Satellite in orbita sopra il Nord America illuminato di notte
Un satellite in orbita sopra il Nord America illuminato (iStock)

La guerra del futuro potrebbe cominciare a centinaia di chilometri dalla Terra. Washington sperimenta satelliti capaci di manovrare sotto minaccia, mentre Pechino sviluppa nuove capacità orbitali. E un attacco nello spazio rischia di mandare in tilt anche i servizi civili. L’esperto Andrea Grillo: «L’unica vera rivale degli Usa è la Cina».

Un satellite che segue sempre la stessa traiettoria è più facile da individuare e tenere sotto osservazione. Se si presenta una minaccia, però, spostarlo richiede tempo, risorse e decisioni coordinate. Lo Us Space Command sta cercando di capire come farlo durante un conflitto. Con Apollo Maneuvers 2026 ha condotto la sua prima esercitazione dedicata alle operazioni spaziali dinamiche utilizzando veicoli realmente in orbita.

L’esercitazione si è svolta nella prima settimana di settembre e il suo completamento è stato annunciato l’8 settembre. L’obiettivo era sviluppare la capacità di riposizionare i satelliti con maggiore frequenza e rapidità in risposta a nuove missioni o minacce. Apollo Maneuvers ha affiancato una fase di pianificazione e discussione a dimostrazioni operative con satelliti militari statunitensi già esistenti. I comandanti hanno così potuto confrontare i concetti elaborati sulla carta con le possibilità e i limiti dei mezzi in volo.

Il nome richiama le manovre della Louisiana del 1941, con cui l’esercito americano sperimentò tattiche terrestri su larga scala prima dell’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda guerra mondiale. Anche in questo caso l’intento è capire quali capacità servano prima di doverle usare in combattimento. Il paragone non riguarda la scala delle due esercitazioni, ma il metodo: provare, osservare i risultati e trasformarli in requisiti per l’addestramento e per i mezzi futuri.

La guerra di manovra arriva in orbita

I satelliti si spostano già per mantenere o correggere la propria orbita. Le operazioni dinamiche richiedono qualcosa di più: la possibilità di cambiare posizione in tempi utili quando cambia la situazione. Un veicolo potrebbe allontanarsi da un altro ritenuto minaccioso, oppure riposizionarsi per osservarlo meglio.

La manovrabilità è la capacità tecnica che rende possibili questi movimenti; la guerra di manovra riguarda invece il modo in cui i comandanti li impiegano per ottenere un vantaggio, rendere meno prevedibili i propri sistemi e complicare le azioni di un avversario.

«Operare da un’orbita statica e prevedibile espone i nostri mezzi a combattere da una posizione fissa e facilmente bersagliabile», ha affermato il generale Stephen Whiting, comandante dello Us Space Command e della Forza multinazionale – Operazione Olympic Defender. «Per operare, sopravvivere e ottenere un vantaggio nel dominio spaziale, abbiamo bisogno di manovrabilità e capacità di sopravvivenza».

Apollo Maneuvers ha concentrato le prove su tre compiti. Il primo era coordinare attività nell’orbita terrestre bassa, in quella media e nell’orbita geostazionaria. Il secondo era perfezionare le tattiche di manovra e ricavarne indicazioni per i piani operativi. Il terzo era integrare le nazioni partecipanti alla forza multinazionale dell’operazione Olympic Defender.

L’esercitazione ha coinvolto anche la Commercial Integration Cell presso il Combined Space Operations Center della base di Vandenberg, in California, per verificare come le capacità dei partner commerciali possano contribuire alle operazioni. La presenza di più soggetti rende fondamentale condividere una valutazione della situazione orbitale. Una manovra utile per un satellite deve essere pianificata tenendo conto degli altri veicoli e delle attività in corso nelle diverse orbite.

L’esercitazione ha quindi offerto anche l’occasione di verificare procedure comuni tra forze statunitensi, alleati e partner commerciali. Per il comando, questa cooperazione dovrà funzionare con la rapidità richiesta da eventi che non possono essere affrontati soltanto attraverso lunghe fasi di pianificazione.

Muovere un satellite, tuttavia, è soltanto una parte del problema. Se le manovre devono essere ripetute e sostenute nel tempo, occorre sapere come mantenere operativi i veicoli e quali risorse siano necessarie per farlo. Per questo il comando ha esaminato anche la logistica in un contesto conteso e la manutenzione dei satelliti. Secondo lo Space Command, i dati raccolti contribuiranno a definire la dottrina, i piani operativi e i futuri requisiti di supporto.

Nel documento Space Warfighting Environment 2040, il comando descrive un futuro nel quale i sistemi spaziali statunitensi potrebbero essere presi di mira con continuità. In quelle condizioni, conservare una posizione vantaggiosa, continuare a operare sotto pressione e ripristinare le capacità compromesse diventerebbe essenziale.

Le manovre possono aiutare a sottrarre un satellite a una minaccia o a impiegarlo da una posizione migliore, ma la loro utilità dipende anche dalla velocità con cui vengono rilevati i pericoli e impartiti gli ordini. Da questi sistemi dipendono comunicazioni, raccolta di informazioni e altre funzioni utilizzate dalle forze sulla Terra.

