Trump-Xi: tregua prima di darsele ancora

Si è conclusa ieri la visita di Stato di Xi Jinping negli Usa. «Abbiamo fatto progressi straordinari, grandi passi avanti, molto positivi per entrambi i Paesi. Penso che i nostri agricoltori saranno molto contenti», ha commentato Donald Trump.

«Ho avuto un incontro molto produttivo con il presidente Xi sia per gli Stati Uniti che per la Cina. Accadranno cose straordinarie. Come quasi tutti gli altri, sembrava apprezzare il fatto di chiamare l’Intelligenza artificiale, termine improprio e inadeguato, con un nome molto più preciso e importante: super intelligenza», ha inoltre affermato su Truth, lasciando così intendere che quello dell’IA è stato uno dei temi al centro del colloquio tra i due presidenti alla Casa Bianca.

Non a caso, secondo un comunicato del governo cinese, Xi, nel corso dell’incontro dell’altro ieri con Trump, «ha sottolineato che sia la Cina che gli Stati Uniti possiedono solide capacità nel campo dell’Intelligenza artificiale». «Pur essendoci competizione, la cooperazione può essere ancora più forte. La cosa giusta da fare è sfruttare i rispettivi punti di forza, non difendersi l’uno dall’altro», si legge ancora nel comunicato.

Del resto, che l’alta tecnologia si sia rivelata centrale durante il vertice è stato testimoniato anche da alcuni degli invitati alla cena in onore del presidente cinese, tenutasi giovedì sera. Tra i principali ospiti, figuravano infatti i leader del settore tech statunitense, tra cui Tim Cook (Apple), Jeff Bezos (Amazon), Sundar Pichai (Google), Sam Altman (OpenAI), Elon Musk (SpaceX) e Jensen Huang (Nvidia).

Non dimentichiamo che sia Trump che Xi hanno rifiutato la narrazione apocalittica sull’IA, promossa da Anthropic. Inoltre, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha proposto a Pechino di istituire un sistema di notifica per impedire che l’Intelligenza artificiale possa creare minacce in materia di sicurezza nazionale.

Tregua commerciale ed intese economiche

Venendo agli scambi di natura economica, lo stesso Bessent ha reso noto che Stati Uniti e Cina hanno concordato di prorogare di due mesi la tregua commerciale che Trump e Xi avevano raggiunto quasi un anno fa in Corea del Sud.

Non solo. Il Rappresentante commerciale americano, Jamieson Greer, ha altresì annunciato ieri che Washington e Pechino hanno individuato un «sottoinsieme» di beni, considerati non sensibili, che potranno essere scambiati a condizioni più favorevoli. Maggiori dettagli in tal senso saranno forniti all’inizio della prossima settimana.

Le distanze geopolitiche su Iran e Taiwan

Il clima complessivo, insomma, si è rivelato sereno e Xi si è addirittura augurato ieri di rivedere Trump a novembre in occasione del vertice Apec di Shenzhen. «Guardando al resto dell’anno, avremo altre due opportunità per incontrarci. In primo luogo, il vertice Apec in Cina e poi il vertice del G20 negli Stati Uniti», ha dichiarato il presidente cinese.

Tuttavia attenzione: non è che il summit di giovedì alla Casa Bianca sia stato tutto rose e fiori. Permangono infatti delle distanze decisive su due dossier geopolitici non poco significativi, come Iran e Taiwan.

«Abbiamo chiarito ai cinesi molto bene settimane fa che qualsiasi aiuto avessero dato all’Iran, diretto o indiretto, che si trattasse di informazioni, componenti o equipaggiamento militare, sarebbe stato assolutamente inaccettabile.

Il presidente Trump lo ha ribadito con altrettanta chiarezza ieri», ha affermato ieri l’ambasciatore statunitense in Cina, David Perdue, precisando che il colloquio tra i due leader sarebbe stato «franco» (un termine che, in diplomazia, viene spesso usato per indicare conversazioni schiette e finanche battagliere).

Xi, dal canto suo, ha chiesto a Trump che «gli Stati Uniti mantengano la corretta posizione di opposizione all’«indipendenza di Taiwan e affrontino la questione con cautela, al fine di porre solide basi per la cooperazione strategica sino-americana e per lo sviluppo delle relazioni bilaterali».

Un equilibrio temporaneo tra due rivali

Insomma, come l’incontro di maggio a Pechino, anche il vertice di Washington si è concluso in un modo fondamentalmente interlocutorio. La competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina prosegue.

Tuttavia, i due giganti hanno raggiunto alcuni compromessi che consentiranno loro di concentrarsi sui rispettivi nodi di maggiore urgenza: se Trump deve fare i conti con il dossier iraniano e l’alto costo del carburante in vista delle Midterm, Xi non riesce a stimolare la domanda interna, mentre cresce la sua preoccupazione per la crisi immobiliare e la disoccupazione giovanile.

Davanti a queste difficoltà, i due rivali hanno bisogno di una parziale stabilizzazione dei loro rapporti: il che però non implica, come detto, la cessazione della competizione geopolitica. È in questo senso che va dunque principalmente letta la visita di Xi negli Stati Uniti.

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Giovedì l’incontro tra i due leader alla Casa Bianca. In agenda, l’ipotesi di un «sistema di notifica» per comunicarsi eventuali incidenti che mettano a rischio la sicurezza nazionale. The Donald premerà su Pechino perché aderisca alle sanzioni anti Iran.