesa con l’Oman sul passaggio delle imbarcazioni attraverso Hormuz. L’accordo stabilirebbe le rotte da seguire, con ingresso vicino alle coste iraniane e uscita sul versante omanita.

Durante la fase transitoria non sarebbero previsti pedaggi. Restano ancora da definire i dettagli della dichiarazione congiunta.

Donald Trump ha tuttavia minacciato pesanti bombardamenti contro l’Oman qualora Muscat interferisse nelle trattative. Trump ha ha anche attribuito a Joe Biden la diminuzione delle scorte di alcuni armamenti avanzati, in particolare dei sistemi di difesa aerea necessari in Medio Oriente.

Il presidente americano ha confermato anche l’esistenza di un canale confidenziale con i Guardiani della rivoluzione, attraverso il quale Washington comunicherebbe direttamente con importanti rappresentanti iraniani.

Parlando a Fox News, Trump ha descritto gli avversari come «abili giocatori di poker», aggiungendo però che sarebbero in condizioni disperate. Ha detto di non avere fretta di concludere la guerra e ha definito trascurabile la quantità di munizioni utilizzata rispetto alle riserve statunitensi.

Tregua “in coma” ed escalation regionale

Per Teheran, la tregua e il memorandum tra Iran e Stati Uniti sono «in coma», ma potrebbero essere rilanciati. Secondo il funzionario iraniano Abbas Baqerpour, Washington dovrà però rispettare gli impegni e rinunciare alle sanzioni.

Teheran accusa Stati Uniti e Israele di aver violato l’accordo fin dal primo giorno. Nel giorno della scadenza della tregua di sessanta giorni, ha inoltre ribadito che la priorità assoluta resta impedire all’Iran di dotarsi, in qualsiasi circostanza, di un’arma nucleare.

La tensione coinvolge l’intera regione. Gli Huthi affermano di aver colpito nel Mar Rosso una nave da sbarco saudita e quattro unità di scorta con missili balistici. Fonti yemenite riferiscono invece del lancio di cinque ordigni verso Bab al-Mandab.

Due droni iraniani hanno inoltre attaccato nel Kurdistan iracheno l’ufficio del premier regionale Masrour Barzani e l’abitazione del capo dei servizi di sicurezza. Non ci sono vittime. Barzani ha denunciato «un’escalation pericolosa». Resta aperto il caso di tre piloti iraniani catturati dal Qatar durante gli attacchi alla base americana di Al Udeid. Teheran li considera prigionieri di guerra e chiede chiarimenti sulla loro sorte.

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