Si stanno facendo sempre più tesi i rapporti tra Buenos Aires e Londra. Il principale nodo sul tavolo? Quello delle Isole Falkland.
Milei attacca l’Onu e Londra
Parlando la settimana scorsa all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente argentino, Javier Milei, è andato all’attacco dell’Onu e del Regno Unito sulla questione. «Un’organizzazione che si era prefissata di difendere la sovranità territoriale dei suoi membri ha deciso di chiudere un occhio sulla situazione delle Isole Malvinas», ha tuonato. «L’Argentina non resterà con le mani in mano ad aspettare che le Nazioni Unite e la comunità internazionale adempiano al proprio mandato. Prenderemo in mano la situazione», ha aggiunto. In particolare, il leader argentino ha criticato il Sea Lion Project: un impianto di estrazione petrolifera offshore che, situato nel bacino settentrionale delle Falkland, fa capo all’azienda israeliana Navitas Petroleum e alla società britannica Rockhopper Exploration. Ricordiamo che storicamente il governo di Buenos Aires rivendica la sovranità sulle Falkland: il che fu alla base della nota guerra, combattuta tra Argentina e Regno Unito nel 1982.
Il nodo del petrolio
A fine agosto, Donald Trump, che è notoriamente uno stretto alleato di Milei, aveva affermato che gli Stati Uniti avrebbero potuto cambiare la propria posizione rispetto alla questione delle Falkland. Pochi giorni dopo, il presidente argentino aveva criticato il Sea Lion Project. «Gli Stati Uniti stanno valutando questo cambiamento di posizione perché sanno di avere nell’Argentina un partner affidabile, in linea con i valori occidentali, in una posizione strategicamente importante che può rivelarsi un alleato prezioso nei decenni a venire», aveva affermato, minacciando sanzioni contro le società coinvolte nelle trivellazioni nei pressi delle isole. «L’Argentina non resterà a guardare. Qualsiasi ulteriore avanzata nelle Isole Malvinas sarà considerata una violazione della nostra sicurezza nazionale», aveva aggiunto.
La risposta di Downing Street
Parole, quelle di Milei, che avevano suscitato l’irritazione del governo britannico. «Non è la prima volta che i governi argentini rivolgono minacce economiche agli abitanti delle isole. Ribadiamo con fermezza che il diritto all’autodeterminazione degli abitanti delle Falkland si estende al diritto di sfruttare le proprie risorse naturali», aveva affermato Downing Street.
La partita geopolitica
Senza dubbio, guardando alle Falkland, Milei punta innanzitutto a compattare il popolo argentino. In secondo luogo, la sua posizione si inserisce in un quadro geopolitico abbastanza chiaro. La sponda del leader argentino con Trump è, al momento, particolarmente solida. Al contempo, non è un mistero che l’inquilino della Casa Bianca stia aumentando la pressione su Londra: basti pensare a quando, poche settimane fa, ha auspicato l’unificazione dell’Irlanda, innescando numerose polemiche Oltremanica. I rapporti tra Washington e Downing Street sono d’altronde notevolmente tesi su vari dossier: dall’Iran all’immigrazione clandestina. Milei lo ha capito. E ha deciso di inserirsi in questa turbolenza per rivendicare con maggior forza la sovranità argentina sulle Falkland.
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