L’Europa paga, ma all’Ucraina non basta mai. Ieri la rappresentante Esteri dell’Unione europea, l’estone Kaja Kallas, ha salutato il via libera al nuovo pacchetto da 6,6 miliardi di euro per l’Ucraina: «Gli Stati Ue hanno raggiunto un accordo sul rilascio di 6,6 miliardi di euro del Fondo europeo per la pace a favore dell’Ucraina. Buona notizia per l’Ucraina e cattiva notizia per la Russia».
La Kallas ha spiegato che il pacchetto è così composto: 900 milioni di euro per la Missione di assistenza militare dell’Ue per l’Ucraina, 1 miliardo per «acquisizioni congiunte di equipaggiamenti» e infine «4,7 miliardi per rimborsare gli Stati membri alcuni dei quali pensano di rigirare la loro quota all’Ucraina».
Il nuovo pacchetto di aiuti dell’Ue
Ma per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non è ancora abbastanza. Ha chiesto di nuovo di ripianare il deficit di bilancio del governo di Kiev da 27 miliardi di dollari, causato, ufficialmente, dall’anticipo nella prima metà dell’anno di tutte le spese della Difesa dell’intero 2026. Ma su cui si sospettano sprechi e corruzione, come evocato dal licenziamento in luglio del ministro della Difesa Michailo Fedorov, che invece si batteva contro i generali per efficientare gli approvvigionamenti.
Spiegando che, se non viene ripianato il deficit, l’Ucraina non potrà finanziare gli ordini di droni per ottobre-novembre, che si concretizzeranno in consegne ai militari fra gennaio e marzo 2027, Zelensky s’è così appellato agli alleati: «Del deficit di 27 miliardi di dollari, la maggior parte è destinata ai nostri droni, ai missili e alle forniture per i combattenti. Un terzo riguarda i droni per gennaio, febbraio e marzo 2027. Se non li ordiniamo né paghiamo a ottobre e novembre, dovremo affrontare seri problemi».
Il leader ucraino ne ha parlato con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e con la direttrice generale del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva, che a suo dire si sono dette disponibili a un incontro a Bruxelles o a Kiev, dopo che il dossier di queste nuove richieste di denaro verrà preparato dal primo ministro ucraino, dal ministro delle Finanze e dal capo dell’intelligence.
Zelensky punta sui missili Patriot
Il presidente ucraino ha anche sbandierato la conferma, ricevuta dal presidente Usa Donald Trump, della concessione delle licenze di produzione dei missili antiaerei e antimissile Patriot, prodotti dalle aziende americane RTX Raytheon e Lockheed Martin.
Secondo Zelensky, la decisione di Trump sarebbe «definitiva», ma la complessità tecnica e i tempi lunghi rischiano di vanificare tale apporto al conflitto in corso. La notizia della decisione americana è stata riferita dallo stesso presidente ucraino, che ha parlato di un via libera definitivo alle licenze.
Se da Mosca il commento del governo russo s’è limitato a un voler «monitorare la situazione», il segretario della Nato Mark Rutte ha precisato che «ci vuole parecchio tempo prima che questi nuovi missili escano dalle linee di produzione».
Nel frattempo, il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato che Parigi consegnerà a Kiev ulteriori radar e missili antiaerei, ma non solo. L’uomo dell’Eliseo, volendosi insinuare fra le maggiori potenze a onore della «grandeur» francese, ha fatto una sua proposta diplomatica, parlando di «doppia moratoria».
«Fermate gli attacchi alle infrastrutture energetiche e fermate gli attacchi nel Mar Nero», ha sentenziato Macron, forse con un po’ di semplicismo, considerato che una importante tregua nel Mar Nero non è finora riuscita a ottenerla nemmeno un Paese rivierasco, mediatore ideale perché in buoni rapporti sia con Mosca che con Kiev, come la Turchia, salvo l’effimero accordo sull’export di grano del 2022-2023. La proposta francese di una moratoria sugli attacchi alle infrastrutture energetiche era stata discussa anche con Donald Trump.
Il possibile trilaterale tra Usa, Russia e Ucraina
Più probabile è sempre che sia il dialogo fra Russia e America a propiziare il cessate il fuoco. Zelensky ha rivelato una proposta fatta dagli Stati Uniti per un trilaterale con Russia e Ucraina da tenersi negli Emirati Arabi Uniti in data da stabilire, ma più presto del vertice G20 di dicembre a Miami.
Si parla di un «trilaterale tecnico» che dunque riguarderebbe diplomatici e militari, ma non, per il momento, i presidenti. La proposta americana per un incontro tecnico negli Emirati è stata riferita da Zelensky il 25 settembre.
Cauti sono i russi, il cui portavoce Dmitry Peskov ha però ammesso che «un trilaterale potrebbe tenersi a breve, ma non ci sono ancora dettagli». Clima favorevole verrebbe creato dai colloqui in corso in America fra l’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev e funzionari Usa su una «collaborazione economica» russo-americana.
Fra le azioni militari di ieri, droni ucraini hanno attaccato la regione russa di Perm, a 1.500 chilometri dal confine, dove sono state danneggiate una raffineria e la fabbrica Iskra di componenti elettroniche.
Secondo il governatore della regione di Omsk, Vitaly Khotsenko, gli ucraini hanno colpito anche «un convoglio umanitario partito da Omsk per la zona di operazioni speciali». Il convoglio è stato attaccato nella parte annessa dai russi della regione di Zaporizhzhia, nel villaggio di Novobogdanovka, vicino a Melitopol, e ci sono stati tre morti.
I russi a loro volta hanno lanciato sull’Ucraina 295 droni, di cui 267 «abbattuti o neutralizzati», secondo i militari ucraini. A Kiev i raid hanno ucciso sette persone, fra cui un ragazzo di 14 anni, mentre a Odessa e nel Mar Nero sono stati colpiti magazzini per armi arrivate dall’Europa e cinque navi con carichi militari.
Il vicepremier e ministro dell’Energia ucraino Denys Shmyhal ha sostenuto che i servizi segreti ucraini hanno ottenuto i piani russi per gli attacchi programmati per l’inverno a reti energetiche, acquedotti e fogne.
Intanto il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha protestato contro Zelensky perché ha svelato che due prigionieri nordcoreani, delle truppe che affiancano i russi, sono stati trasferiti a Seul.
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