La distanza tra questa ambizione e le risorse disponibili è già oggetto di confronto a Washington. A giugno, la commissione per gli stanziamenti della Camera si è detta «allarmata»: lo Space Command identifica ripetutamente le operazioni spaziali dinamiche come essenziali per la superiorità nello spazio, ma la richiesta di bilancio della Space Force per l’anno fiscale 2027 non le ha trattate come una priorità. La commissione ha definito il settore «cronicamente sottofinanziato» e giudicato insufficienti gli attuali programmi di prototipazione.

La questione riguarda quindi il passaggio dagli esperimenti a capacità utilizzabili con continuità.

Un attacco in orbita può colpire anche la Terra

Una guerra potrebbe iniziare con un satellite che smette di trasmettere. Le truppe perderebbero comunicazioni, coordinate e immagini del campo di battaglia, mentre i servizi civili potrebbero subirne gli effetti. È questo il peso dello spazio: i satelliti sostengono la navigazione, la raccolta di informazioni, la sorveglianza e la guida delle armi.

Gli eserciti non agiscono più soltanto secondo una sequenza in cui un sensore trova un bersaglio e un’arma lo colpisce. Si affidano a reti che collegano satelliti, aerei, droni, sensori terrestri, centri di comando e sistemi d’arma. Questa struttura, chiamata spesso «kill web», consente a un dispositivo di rilevare un oggetto, a un altro di elaborare i dati e a un terzo di intervenire da grande distanza.

La rete rende le operazioni più rapide e coordinate, ma crea nuove fragilità: la perdita di un satellite importante può interrompere contemporaneamente osservazione, comunicazioni e navigazione. Usa, Cina e Russia investono per proteggere i propri sistemi e per monitorare, disturbare o disabilitare quelli avversari.

Nel 2007 la Cina dimostrò di poter distruggere un satellite con un missile, colpendo il proprio veicolo meteorologico obsoleto Fengyun-1C. Il test riuscì, ma produsse migliaia di detriti, molti dei quali rimasero in orbita per anni. Nel 2008 gli Usa distrussero a loro volta un satellite malfunzionante nell’operazione Burnt Frost.

La Russia ha attirato l’attenzione per una capacità diversa: far manovrare veicoli spaziali vicino ad altri satelliti. Le operazioni di prossimità compiute da mezzi come Luch-1 e Luch-2 sono difficili da interpretare dall’esterno. Un avvicinamento può servire a ispezionare un oggetto, provare tecnologie di controllo orbitale o raccogliere informazioni. Le stesse manovre potrebbero anche consentire interferenze o altre azioni ostili.

Questa ambiguità complica la sicurezza nello spazio: osservare la traiettoria di un satellite non basta sempre a capire le intenzioni di chi lo controlla.

La guerra in Ucraina ha reso evidente un’altra vulnerabilità. Poco prima dell’invasione russa su vasta scala, nel febbraio 2022, un attacco informatico interruppe la rete satellitare Viasat, utilizzata dall’Ucraina e da altri utenti europei. L’episodio mostrò che, per ottenere un effetto militare, non occorre necessariamente distruggere un veicolo spaziale. Un attacco può colpire la rete che lo gestisce oppure impedire agli utenti di ricevere un segnale affidabile.

Interferenze elettroniche, disturbo delle comunicazioni e falsificazione dei dati Gps possono degradare le informazioni su cui si basano le forze armate. La guerra nello spazio può dunque manifestarsi anche senza esplosioni in orbita.

Colpire un satellite richiede, in termini semplici, tre passaggi: trovarlo, determinarne con precisione posizione e movimento, poi disabilitarlo o distruggerlo. I veicoli spaziali vengono tracciati per ridurre il rischio di collisioni e le loro orbite permettono spesso di prevederne la posizione. L’ultima fase resta la più difficile.

Un missile antisatellite può distruggere fisicamente il bersaglio, ma genera detriti che possono minacciare anche i satelliti di chi lo ha lanciato. Per questa ragione diventano rilevanti altri strumenti, come gli attacchi informatici, le interferenze radio e i veicoli capaci di avvicinarsi a un bersaglio.

Il rischio più grave degli attacchi distruttivi non è soltanto la perdita di un satellite. La sindrome di Kessler descrive una possibile reazione a catena: una collisione crea frammenti, i frammenti colpiscono altri oggetti e ogni nuovo impatto produce altri detriti. Se il processo si intensificasse, alcune zone dell’orbita terrestre potrebbero diventare troppo pericolose per il funzionamento sicuro dei satelliti.

Le conseguenze coinvolgerebbero anche i civili. Comunicazioni, navigazione, previsioni meteorologiche, servizi finanziari e osservazione della Terra dipendono infatti da infrastrutture spaziali. Una guerra in orbita potrebbe quindi interrompere servizi usati ogni giorno da persone lontane dal conflitto.

