Con il Presidente degli Stati Uniti andare allo scontro frontale non ha mai portato risultati a nessuno. Nemmeno ai leader europei tanto incensati dalla sinistra. Giorgia Meloni ha fatto bene a mettere alcuni punti fermi senza andare alla rottura.
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2026-04-16
Trump-Meloni, nuovo assalto: «Il rapporto è cambiato». L’Italia ridimensiona il litigio
L'incontro del 17 aprile 2025 alla Casa Bianca tra Giorgia Meloni e Donald Trump (Ansa)
Per l’inquilino della Casa Bianca, Roma è stata «negativa», ma «continua a sfruttare Hormuz». Tajani: «Non si tratta di una vera crisi». La Russa: «Nulla è insanabile».
All’indomani dell’attacco contro il premier Giorgia Meloni, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non ha mostrato alcuna intenzione di fare dietrofront. Durante un’intervista rilasciata a Fox Business per commentare gli sviluppi sul fronte mediorientale, ha lanciato nuove stoccate, sentenziando che Meloni «è stata negativa».
Oltre a mantenere il punto, dopo che martedì aveva già tacciato il presidente del Consiglio di «mancanza di coraggio», ieri il tycoon, abituato ai giri di valzer, non ha escluso un cambiamento nelle relazioni tra i due alleati: «Chiunque abbia rifiutato il proprio aiuto nella gestione della situazione con l’Iran, con quel Paese non abbiamo più lo stesso rapporto». E non si è risparmiato nel ribadire la vulnerabilità italiana riguardo al petrolio. Se al Corriere della Sera aveva detto: «A voi italiani piace il fatto che la vostra presidente non stia facendo nulla per ottenere il petrolio?», anche nell’intervista a Fox Business ha affermato: «Giusto per vostra informazione: l’Italia riceve grandi quantità di petrolio dallo Stretto di Hormuz».
Dalla maggioranza, che ha espresso a più riprese la vicinanza a Giorgia Meloni e la ferma condanna alle parole del tycoon contro il premier e papa Leone XIV, emerge un’interpretazione comune in merito alla solidità dei rapporti bilaterali. A stemperare i toni e a ridimensionare l’impatto dei contrasti è stato infatti il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, durante un punto stampa a Berlino. Assodato che «un rapporto di alleanza e di amicizia come quello fra l’Italia e gli Stati Uniti debba essere fatto di lealtà e rispetto» a cui il nostro Paese non è mai venuto meno, il vicepremier ha sottolineato che si tratta meramente di «una divergenza d’opinioni». Esclusa quindi l’esistenza di una crisi tra i due Paesi, Tajani ha sottolineato: «Non è un confronto franco su questioni dove non si è d’accordo a poter lacerare le relazioni tra l’Italia e gli Stati Uniti». E visto che «quando non si è d’accordo lo si dice», Tajani ha ricordato: «Non abbiamo condiviso le parole a proposito del Santo Padre, come non abbiamo condiviso le parole sulla Groenlandia perché abbiamo una posizione diversa, così come non abbiamo partecipato alla guerra in Iran perché non è la nostra guerra. Ma questo non significa non avere buone relazioni con gli Stati Uniti».
Anche secondo il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, le relazioni tra Roma e Washington non sono in discussione: «I rapporti con gli Stati Uniti sono e continueranno a essere positivi, non è qualche caduta di stile di queste ore a mettere in discussione il rapporto tra l’Italia e gli Stati Uniti». Oltre ad augurarsi che «smettano gli attacchi al Papa», Salvini, riferendosi alle immagini blasfeme postate da Trump, ha fatto presente: «Mettersi sui social nei panni di Gesù Cristo non penso che aiuti la pace o la credibilità di nessuno». Tra l’altro, ha invitato a prendere con le pinze le dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti in merito alla fine del conflitto in Medio Oriente: «Se la guerra, come dice Trump, finisce tra una settimana, tanto meglio, ma la guerra a parole di Trump è già finita parecchie volte e non è ancora finita. E quindi se dovesse ancora andare avanti alcune settimane, non vogliamo lasciare a piedi gli italiani». Poco prima del nuovo affondo del capo della Casa Bianca contro Meloni, il vicepremier ha ribadito il «totale sostegno all’attività del governo e del presidente del Consiglio da tutti i punti di vista. Se Trump attacca il Papa sbaglia, se attacca il governo italiano sbaglia».
