medio oriente

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Mohammed al-Bukhaiti, portavoce e alto funzionario dell’ufficio politico dei ribelli yemeniti alla «Verità»: «Abbiamo già le dita sul grilletto».

La guerra fra Iran e Stati Uniti e Israele potrebbe molto presto aprire un nuovo fronte. Gli Huthi, la tribù sciita che controlla metà dello Yemen, hanno dichiarato di essere pronti a combattere a fianco di Teheran. Questi miliziani fanno parte di quello che, un po’ pomposamente, era stato definito asse della resistenza. E restano il proxy più attivo dell’Iran.

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Scoppia la bolla delle petro-capitali come porto sicuro in Medio Oriente
Ansa
Il conflitto non si limita a fermare il petrolio: rompe un immaginario costruito nel tempo.

Mentre la Repubblica islamica d’Iran cerca di trasformare la sua lotta per la sopravvivenza in una crisi globale, sono i Paesi arabi del Golfo a rischiare di più in questa nuova guerra. Nell’immediato, il blocco dello Stretto di Hormuz e i danni ai loro impianti petroliferi li stanno privando della principale fonte d’introiti. Tuttavia, la vera minaccia alla stabilità dei Paesi del Gulf Cooperation Council (Gcc) si manifesterà nel medio lungo periodo.

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Khamenei jr parla ma è ancora invisibile. Niente scorta Usa: Hormuz resta chiuso
Una foto pubblicata dalla Royal Thai Navy mostra la nave cargo battente bandiera thailandese Mayuree Naree in fiamme dopo essere stata colpita da missili iraniani nello Stretto di Hormuz (Ansa)
  • La nuova Guida suprema minaccia senza mostrarsi: «Vendetta». La Casa Bianca: «Non garantiamo la sicurezza delle petroliere».
  • Netanyahu spiana i droni di Teheran. E ora parte l’ultimatum ai libanesi. Prosegue la doppia offensiva di Tel Aviv. Missili sul lungomare di Beirut: morti 11 sfollati.

Lo speciale contiene due articoli.

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Base italiana a Erbil colpita da un drone. Il governo fa ritirare l’intero contingente
Camp Singara, la base italiana dove comincia l'addestramento dei peshmerga nel Kurdistan iracheno a Erbil (Ansa)
Nessun ferito a Camp Singara, in Iraq. Crosetto: «Attacco deliberato». L'avvocato Massimiliano Strampelli, docente di diritto militare alla Link Campus University: «Ci sono gli estremi per la difesa Nato».

Nella notte tra l’11 e il 12 marzo un drone ha colpito la base militare italiana all’interno dell’aeroporto internazionale di Erbil, nel Kurdistan iracheno, in una fase di tensione sempre più crescente tra Iran, Stati Uniti e Israele. L’attacco, rivendicato da milizie sciite irachene filoiraniane, non ha provocato vittime, ma ha riaperto interrogativi militari, giuridici e politici.

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«Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra». Lo ha detto il premier in Senato nelle comunicazioni in vista del Consiglio Ue e sulla crisi in Medio Oriente.

Il presidente del Consiglio ha aggiunto: «È in questo contesto di crisi del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano».

Riguardo al conseguente aumento dei prezzi dei carburanti, Meloni ha poi affermato: «Il messaggio che voglio dare agli italiani, ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza».

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