La Nato provoca, Mosca risponde
Mark Rutte (Ansa)

Mentre l’Ucraina teme un nuovo inverno di guerra, la tensione fra Russia e Nato si rialza presso Kaliningrad, la base russa sul Mar Baltico frapposta tra Polonia e Lituania.

Tensione a Kaliningrad e scambio di accuse tra Mosca e Nato

Ieri la Russia ha avvertito che a un’eventuale azione militare contro l’exclave il Cremlino reagirebbe con «tutto l’arsenale», ovvero anche le armi nucleari tattiche.

È stata l’ambasciata russa in Belgio, non a caso, dato che a Bruxelles ha sede il comando centrale Nato, a diffondere la nota, dopo aver ricordato che l’attività Nato presso Kaliningrad è aumentata a partire dal gennaio 2025, dalle esercitazioni Baltic sentry: «Questa politica avventurista aumenta i rischi di uno scontro armato diretto col nostro paese. La Russia ha i mezzi necessari per respingere un’aggressione ed è pronta a usare tutto l’arsenale di armamenti a sua disposizione per proteggere il proprio territorio in caso di tentativi dei paesi Nato di isolare la regione di Kaliningrad».

La portavoce della Nato Allison Hart ha risposto che «nessuna delle nostre attività o esercitazioni rappresenta un rischio per alcuna parte del territorio russo». Ha aggiunto: «Condanniamo la minaccia dell’uso della forza, compresa la retorica nucleare irresponsabile. Chiediamo alla Russia di por fine alla guerra. L’uso di tattiche ibride da parte russa è segno di disperazione».

Il valore strategico di Kaliningrad e il corridoio di Suwalki

Kaliningrad è la ex-città tedesca di Koenigsberg, dove tre secoli fa nacque il filosofo Immanuel Kant (1724-1804) e fu conquistata dall’Unione Sovietica nel 1945 col territorio limitrofo, relitto della Prussia Orientale.

Rimasta alla Russia post-sovietica, la regione di Kaliningrad è estesa 15.000 chilometri quadrati, quanto la Calabria, e ospita la base navale di Baltysk, preziosa perché sempre libera dai ghiacci, le basi aeree di Chkalovsk e Chernyakovsk, con squadriglie di caccia Sukhoi, e reggimenti di missili balistici Iskander M con testate nucleari tattiche e gittata di 500 chilometri.

L’exclave russa è circondata nell’entroterra da Polonia e Lituania, che si dividono il «corridoio di Suwalki», largo 68 chilometri, che la separa dall’alleata Bielorussia. È vulnerabile e i russi temono un ipotetico assedio Nato come eventuale arma politica di pressione sul Cremlino, da qui il monito.

Lavrov sulla guerra ibrida e i sospetti sabotaggi in Estonia

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha affermato che «l’Europa conduce una guerra contro la Russia». Rispondendo ad accuse occidentali di «guerra ibrida» con droni e sabotaggi, ha spiegato: «Intendete forse dire quando distruggiamo i droni e i missili che la Gran Bretagna e l’Europa continentale forniscono all’Ucraina?

Se ammettete che ci sparano con queste armi e noi le abbattiamo, chiamatela come volete. Se intendete la distruzione delle infrastrutture usate dal regime nazista ucraino, col supporto occidentale, per una guerra contro la Russia, allora ricorriamo alla forza bruta per reprimere una minaccia».

Ieri, il servizio di sicurezza interno dell’Estonia, o Kaitsepolitseiamet (Kapo), ha definito «indirettamente attribuibile alla Russia» un incendio scoppiato lo scorso 15 agosto nell’azienda Milrem robotics di Tallinn, che produce droni terrestri. Già allora vennero arrestati sospetti lettoni ed estoni reputati legati a Mosca.

Incidente aereo in Russia e sviluppi sul fronte ucraino

Ieri, però, un incidente aereo in Russia ha fatto pensare a paralleli sabotaggi ucraini. Un bombardiere gigante Tupolev Tu-95MS è infatti precipitato nella regione dell’Amur, ai confini con la Cina, distruggendosi con la morte di sei aviatori su sette dell’equipaggio a causa del guasto simultaneo di tre motori su quattro.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto che il Belgio fornirà a Kiev «tre caccia F-16» e che ieri «sono stati abbattuti missili balistici russi grazie ai missili antiaerei Nasamsconsegnatici da Usa e Norvegia». Dal canto suo, il ministero della Difesa di Mosca ha diramato che truppe russe hanno espugnato i villaggi di Vesele Pole, nel Donetsk, e Kreidianka, nel Kharkiv.

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