Partiamo dal peccato originale, cioè l’intossicazione alimentare con i funghi che ha causato il ricovero di tutta la famiglia e la relativa segnalazione. Qualcuno racconta che il padre, credendosi esperto, avrebbe avvelenato tutta la famiglia che sarebbe stata trovata priva di sensi dal vicino di casa. Giovanni Angelucci, primo avvocato dei Trevallion, racconta fatti molto diversi. «Il papà ha raccolto i funghi, uno dei bambini per emularlo ha raccolto due o tre funghi, li ha lasciati vicini agli altri e la madre - questo è stato l’evidente errore - ha cucinato tutti i funghi assieme. Se i funghi che hanno provocato il malessere fossero quelli dei bambini o quelli del papà io non lo so», dice Angelucci, «ma i funghi poi analizzati dalla Asl sono risultati commestibili. Il papà dopo pranzo è uscito per fare delle commissioni, al ritorno in auto ha cominciato ad avvertire del malessere, ha chiamato la moglie che ha confermato che anche lei e i bambini non stavano bene. Nathan ha chiamato il vicino di casa, il quale ha chiamato il 118. Quando è arrivata l’ambulanza non erano privi di sensi ma presenti a sé stessi».
Per dimostrare il fanatismo dei Trevallion, si è detto che hanno rifiutato il sondino naso gastrico per i bambini perché di plastica. Di nuovo, l’avvocato Angelucci smentisce. «A un bambino piccolo avevano inserito in maniera forzosa questo sondino nasogastrico. Aveva 5 anni, se l’è strappato perché gli dava fastidio e guardando la madre ha cercato supporto dicendole “guarda mamma è anche di plastica”. Vorrei vedere altri bambini in quelle circostanze come si comporterebbero. In ogni caso era soltanto un bambino, non tutti».
Veniamo quindi al grande tema dell’abitazione. Si è scritto che la famiglia si è trasferita in una catapecchia senza acqua, luce e riscaldamento. In realtà la casa era riscaldata da una stufa e aveva la luce da un generatore, anche se non era allacciata alla rete. Quando alle condizioni dell’immobile, la valutazione iniziale si è basata sulla prima paginetta di relazione scritta dai carabinieri quando sono intervenuti nel momento dell’intossicazione. Ancora una volta, la realtà è ben più complessa. «Nel 2021», dice Angelucci, «questi signori comprano con loro provvista di denaro - c’è un rogito notarile a dimostrarlo - una casa colonica, una casa di campagna che fino a 20 anni fa era abitata e forse lo è stata anche nel recente passato anche se non con regolarità. La casa aveva e ha bisogno di lavori di manutenzione ma di certo non è né fatiscente né tantomeno un rudere». E qui viene l’aspetto interessante. Agenti e assistenti sociali non sono titolati a decretare se un immobile sia o meno pericolante. Tocca agli esperti farlo. Ma il tribunale non ne ha mai chiamato uno. «Non c’è stata alcuna verifica dopo quel primo intervento dei carabinieri», dice l’avvocato Angelucci. «Nel provvedimento con cui il tribunale dell’Aquila ha sospeso la responsabilità genitoriale era scritto che sarebbe stata necessaria la consulenza di un perito, che però nessuno ha mai nemmeno individuato. I carabinieri avevano scritto che si trattava di un rudere fatiscente, ma era abitabile tanto che il Comune aveva sin dal 2021 concesso la residenza a tutta la famiglia». In ogni caso, quando un privato ha offerto ai Trevallion una casa simile alla loro ma ristrutturata, i bambini erano già lontani e il tribunale ha negato la possibilità che la famiglia si riunisca a vada a vivere in quella abitazione.
