L’Iran a Francia e Uk: state lontani da Hormuz
(Ansa)

Sono iniziati ieri a Teheran i funerali dell’ayatollah Alì Khamenei, Guida Suprema dell’Iran per 37 anni, fino allo scorso 28 febbraio, quando fu ucciso da missili americani. Una folla oceanica si è radunata nella capitale, mentre le autorità ammonivano i Paesi occidentali sul controllo dello stretto di Hormuz, questione che, insieme al programma nucleare, è la principale dei negoziati con gli americani. Al Arabiya ha anticipato che si terranno l’11 luglio in Pakistan i prossimi colloqui Usa-Iran, che verteranno su sanzioni, beni iraniani congelati all’estero e nucleare, ma la composizione della delegazione iraniana verrà decisa solo dopo la fine dei funerali.

Si calcola affluiscano a Teheran fra le 15 e le 20 milioni di persone. Chiamata ai fedelissimi dopo le proteste di piazza di gennaio, che illusero Usa e Israele di un ipotetico crollo del regime, contribuendo a una guerra avventata. Secondo il Comune di Teheran, ieri «dalle 5.30 alle 15, con la cerimonia per l’imam martire, sono state trasportate 2,2 milioni di persone con la metropolitana». La folla scandiva slogan sventolando bandiere rosse, simbolo di vendetta per gli sciiti: «Morte all’America, morte a Israele».

La bara di Khamenei era in una teca di vetro e sopra di essa poggiava un turbante nero. A fianco, le bare di suoi famigliari ammazzati nel medesimo attacco aereo, la figlia, il genero, la nuora e due nipoti, fra cui la piccola Zahra Golpaygani, di 14 mesi. La bara di Khamenei resterà nella moschea Mosalla fino a lunedì, quando verrà portata in processione. Poi ci saranno cerimonie martedì a Qom, città santa iraniana dove albergano le accademie coraniche degli ayatollah. Si proseguirà mercoledì nelle città sante sciite irachene di Najaf e Kerbala, finché giovedì avverrà la sepoltura a Mashhad, città natale di Khamenei e sede del santuario in cui riposa l’imam Reza, alias Alì al Rida, vissuto nell’800 dopo Cristo. Le misure di sicurezza sono imponenti, con polizia, pasdaran e basj, la milizia popolare. Per indiscrezioni da Die Welt, le autorità iraniane ritengono che, fra calca e caldo, «fino a 3.000 morti non sarebbero un problema».

Allestite 400 tende della Mezzaluna Rossa e riserve d’acqua, prevedendosi 35 gradi. Ai funerali dell’ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore del regime e predecessore di Khamenei, morto nel 1989, arrivarono a Teheran 10 milioni di persone e si ebbero, ufficialmente, otto morti, mentre alle esequie del generale Qasem Soleimani, ucciso nel 2020 da un drone americano, morirono 56 persone.

Non ci sarà il figlio ed erede, nuova Guida suprema, Mojtaba Khamenei. Stando al New York Times vorrebbe assistere almeno alla sepoltura giovedì, ma gli agenti di sicurezza lo hanno sconsigliato per motivi di sicurezza e forse anche perché reca ancora gravi ferite per i raid. Fra gli ospiti stranieri, l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, un delegato del Congresso del popolo cinese, il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il presidente iracheno Nizar Amedi, delegati di Hezbollah e il presidente del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani. Medvedev, incontrando il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, lo ha avvertito che «sarà difficile un accordo con gli americani». Per Sharif «la mediazione sarà impossibile senza il presidente turco Recep Erdogan».

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha accolto delegazioni di Hezbollah e Hamas, giunte a omaggiare l’imam, fra cui Muhammad Ismail Darwish, capo del Consiglio della Shura di Hamas. Il nuovo comandante della Marina dei pasdaran, contrammiraglio Ali Ozmaei, ha invocato «una punizione divina» su America e Israele. La strategia marittima resta centrale. Dopo che Francia e Gran Bretagna hanno posto le basi di una missione navale internazionale nello stretto di Hormuz accordandosi con l’Oman in relazione alle sue acque territoriali, ecco la reazione di Teheran. Il viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, ha ammonito: «Lo stretto di Hormuz non è un palcoscenico per esibizioni militari di potenze extraregionali. La sua sicurezza spetta agli Stati rivieraschi e chi crea crisi sarà responsabile delle conseguenze delle sue avventure».

L’Iran è pronto a concedere «condizioni speciali alla Cina e ai Paesi amici», ha detto l’ambasciatore iraniano a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli, che ha rilanciato sui pedaggi: «Ci saranno accordi per la gestione del passaggio con la cooperazione dell’Oman. Le tariffe saranno applicate per garantire il passaggio sicuro delle navi dallo Stretto e coprire i costi delle conseguenze ambientali, senza contrasto con il diritto internazionale del mare».

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