Da Mosca filtrano le condizioni per fermare la guerra ma anche bordate contro il presidente ucraino «che finge di essere un leader». Donald Trump fa sapere: se la vedano loro. Intanto l’Ue sborsa altri 4 miliardi.
Il presidente-attore: «In 7-10 giorni, garanzie stile articolo 5 Nato. Poi vedrò Vladimir Putin». Secondo Bloomberg, Palazzo Chigi preme per un meccanismo di risposta rapida. Intanto gli alleati frenano sulle truppe al fronte.
Sergej Lavrov al leader nemico: «Da vedere se è legittimo che firmi l’accordo». La replica: «Mosca prova a sottrarsi». La resistenza snobba l’Europa: «Più importanti gli Usa».
La stampa loda l’unità ritrovata a sostegno di Volodymyr Zelensky, ignorando che alla Casa Bianca hanno sfilato leader nazionali (incluso Keir Starmer, extra Ue), mentre Bruxelles è stata ininfluente. Ma è già ripartito il coro per ridurre la democrazia a favore dei tecnocrati.
Vladimir Putin chiama Recep Tayyip Erdogan, Istanbul pronta a ospitare il summit con Zelensky. Sergej Lavrov: «Niente garanzie per l’Ucraina decise senza di noi». Gli Usa: «Vanno discusse prima che si parli di cessione di territori».