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Dimmi La Verità | Santomartino: «La guerra in Iran nasconde molte insidie»

Ecco #DimmiLaVerità del 30 marzo 2026. Il generale Giuseppe Santomartino ci rivela tutte le insidie della guerra in Iran.

Gli Huthi lanciano un missile su Israele. Dopo Hormuz trema il Mar Rosso
Un soldato Huthi yemenita manovra una mitragliatrice montata su un veicolo della polizia accanto a un cartellone pubblicitario che raffigura gli Huthi mentre lanciano attacchi missilistici e con droni (Getty Images)
  • Come due anni fa lo snodo commerciale chiave per l’Europa rischia lo stop: aumenteranno costi d’importazione e inflazione.
  • Il portavoce della tribù sciita minaccia raid intensi su Stato ebraico, Emirati e Arabia: «Hanno sfidato Teheran e pagheranno, noi abbiamo delle scorte balistiche infinite».

Lo speciale contiene due articoli.

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Netanyahu (per ora) si accoda a Trump: «La pace tutelerà i nostri interessi»
Benjamin Netanyahu (Ansa)
Tel Aviv sconta i buchi nelle difese. Netanyahu sente anche Vance sui negoziati e avverte: «Intanto andiamo avanti a bombardare». Il suo scopo è trasformare il Paese in hub energetico. L’Egitto già gli fa concorrenza.

Non si sa ancora se la pace sia a portata di mano o se sia un bluff di Donald Trump «per manipolare i mercati», come sostiene il suo presunto interlocutore, Esmaeil Baqaei, presidente del Parlamento iraniano. La testata israeliana Ynet news, ieri, affermava che Washington si darebbe 21 giorni per ulteriori incursioni militari e per negoziare con il nemico: la guerra dovrebbe finire il 9 aprile.

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Mohammed al-Bukhaiti, portavoce e alto funzionario dell’ufficio politico dei ribelli yemeniti alla «Verità»: «Abbiamo già le dita sul grilletto».

La guerra fra Iran e Stati Uniti e Israele potrebbe molto presto aprire un nuovo fronte. Gli Huthi, la tribù sciita che controlla metà dello Yemen, hanno dichiarato di essere pronti a combattere a fianco di Teheran. Questi miliziani fanno parte di quello che, un po’ pomposamente, era stato definito asse della resistenza. E restano il proxy più attivo dell’Iran.

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Scoppia la bolla delle petro-capitali come porto sicuro in Medio Oriente
Ansa
Il conflitto non si limita a fermare il petrolio: rompe un immaginario costruito nel tempo.

Mentre la Repubblica islamica d’Iran cerca di trasformare la sua lotta per la sopravvivenza in una crisi globale, sono i Paesi arabi del Golfo a rischiare di più in questa nuova guerra. Nell’immediato, il blocco dello Stretto di Hormuz e i danni ai loro impianti petroliferi li stanno privando della principale fonte d’introiti. Tuttavia, la vera minaccia alla stabilità dei Paesi del Gulf Cooperation Council (Gcc) si manifesterà nel medio lungo periodo.

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