A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, né Kiev né Mosca hanno mai fornito un bilancio completo e verificabile delle vittime, civili e militari. L’ultimo dato ufficiale ucraino risale al 4 febbraio: intervistato da France 2, il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di 55.000 soldati uccisi dal 24 febbraio 2022, contro i 43.000 indicati a dicembre 2024. Lo stesso Zelensky ha ammesso che il numero non restituisce l’intera portata del conflitto, sottolineando che «un gran numero» di persone risulta disperso. Sei mesi fa il ministero dell’Interno di Kiev segnalava oltre 70.000 dispersi ufficiali tra militari e civili, lasciando intuire un impatto ben più ampio.
Sul fronte russo, il 13 febbraio Mediazona e il servizio russo della Bbc hanno confermato 177.433 militari morti, cifra poi salita con l’aggiunta di altri 9.291 nomi. Tra questi figurano 57.200 volontari, 21.400 detenuti reclutati, 17.000 mobilitati e 6.414 ufficiali. Si tratta però di stime basate su fonti aperte e quindi parziali. Il Center for strategic and international studies stima per Mosca quasi 1,2 milioni di perdite complessive tra morti, feriti e dispersi: circa 325.000 i caduti, con un rapporto tra 2,5:1 e 2:1 rispetto a Kiev. Le forze ucraine avrebbero registrato tra 500.000 e 600.000 perdite totali, di cui 100.000-140.000 morti fino a dicembre 2025. Se il ritmo restasse invariato, le perdite combinate potrebbero sfiorare i 2 milioni entro la primavera 2026.
Mentre i combattimenti sul terreno continuano, la Russia - ha denunciato Zelensky - ha lanciato nella notte un’offensiva su larga scala contro l’Ucraina, utilizzando, a suo dire, «quasi 300 droni» e «circa 50 missili di varia tipologia, in larga parte balistici». Le autorità russe hanno disposto una riduzione dei movimenti aerei nei quattro aeroporti della Capitale dopo che le difese hanno neutralizzato undici droni ucraini in avvicinamento a Mosca. A comunicarlo è stata l’agenzia federale per il trasporto aereo Rosaviatsia, precisando che le limitazioni sono state introdotte a scopo precauzionale, per tutelare la sicurezza dei voli. Provvedimenti simili sono scattati anche in altri scali della Russia europea, tra cui Nizhni Novgorod, Saratov, Kaluga e Yaroslavl. Il sindaco di Mosca, Sergey Sobyanin, ha riferito che i sistemi antiaerei hanno intercettato fino a undici velivoli senza pilota diretti verso la metropoli da oltre 13 milioni di abitanti. Già dalle prime ore del mattino, secondo le autorità, 71 droni erano stati abbattuti nelle regioni russe al confine con l’Ucraina. Nel corso della notte, altri 86 dispositivi sarebbero stati distrutti in otto diverse regioni e nella penisola di Crimea annessa. Sul piano diplomatico, entro tre settimane è previsto un nuovo ciclo di colloqui tra le delegazioni di Ucraina e Russia, con la possibilità di un vertice. L’inviato speciale statunitense Steve Witkoff, intervistato da Fox News e citato da Ukrinform, ha spiegato che insieme a Jared Kushner sono state presentate proposte a entrambe le parti. Non si esclude un incontro tra Zelensky e Vladimir Putin entro tre settimane, eventualmente in formato trilaterale con Donald Trump, «La pace può essere raggiunta attraverso il dialogo», ha dichiarato Kirill Dmitriev alla Tass, lodando l’impegno americano per favorire una soluzione della crisi e riattivare le relazioni tra Mosca e Washington. Nel frattempo l’Ue deve confrontarsi con la posizione del premier ungherese, Viktor Orbán, che ha annunciato contromisure dopo il blocco del flusso di petrolio deciso da Kiev sull’oleodotto dell’Amicizia, minacciando lo stop a forniture e sanzioni.
A riportare il focus sulla dimensione umana del conflitto è stato infine papa Leone XIV che, durante l’Angelus, ha evocato il dolore delle vittime, le famiglie spezzate e le cicatrici che segnano intere generazioni. «Ogni guerra rappresenta una lacerazione per tutta l’umanità», ha ammonito, sollecitando un cessate il fuoco immediato, l’interruzione dei bombardamenti e un rilancio deciso del dialogo quale unica via per costruire la pace. Il Pontefice ha quindi invitato i fedeli a pregare per tutte le vittime dei conflitti. Alle sue parole ha fatto eco il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, che su X ha espresso apprezzamento per l’intervento della Santa Sede: «Siamo riconoscenti a Sua Santità per la compassione e la guida morale. Il suo appello alla tregua è quanto mai urgente. L’intera comunità internazionale auspica che la Russia ponga fine alle ostilità e scelga la diplomazia invece di ulteriori attacchi brutali».







