Vladimir Putin Trump Polonia Ucraina
Vladimir Putin (Ansa)

Per la festa per i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti, il presidente russo Vladimir Putin ha telefonato al collega americano Donald Trump rilanciandone l’importanza come mediatore nella guerra con l’Ucraina, specie in vista del vertice Nato in programma ad Ankara il 7-8 luglio.

A dar conto del colloquio, durato 90 minuti, è stato il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov: «Il presidente americano ha confermato ancora una volta la sua disponibilità a lavorare per una rapida fine dei combattimenti e a trovare soluzioni per superare la crisi».

Stando al portavoce, Putin ha spiegato a Trump che «le forze armate russe stanno avanzando liberando una località dopo l’altra». In particolare, lo zar ha sbandierato l’importante conquista di Kostantinivka, che minerebbe la tenuta della catena di città-fortezze ucraine nel Donbass. Conquista negata però da Kiev, che secondo i russi «si rifiuta di accettare la proposta di consegna delle salme dei caduti ucraini nei combattimenti in città».

Anche il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha chiamato Trump per gli auguri in occasione della festa nazionale Usa e ha parlato di una telefonata «molto positiva» da cui emerge che «la determinazione americana sarà cruciale per porre fine alle ostilità». Mosca e Kiev puntano entrambe sulla mediazione americana, ma sanno anche che Washington dovrà prima risolvere i difficili negoziati con l’Iran. Non a caso fonti russe sostengono che gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner potrebbero andare a Mosca «entro la fine di agosto», ma è presto per conferme ufficiali. Di certo, come sottolinea Politico, Trump si appresta ad andare al vertice Nato concentrandosi sulle richieste agli alleati di aumentare le spese militari per comprare armi di fattura americana, trasformando l’alleanza in un «bancomat in favore delle armi Usa».

Da Mosca giungono anche minacce alla Polonia per il suo appoggio industriale alla costruzione dei droni utilizzati in massa dall’Ucraina. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha infatti dichiarato: «In Polonia ci sono molte aziende che producono droni, i quali poi volano verso di noi e attaccano le nostre forze armate. Non c’è niente di buono in ciò. Non vorrei certo trasformarmi in un profeta di sventura, intendiamoci, ma il fatto che questo stia accadendo in Polonia è semplicemente un dato di fatto». «Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza», ha chiosato con una non troppo velata minaccia, aggiungendo che «è in corso una guerra, una vera guerra» perché «Berlino, Parigi, L’Aia, Oslo e, purtroppo, Washington sono alle spalle di Kiev». Peskov ha anche affermato di aspettarsi provocazioni dall’ Ucraina in vista del vertice Nato.

In Polonia, peraltro, ci sono polemiche interne sulla probabile fornitura in segreto, senza informare i parlamentari di Varsavia, di missili antiaerei Patriot a Kiev decisa lo scorso marzo dall’attuale governo. Perciò ieri il vicepremier e ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha annunciato che declassificherà tutte le informazioni sulle consegne militari polacche all’Ucraina fra 2022 e 2026. Che nell’Ue ci siano posizioni differenziate lo ha confermato ieri il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius ripetendo il diniego di Berlino alla consegna all’Ucraina dei missili da crociera Taurus di fabbricazione germanica, con raggio d’azione di oltre 500 chilometri.

Zelensky ha sentito il presidente francese Emmanuel Macron chiedendo che l’Europa sia parte del negoziato, non lasciando l’iniziativa al solo Trump. E ha detto che la Russia ha usato nell’ultima settimana circa 2.200 droni contro l’Ucraina, oltre a 1.730 bombe. Solo ieri i russi hanno lanciato su tutta l’Ucraina 125 droni e quattro missili. Fra gli obiettivi colpiti, una stazione di distribuzione del gas nella regione del Chernihiv, centrata da un drone Geran, la versione russa dello Shahed iraniano. Un altro raid russo a Bogoduhiv, nella regione di Kharkiv, ha causato almeno due morti. Gli ucraini, dal canto loro, hanno colpito con droni l’aeroporto di Hvardiiske, in Crimea, usato dai caccia russi, e due ponti nel Donetsk, utilizzati per la logistica, oltre a depositi di munizioni nel Donetsk, Luhansk e Kherson. Danneggiate anche infrastrutture energetiche nella parte occupata della regione di Zaporizhia, in una lotta senza quartiere.

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