La Cina sfida gli Stati Uniti

La questione acquista urgenza anche alla luce delle attività cinesi in orbita. Pechino sta mostrando capacità di manovra e operazioni di prossimità sempre più complesse. A giugno, un aereo spaziale cinese senza equipaggio ha rilasciato un piccolo satellite; il veicolo ha poi effettuato manovre in prossimità di un altro oggetto in orbita. Le attività sono state osservate anche da società private di sorveglianza spaziale e hanno alimentato l’attenzione americana sulle capacità cinesi di rendezvous e proximity operations.

Queste dimostrazioni non indicano, da sole, come verrebbero impiegati i mezzi in guerra; mostrano però perché gli Usa considerino sempre più importante saper seguire e compiere manovre analoghe.

I risultati di Apollo Maneuvers serviranno ora a individuare ciò che rallenta o limita le operazioni: dal rilevamento delle minacce al comando e controllo, fino alla logistica e alla manutenzione. Potranno inoltre contribuire al rapporto sulle operazioni spaziali dinamiche proposto dalla commissione della Camera.

Le esercitazioni successive potrebbero sottoporre le capacità emerse a condizioni più difficili, comprese interruzioni delle comunicazioni o attacchi informatici. Le lacune riscontrate offrirebbero indicazioni per le priorità di addestramento e per il bilancio della Space Force del 2028.

Andrea Grillo: «L’unica vera rivale è la Cina»

Andrea Grillo, ricercatore per Spazio e difesa dell’Istituto affari internazionali (Iai), analizza la crescente dipendenza delle operazioni militari dalle infrastrutture spaziali e il confronto tra le principali potenze.

Quanto dipendono oggi le operazioni militari dai satelliti? Quali capacità verrebbero meno per prime se uno smettesse di funzionare?

«Le tecnologie satellitari sono diventate uno strumento indispensabile per la conduzione delle operazioni militari, per la difesa e la sicurezza nazionale. Le do qualche esempio: i satelliti per la navigazione, come il Global Positioning System (Gps) americano e il Galileo europeo, permettono la sincronizzazione delle operazioni in tempo reale e la localizzazione delle forze, il miglioramento della logistica e la guida di munizioni di precisione.

I satelliti Isr (Intelligence Surveillance Reconnaissance) consentono la raccolta di informazioni e l’osservazione dei movimenti altrui, riducendo la tradizionale incertezza sulle attività e capacità avversarie. I satelliti per le telecomunicazioni rendono possibile un efficace comando e controllo delle forze, e quindi la coordinazione delle operazioni militari, mentre quelli meteorologici forniscono informazioni critiche per la loro pianificazione.

Infine, i satelliti di early warning (allerta precoce/preallarme) sono impiegati per rilevare il lancio di missili e quindi abilitare i sistemi per la difesa missilistica. A seconda del tipo di infrastruttura satellitare che viene colpita, si possono inibire diverse capacità, come la difesa missilistica o la capacità di colpire con precisione. All’alba dell’invasione dell’Ucraina, una delle prime operazioni offensive di Mosca è stato proprio un attacco all’infrastruttura di terra del servizio satellitare di telecomunicazioni dell’azienda Viasat utilizzato dalle Forze armate ucraine, in modo da inibirne le comunicazioni».

Tra Stati Uniti, Cina e Russia, chi è oggi più avanti nelle attività spaziali?

«Senza dubbio gli Stati Uniti possono vantare una capacità tecnologica e finanziaria in ambito spaziale che ancora non ha eguali. Tuttavia, la Cina ha avviato un percorso di espansione e rafforzamento del proprio programma spaziale che negli ultimi anni ha portato Pechino ad essere l’unica potenza spaziale in grado di sfidare il primato di Washington. La Russia, d’altro canto, anche a causa dello sforzo bellico e delle sanzioni occidentali, ha progressivamente sottratto risorse all’innovazione, erodendo la relativa posizione di leadership ereditata dal programma spaziale sovietico».

Se un conflitto colpisse più infrastrutture satellitari, quali servizi civili sarebbero più esposti e come potremmo proteggerli?

«In media ognuno di noi utilizza ogni giorno 47 satelliti senza neanche rendersene conto. Servizi di navigazione, sincronizzazione, telecomunicazioni e osservazione della Terra sono impiegati per esempio nel settore bancario e finanziario, agricolo, dei trasporti o dell’energia.

A seguito dell’attacco russo all’infrastruttura Viasat che aveva come obiettivo interrompere le telecomunicazioni delle forze armate ucraine, in Germania circa 5.800 turbine eoliche che dipendevano da quello stesso servizio sono andate fuori uso. La società moderna dipende ormai in modo pervasivo dalle infrastrutture satellitari per il suo funzionamento e per questo è fondamentale essere pronti e predisporre misure per garantire la continuità operativa attraverso sistemi ridondanti, soluzioni di backup e capacità di ripristinare tempestivamente il servizio in caso di interruzione.

Infine, la protezione delle infrastrutture satellitari deve passare inevitabilmente attraverso una postura di difesa e deterrenza credibile che prenda in considerazione anche il dominio spaziale».

In un conflitto, la parte che riuscirà a preservare, mantenere e riposizionare i propri sistemi spaziali avrà maggiori possibilità di garantire le comunicazioni e le informazioni da cui dipendono le operazioni militari sulla Terra.

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