È un vertice Nato assai delicato quello che inizierà oggi ad Ankara. E il padrone di casa, Recep Tayyip Erdogan, punta a sfruttarlo per uscirne rafforzato. Il presidente turco cercherà infatti di inserirsi nei turbolenti rapporti tra Washington e gli alleati europei, per consolidare la sponda con la Casa Bianca, aumentare il proprio potere contrattuale con l’Ue e, in definitiva, aumentare il peso geopolitico di Ankara.
Del resto, Donald Trump si avvia al vertice profondamente irritato con l’Alleanza atlantica: non solo sta pianificando di ritirare una parte delle truppe statunitensi dal Vecchio continente ma, ad aprile, è addirittura tornato a ventilare l’ipotesi di abbandonare la Nato. In questo clima teso, i dossier sul tavolo, oggi e domani, saranno numerosi.
Gli europei cercheranno innanzitutto di dimostrare a Trump di aver incrementato le proprie spese per l’Alleanza atlantica a seguito del summit dell’anno scorso all’Aia. Ricordiamo che il presidente americano accusa storicamente gli alleati di non contribuire abbastanza alla Nato dal punto di vista finanziario. «Nel 2025 gli alleati europei e il Canada hanno aumentato di oltre 139 miliardi di dollari i loro investimenti nelle esigenze fondamentali di difesa», recita una bozza di dichiarazione visionata ieri da Reuters. «Constatiamo che gli alleati europei e il Canada stanno già investendo circa il 4% del loro Pil in difesa e sicurezza», ha precisato, sempre ieri, il segretario generale della Nato, Mark Rutte. Secondo Euractiv, la Spagna sarebbe pronta a dare nuovamente battaglia contro l’aumento delle spese invocato dalla Casa Bianca. Tuttavia, funzionari tedeschi hanno fatto sapere alla testata che gli altri alleati europei non sarebbero intenzionati a spalleggiare politicamente Madrid.
Un secondo tema sul tavolo riguarderà l’approvvigionamento militare. Oggi, insieme al vertice, si terrà anche un forum sull’industria della Difesa, che, secondo la Nato, «si concentrerà sui progressi compiuti dagli alleati verso il raggiungimento dello storico obiettivo Nato di investimenti del 5% nel settore della difesa e su come questi fondi vengano impiegati per generare una maggiore produzione, cooperazione e appalti congiunti nel settore della difesa». Stando a Reuters, durante il forum, verranno annunciati accordi dal valore di decine di miliardi di dollari. Fonti americane hanno inoltre riferito a Euractiv che Washington potrebbe vendere agli europei missili Tomahawk. Non è del resto un mistero che l’amministrazione Trump punti, con buona pace della Francia, a una più stretta cooperazione con il Vecchio continente nel settore della difesa.
Venendo alle crisi geopolitiche, il vertice di oggi si occuperà anche di Ucraina. Non solo è stato invitato Volodymyr Zelensky ma i leader della Nato dovrebbero altresì impegnarsi, per il 2026, a fornire a Kiev 70 miliardi di dollari in equipaggiamento militare e addestramento. Trump, dal canto suo, ha detto ieri che al summit si parlerà anche di una possibile conclusione della guerra russo-ucraina. Sul tavolo potrebbe poi esserci la crisi iraniana. Notoriamente il presidente americano ha accusato gli europei di non aver fornito adeguata assistenza agli Usa sulla questione di Hormuz. Si teme quindi che, durante il summit, Trump possa criticare duramente gli alleati. È anche per questo che, nella bozza di dichiarazione in fase di stesura, gli europei sarebbero intenzionati a sostenere che Teheran non possa acquisire l’arma atomica e debba garantire la libertà di navigazione a Hormuz.
Ecco, è in queste turbolenze tra la Casa Bianca e gli europei che punta a inserirsi Erdogan. Nelle scorse settimane, Trump, che dovrebbe avere un bilaterale con il sultano a margine del vertice, ha intensificato i suoi elogi del presidente turco. Ha, in particolare, detto che si recherà ad Ankara principalmente per lui, divenendo così il primo inquilino della Casa Bianca a visitare la Turchia dal 2015. È probabile che il presidente americano consentirà la vendita dei caccia F-35 ad Ankara: quest’ultima era stata esclusa dal programma nel 2019, dopo che aveva acquistato sistemi missilistici russi S-400. Tuttavia, Erdogan guarderà anche all’Ue. Secondo Reuters, cercherà di fare progressi nell’acquisto di sistemi di difesa missilistica italo-francesi Samp/T. D’altronde, il sultano punta a rendersi sempre più indispensabile per Bruxelles: martedì, ha ricevuto l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, la quale ha definito la Turchia un «partner chiave in materia di sicurezza, migrazione ed energia, nonché un Paese candidato all’adesione all’Ue».
Insomma, il sultano spera di utilizzare il vertice Nato per ribadire e rafforzare la propria centralità geopolitica, giocando contemporaneamente su più tavoli. Approfittando della frattura tra Stati Uniti e Europa, Erdogan mira a diventare indispensabile per entrambi. Tutto questo, mentre sta irrobustendo la sua influenza su varie aree del globo, come Corno d’Africa, Medio Oriente, e Asia meridionale. Ankara ha recentemente consolidato i rapporti con il Pakistan e, al contempo, ambisce a ritagliarsi il ruolo di punto di riferimento di un blocco sunnita che va dal Qatar alla Siria, passando per l’Egitto e l’Arabia Saudita. Senza poi trascurare che la Turchia, sempre più in rotta con Israele, intrattiene buoni rapporti con l’Iran. Non a caso, Benjamin Netanyahu ha auspicato ieri che Trump non venda gli F-35 al governo turco. Resta quindi da chiedersi quale sarà il costo politico di questa progressiva centralità di Ankara. E, soprattutto, se a Washington e a Bruxelles questa domanda se la siano posta.
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