C’è chi sostiene che le autorità abbiano fatto di tutto per trattare con i Trevallion. Risulta, però, che non si siano premurate di cercare un interprete o un mediatore culturale quando tutto è cominciato. In compenso ci sono dal principio state tensioni fra l’assistente sociale Veruska D’Angelo e la madre Catherine. Tanto che quest’ultima, ancora prima di avere un avvocato, presentò un esposto contro l’assistente «Mi dispiace dirlo, ma fino a quando c’ero io l’assistente sociale non si è mai sporcata le scarpe di fango, perché non l’ho mai vista in quella casa. Se non l’ha fatto lei, purtroppo non l’hanno fatto neppure i giudici», dice Angelucci. «Di incontri in quella casa io ne ho visti tre, di cui due con le forze dell’ordine. Sono intervenuti i carabinieri in divisa come se stessero eseguendo una perquisizione. Anche i giudici, che vengono oggi disegnati come dei meri passacarte, la loro autonomia ce l’avrebbero avuta e ce l’avrebbero. Questo penso io: nel momento in cui vedi che le cose non vanno come dovrebbero, dall’Aquila prendi, parti, scendi a Palmoli e vai a vedere quello che accade. Non puoi rimanere dietro una scrivania in un caso così delicato».
Dove sarebbe, allora, tutta questa voglia di dialogare e di andare in fondo alla questione da parte delle istituzioni? Gli unici finora - ovviamente dietro ricatto - a mostrare segni di cambiamento sono stati i Trevallion. I quali hanno accettato la vaccinazione dei figli, l’arrivo di una insegnante (che ha parlato benissimo dei bambini e pure bene della madre), la possibilità di mandare i piccoli a un doposcuola. I Trevallion sono disponibili a modificare la casa, a inserire un bagno, potrebbero trasferirsi da subito nella casa messa a disposizione da un generoso imprenditore di Vasto, ma nulla di tutto questo è servito a smuovere il tribunale, che ha addirittura inasprito le misure prese contro la madre.
Veniamo ora al grande tema: l’atteggiamento di Catherine. Alla mamma vengono rinfacciati dal tribunale atteggiamenti ostili, irridenti verso il personale della casa protetta di Vasto. La si accusa di aver violato le regole facendo dormire i bambini con lei facendoli accedere al suo piano nella struttura. Il tribunale documenta tutto ciò con dovizia di particolari. Ma Danila Solinas, attuale avvocato dei Trevallion, nota che nella ricostruzione, chissà perché, mancano alcuni dettagli rilevanti. «Parliamo di un bambino a cui è stato consentito di accedere al piano di sopra», spiega. «Se è avvenuto è perché qualcuno gliel’ha consentito e questo è avvenuto perché il bambino era assolutamente disperato. Esistono degli audio, che abbiamo fornito al tribunale, in cui si sente il bambino che urla disperato e che cerca la madre in piena notte. Quindi, invece di raccontare che è la mamma che arbitrariamente fa accedere il bambino alla sua stanza, forse avremmo dovuto dire perché questa situazione è capitata. C’erano tutti gli elementi per capire come sono andate le cose e ci chiediamo come mai di questi fatti nessuno abbia tenuto conto».
Certo, Catherine ha un carattere forte. «Nessuno di noi ha mai sostenuto che Catherine sia la persona più accomodante della Terra», continua Solinas, «ma di qui a dipingerla come una donna riottosa, incapace di ascolto, dialogo e rispetto delle regole la strada è lunghissima. Venerdì, quando è stata malamente cacciata dalla struttura, questa donna - pur nella situazione di disastro emotivo in cui versavano i figli - non ha opposto la minima resistenza. Se fosse stata realmente come l’hanno dipinta, beh, credo che avremmo avuto davanti ai nostri occhi una situazione completamente diversa».
Si dice che, dopo tutto ciò, Nathan e Catherine abbiano litigato e lui abbia minacciato di chiedere l’affidamento esclusivo dei figli. Secondo gli avvocati, invece, i due sono insieme e non pensano affatto a ipotesi di affidamento esclusivo. «Sono due persone che stanno affrontando un momento estremamente difficile delle loro vite ma lo fanno cercando di unirsi quanto più possibile, cercando di mettere il bene dei loro figli al primo posto e quindi anche facendo un passo indietro, per quanto convinti della validità delle loro posizioni», dice Solinas.
La situazione attuale pare di stallo. La perizia disposta dal tribunale è ancora in corso. I test previsti sui bambini non sono stati fatti ma rimandati e i piccoli per ora restano nella struttura di Vasto contrariamente a quanto deciso dal tribunale. Possono vedere solo il padre che ha intensificato le visite. Sembrano esclusi affidi esclusivi o adozioni. La madre resta lontana. Giudicate voi se questo sia «il superiore interesse dei minori».