Dello stesso avviso è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Non c’è niente di insanabile perché la Meloni e il governo italiano sanno benissimo che anche nei rapporti di amicizia la chiarezza è d’obbligo». E quindi «nessuno come la Meloni è stata così chiara nel dire “sono d’accordo con certe scelte di Trump“», ma è altrettanto vero che «nessuno come la Meloni è stata così chiara, quando non è stata d’accordo, nel dire “non sono d’accordo con alcune dichiarazioni di Trump“». Il presidente del Senato ha anche ricordato come fosse inevitabile la presa di posizione del premier contro gli insulti che il tycoon ha rivolto al pontefice: «Giorgia Meloni non può e non avrebbe mai potuto stare in silenzio di fronte a un atteggiamento nei confronti del Papa come quello che si è verificato da parte del presidente Trump, come cattolica e come presidente del Consiglio».
Pare che non si intravedano criticità all’orizzonte in ambito commerciale. A rassicurare su questo fronte, prima però dell’ultima invettiva di Donald Trump, è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. A Radio24 ha infatti dichiarato che «non ci sarà nessun contraccolpo commerciale dopo lo scontro tra il presidente del Consiglio, Meloni, e il presidente degli Stati Uniti, Trump», considerato il fatto che è «anche grazie al governo italiano, responsabile e lungimirante, che l’Ue ha ratificato un accordo con gli Usa per dazi orientativi del 15 per cento che i nostri prodotti hanno saputo oltrepassare». Oltretutto, «il consumatore americano ha dimostrato in questi mesi di non aver nessuna intenzione di rinunciare al made in Italy». Urso ha anche aggiunto: «Tutti hanno compreso che la Meloni ha tutelato l’immagine e l’interesse nazionale. Noi riconosciamo al Sommo pontefice il suo Magistero che deve esercitare al meglio e credo che lo comprendano bene anche gli americani e l’amministrazione degli Stati Uniti».
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Giorgia Meloni e Donald Trump a Sharm el Sheikh nell'ottobre 2025 (Ansa)
«Che barba, che noia; che barba, che noia». A sentire certe argomentazioni del Pd viene proprio in mente il celebre siparietto fra Sandra Mondaini e Raimondo Vianello, con lei a scalciare sotto le coperte e lui a leggere il giornale mentre sono a letto. Non passa giorno senza che qualche esponente del Partito democratico si alzi e reclami un chiarimento da parte del presidente del Consiglio.
Il premier spagnolo Pedro Sánchez dice che non concederà le basi militari agli americani, che peraltro non gliele avevano chieste perché Madrid non ne ha di condivise? Qualche onorevole si sveglia la mattina e chiede a Giorgia Meloni di fare altrettanto anche se l’Italia ha da sempre accolto sul suo territorio distaccamenti di forze degli Stati Uniti. Il premier inglese nicchia nel concedere atterraggi e partenze dei caccia dell’aviazione americana dagli aeroporti gestiti dalla Raf di sua maestà britannica? Anche se poi Keir Starmer ha fatto marcia indietro, l’opposizione chiede che il capo del nostro governo faccia altrettanto.
L’ultima uscita è di ieri. Siccome una giornalista del Corriere della Sera ha raggiunto al telefono il presidente americano Donald Trump e gli ha strappato qualche frase, tra cui un paio in cui elogia Giorgia Meloni e l’Italia, il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano, ha preso cappello. «Quella di Trump è un’affermazione grave e inquietante. Il presidente del Consiglio deve smentire. Gli italiani hanno diritto di sapere la verità». E che ha detto di tanto grave l’inquilino della Casa Bianca per meritare Meloni una così vibrata ingiunzione a chiarire? Niente di che. Rispondendo a Viviana Mazza, il presidente americano ha detto non solo di amare l’Italia, ma che il premier è un ottimo leader aggiungendo, a proposito dell’invio di una nave a difesa di Cipro dopo l’attacco subito da parte iraniana, che Giorgia Meloni «cerca sempre di aiutare. È una mia amica». Ebbene, che cosa c’è da smentire? Il capo del governo deve dire di non essere un’ottima leader? Oppure deve negare di essere amica di Trump? Che cosa ha fatto agitare Provenzano e compagni? La frase in cui il presidente americano dice che il capo del nostro governo è «sempre pronto ad aiutare»? E che cosa c’è di male? Per far contento il Pd, Trump doveva sostenere che Meloni si mette sempre di traverso e ostacola ogni cosa?
