Il caso di Giulio Regeni si scontra, ovviamente, su un terreno prettamente politico.
Le opposizioni strumentalizzano la storia per fare campagna elettorale contro il governo di Giorgia Meloni, partendo da un assunto che non sta né in cielo né in terra. Dopo la sentenza che ha condannato tre 007 del Cairo per il sequestro del ricercatore friulano, chiedono che l’Italia interrompa subito le relazioni commerciali con l’Egitto. Dimenticando di dire che nessun governo nella storia, nemmeno quelli di sinistra, lo ha mai fatto.
Intanto slitta in commissione Difesa della Camera la discussione e il voto sul rinnovo del memorandum Italia-Egitto. Il testo riguarda la condivisione di tecnologie, cooperazione sugli equipaggiamenti e gestione di situazioni complesse. Motivo ufficiale dello slittamento «l’indisponibilità del relatore, il deputato di Fdi Mauro Malaguti».
Meloni: «Chiudere i rapporti non aiuta»
Meloni avverte: «Siamo di fronte a una sentenza che non è definitiva, ci sono tre gradi di giudizio, all’esito della sentenza ovviamente andrà dato seguito, io non sono tra coloro che ritengono che per risolvere il problema chiudere i rapporti diplomatici con l’Egitto aiuti, piuttosto crea maggiori difficoltà, non è stato questo governo a riaprire le relazioni diplomatiche con Il Cairo, è stato il governo Gentiloni. Forse anche chi ci ha preceduto riteneva che la strada diplomatica potesse aiutare».
Il governo «chiederà il risarcimento» per il sequestro e l’omicidio di Regeni: ma lo farà solo quando la sentenza «sarà passata in giudicato». Le parole del ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, che poco prima aveva invece lasciato intendere che la richiesta italiana sarebbe scattata appena la sentenza dei giudici del tribunale di Roma «verrà depositata», dunque entro 90 giorni quando arriveranno le motivazioni, confermano un atteggiamento prudente del governo.
Il governo aspetta il passaggio in giudicato
Una parte della sentenza, dice la segretaria del Pd, Elly Schlein, è «immediatamente esecutiva» e quindi la premier e il governo devono «intraprendere ogni iniziativa immediata, diplomatica, per far sì che una sentenza di un giudice italiano venga rispettata e attuata».
Sulla stessa linea l’ex premier Giuseppe Conte secondo cui «lo Stato deve favorire il pagamento delle somme, il governo non deve nascondersi, può e deve agire».
Dai dem ai Cinque stelle, l’attacco a Tajani
Il capogruppo dei cinque stelle alla Camera attacca direttamente il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «È vergognoso che un ministro, di fronte a tutto questo, aspetti la sentenza di secondo e terzo grado».
«L’intera vicenda», aggiunge il vicepresidente di Iv-Casa riformista Davide Faraone, «conferma che ogni volta che Tajani apre bocca l’Italia fa una figuraccia nazionale e internazionale». Polemiche che non raggiungono gli avvocati dei tre 007 egiziani, nominati d’ufficio, che fin dall’inizio hanno rappresentato degli imputati di fatto inesistenti. «Proseguiremo nella nostra strada con l’impugnazione in corte d’appello valutando la possibilità di sollevare un’ennesima questione di costituzionalità».
Anche il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, interviene: «I rapporti con l’Egitto sono tenuti dal governo nazionale che fa valutazioni in relazione agli interessi del Paese, ma ci sono anche altre diciamo criticità in corso, che non devono essere sottovalutate. Mi riferisco in particolar modo anche alle persone oggi detenute in Egitto. Quindi penso che anche su questo bisogna avere responsabilità e non appassionarsi alle dichiarazioni televisivo- giornalistiche, che alcuni esponenti politici fanno troppo spesso».
Intanto i genitori di Regeni chiedono che l’Italia non si pieghi all’Egitto: «L’Italia ha proprio ora l’occasione di dimostrarsi intransigente nel rivendicare la propria dignità nazionale, pretendendo che sia dato adempimento a quanto stabilito in sentenza».
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