Trump rifiuta la tregua con l’Iran

La guerra tra Stati Uniti e Iran è tutt’altro che conclusa. Donald Trump ha respinto la proposta iraniana per una tregua di sette giorni e continua a tenere sul tavolo l’ipotesi di nuovi bombardamenti contro la Repubblica islamica dopo le elezioni di medio termine di novembre.

Secondo funzionari americani, il presidente avrebbe espresso forti dubbi sulla possibilità che Teheran accetti le condizioni imposte da Washington.

La diplomazia procede quindi sotto la minaccia delle armi: gli Stati Uniti non escludono nuovi raid, mentre l’Iran avverte che, in caso di attacco, basi e interessi americani nella regione diventerebbero obiettivi.

Le condizioni dell’offerta iraniana e il no della Casa Bianca

L’offerta iraniana prevedeva la sospensione delle operazioni contro le navi, il ripristino della navigazione nello Stretto di Hormuz e la ripresa dei negoziati sul nucleare. In cambio Washington avrebbe dovuto revocare il blocco dei porti iraniani, alleggerire le restrizioni sulle esportazioni petrolifere e sbloccare parte dei capitali di Teheran congelati all’estero.

La Casa Bianca non intende però accettare queste condizioni e avrebbe già comunicato all’Iran e ai mediatori che l’embargo marittimo resterà in vigore. L’amministrazione Trump punta sulla pressione economica per costringere la Repubblica islamica a ulteriori concessioni.

Un ritorno all’opzione militare non comporterebbe necessariamente una campagna su vasta scala: Washington deve preservare le scorte di munizioni nell’eventualità di altre crisi internazionali.

Negoziati riservati e provocazioni sui social network

Allo stesso tempo, una fonte americana citata da Axios ha riferito che tra Stati Uniti e Iran continuano discussioni «positive e costruttive», anche sul dossier nucleare. Gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno tenuto questa settimana un nuovo ciclo di colloqui indiretti con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York.

Trump continua intanto a provocare Teheran sui social. Nella notte ha pubblicato su Truth social una mappa nella quale il passaggio marittimo viene ribattezzato «Stretto di Trump».

Nei giorni precedenti aveva sostenuto che gli Stati Uniti stavano «vincendo la guerra» e «controllavano lo Stretto di Hormuz», aggiungendo: «Dovremmo chiamarlo Stretto di Trump. Dovrò pur ricavarci qualcosa». Già ad agosto aveva diffuso un’immagine in cui Hormuz compariva come «nuovo territorio Usa».

La mediazione diplomatica e i moniti dei vertici militari

Sul fronte diplomatico restano attivi Qatar e Pakistan. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha confermato ad Al Jazeera che i due Paesi stanno trasmettendo messaggi tra Teheran e Washington, precisando che la fiducia negli Stati Uniti è ormai compromessa.

«Dopo gli attacchi e le sanzioni che hanno fatto seguito a tutti i negoziati, non abbiamo più fiducia in Washington», ha dichiarato. Secondo Pezeshkian, la crisi può essere superata soltanto attraverso il negoziato e la cooperazione tra i Paesi della regione.

Più duro il linguaggio dei vertici militari iraniani. Il Quartier generale centrale di Khatamolanbiya ha avvertito che un nuovo attacco americano provocherebbe rappresaglie «continue, efficaci e dolorose» contro basi e interessi degli Stati Uniti. Teheran sostiene che il confronto potrebbe estendersi dal Golfo Persico al Mar Rosso.

Le posizioni regionali e le rassicurazioni sulla salute di Khamenei

Pezeshkian ha invece negato un coinvolgimento diretto dell’Iran negli scontri tra Arabia Saudita e Huthi. Il presidente iraniano è infine intervenuto sul mistero che circonda Mojtaba Khamenei, mai apparso pubblicamente dall’inizio delle operazioni militari statunitensi e israeliane del 28 febbraio 2026. Pezeshkian, cardiochirurgo, ha raccontato alla Cbs di aver incontrato la Guida Suprema due volte, assicurando: «Dal punto di vista clinico è in perfetta salute».

Una certificazione medica direttamente dal presidente della Repubblica. Adesso manca soltanto che il paziente si faccia vedere: e, almeno su questo, un grande dubbio resta.

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