Ovviamente mi è ben chiaro perché a sinistra si agitano. A loro farebbe piacere che il governo impedisse decolli e atterraggi dei velivoli americani dalle basi disseminate lungo la Penisola anche se, al momento, non risulta che aerei partiti da Aviano o da Sigonella abbiano bombardato l’Iran. Anzi, se fosse possibile reclamerebbero la chiusura di tutte le basi, da Vicenza a Livorno, così da prendere le distanze dallo Zio Sam. Peccato che aeroporti e centri operativi in cui sono di stanza truppe americane esistano da decenni e che nel passato nessuno degli esponenti del Pd che si sono succeduti al governo si sia mai posto il problema di limitare l’operatività militare degli Stati Uniti sul territorio italiano. Anzi, quando Massimo D’Alema era a Palazzo Chigi, la agevolò. Ho ricordato nei giorni scorsi di quando i Tornado italiani, insieme a quelli americani e tedeschi, bombardarono Belgrado. All’epoca nessuno si indignò per l’uso e l’abuso (il Parlamento non ne sapeva nulla) delle basi americane in Italia. E nessuno chiese a D’Alema di smentire ciò che disse il suo ministro della Difesa, Carlo Scognamiglio, il quale, con una lettera al Corriere, chiarì che il governo presieduto per la prima volta da un ex comunista era nato proprio per consentire all’Alleanza atlantica di intervenire in Kosovo, cioè di bombardare la Serbia. Romano Prodi si era dimesso, ma non si poteva andare a nuove elezioni perché c’era da fare la guerra (senza dirlo agli italiani).
Queste sì erano dichiarazioni gravi e inquietanti, per usare le parole di Provenzano. Ma all’epoca nessuno a sinistra fiatò. Forse per la troppa vergogna. Che adesso evidentemente i compagni non conoscono.
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Giorgia Meloni (Ansa)
Il tycoon accoglie il premier negli Stati Uniti con tutti gli onori: «Leader mondiale e amica». Poi chiarisce: «Siete il primo alleato, se lei resta». Il capo dell’esecutivo: «Usa e Unione si parlino con franchezza».
Donald Trump accetta l’invito a Roma di Giorgia Meloni per parlare con l’Europa. Un risultato straordinario della visita a Washington di ieri del nostro premier.
Giorgia Meloni arriva alla Casa Bianca alle 18.03 (ora italiana), due minuti in anticipo sul programma, e viene accolta da Donald Trump con un saluto molto speciale. «È una una grande persona», dice il tycoon rivolto ai giornalisti. Il clima è più che sereno: i sorrisi sono spontanei, sinceri, si respira un’atmosfera di grande amicizia e rispetto reciproco tra Trump e la Meloni. I due rispondono subito alle domande della stampa: «Giorgia Meloni mi piace molto», dice il presidente degli Stati Uniti, «è una dei veri leader del mondo. Una premier eccezionale e sta facendo un lavoro eccezionale in Italia. Ha tanto talento. È una giovane leader, sono molto orgoglioso di trovarmi qui con lei, non può andare meglio di così». Non manca un siparietto goliardico: «Non posso fare meglio di così, vero?», scherza Trump rivolgendosi alla Meloni; «No, no, per me basta così...», risponde lei. Trump sciorina ottimismo anche sulla possibilità di un’intesa sui dazi con l’Europa: «Sono fiducioso al 100% che faremo un accordo commerciale equo con l’Ue, perché pensate che non ci dovrebbe essere? Certo che ci sarà l’accordo, loro lo vogliono moltissimo. E noi faremo un accordo commerciale, lo prevedo in pieno, e sarà un accordo equo. Rafforzeremo entrambe le sponde dell’Atlantico. Gli accordi commerciali per evitare la guerra dei dazi arriveranno a un certo punto, non abbiamo fretta. Se abbiamo una lista di Paesi con i quali fare accordi prioritari? Tutti sono nella mia lista prioritaria», risponde Trump, «noi abbiamo qualcosa che tutti vorrebbero e voi lo capirete». Non solo: «Gli Stati Uniti», aggiunge Trump, «faranno un buon accordo con la Cina sui dazi. Nessuno può competere con noi».
Mostra fiducia sulla possibilità di evitare una guerra commerciale tra Usa e Europa anche Giorgia Meloni: «Io sono sicura che si possa raggiungere un accordo», dice il presidente del Consiglio a proposito della trattativa Usa-Ue sui dazi, «e sono qui per dare una mano. Credo che ci si debba parlare con franchezza e trovarsi a metà strada. Vorrei invitare il presidente nel nostro Paese e capire se c’è la possibilità quando viene di organizzare un incontro con l’Ue. Bisogna parlare con schiettezza delle esigenze reciproche», aggiunge la Meloni, «l’obiettivo della mia visita a Washington è rafforzare l’Occidente. Dobbiamo dialogare: possiamo crescere insieme e uscirne più forti. Qualcuno mi chiama nazionalista occidentale, non so se sia l’espressione corretta ma sono sicura che insieme siamo più forti. È per questo che sono qua. Se non pensassi che gli Usa sono un partner leale non sarei qua». La Meloni garantisce che l’Italia intende raggiungere il 2% del Pil per la difesa. L’annuncio ci sarà al prossimo vertice della Nato: «Aumenteremo le spese al 2% come richiesto. L’Europa», sottolinea la Meloni, «è impegnata a fare di più, sta lavorando sugli strumenti per consentire agli Stati membri di aumentare le spese per la Difesa. Siamo convinti che tutti debbano fare di più». «L’Italia arriverà al 2%» sottolinea Trump, «i soldi nella difesa non bastano mai».
Trump e la Meloni raggiungono la cabinet room per il pranzo bilaterale insieme alle rispettive delegazioni. Con Trump ci sono il vicepresidente, JD Vance, il segretario al Tesoro, Scott Bessent, il consigliere per la sicurezza nazionale, Mike Waltz, e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Al termine, il classico briefing con i giornalisti nello Studio ovale: «Giorgia Meloni», esordisce Trump, «ha fatto un ottimo lavoro. È un’amica, abbiamo un ottimo rapporto. Ha preso d’assalto l’Europa. Il rapporto tra i nostri Paesi è ottimo: abbiamo parlato di commercio e di molti altri temi a pranzo. È un onore averla qui, sta facendo un lavoro fantastico, tutti la amano e la rispettano. Abbiamo tanti italiani in questo Paese, e hanno votato per Trump e amano Trump. L’Italia può essere il miglior alleato degli Stati Uniti se la Meloni resta premier». «Lo scambio», sottolinea la Meloni, «è stato molto fruttuoso. Investimenti, commerci, sono argomenti di cui si parlerà molto. Io parlo di Occidente, che non è uno spazio geografico, ma uno spazio di cultura. Ci sono disaccordi tra le due rive dell’Atlantico, è il momento di trovare una soluzione. La ringrazio per aver accettato il nostro invito a Roma», dice il premier rivolgendosi a Trump, «è un’occasione per un incontro con l’Europa. Condividiamo molte battaglie, l’obiettivo è rafforzare l’Occidente». «L’Italia», sottolinea Trump, «è stata molto utile nel sostegno all’Ucraina. Siamo vicini alla fine della guerra ma vedremo nei prossimi giorni».
La Meloni sottolinea di aver discusso con Trump le opportunità di cooperazione nei campi della difesa, dell’economia, dello spazio e dell’energia, e a questo proposito conferma che l’Italia incrementerà le importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. «L’Italia dovrà aumentare le importazioni energetiche», dice la Meloni, e stiamo cercando di sviluppare anche il nucleare, questo è un asse di lavoro. Non abbiamo parlato di Starlink». «Ci stiamo arricchendo con i dazi», argomenta poi Trump, «stavamo perdendo molti soldi. Abbiamo messo penalità sul Canada e sulla Cina. Cosa che prima non era avvenuta ma qualcuno prendeva forse soldi dalla Cina. Da cui ora stiamo prendendo, grazie alle mie tariffe, 700 miliardi di dollari». La Meloni parafrasa il famoso Make America Great Again: «Per me», dice, «l’obiettivo è rendere l’Occidente grande di nuovo e credo che potremo farlo insieme».
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