Cinquantatré ore. Tanto è bastato agli inquirenti monegaschi per identificare la principale sospettata dell’attentato commesso lunedì a Monaco contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev e smontare il tentativo di depistaggio messo in atto dalla donna ora ricercata.
Gli investigatori stanno infatti dando la caccia ad Anastasiia Berezovska, cittadina ucraina di 39 anni residente in Germania, identificata attraverso una Red notice dell’Interpol. Secondo la ricostruzione degli inquirenti del Principato di Monaco, la donna si sarebbe travestita da uomo per compiere l’attacco. In un primo momento le immagini delle telecamere di sorveglianza avevano infatti portato a ritenere che l’autore fosse un uomo con il volto in gran parte coperto da un cappello nero, pantaloni chiari e maglia scura. Un’analisi più approfondita dei filmati e la testimonianza di una persona entrata in contatto con la sospettata hanno però consentito di orientare le indagini verso una donna, che nei giorni precedenti avrebbe effettuato diversi sopralluoghi nella zona.
La donna sospettata di aver piazzato il pacco bomba azionato con un telecomando che lunedì scorso ha gravemente ferito Ermolaev, la compagna e il figlio tredicenne avrebbe però agito con almeno un complice. Lo ha dichiarato ieri il procuratore aggiunto del Principato di Monaco, Morgan Raymond, secondo cui la dinamica dell’attentato «sembra indicare che la persona che ha collocato l’ordigno esplosivo non abbia agito da sola». Secondo gli elementi in mano agli inquirenti, la famiglia dell’oligarca ucraino al momento dell’agguato stava tornando da una cena in riva al mare al momento dei fatti. La sospettata avrebbe «estratto un pacco nascosto in una borsa», prima di recarsi sulla soglia dell’edificio per verificare l’identità delle vittime. L’ordigno sarebbe stato poi azionato tramite «un telecomando», ha precisato il procuratore.
Secondo quanto trapela da fonti vicine all’indagine, gli inquirenti sarebbero riusciti a ricostruire le celle agganciate dal telefono che era stato visto nelle mani della persona che depositava l’ordigno in diverse inquadrature.
I suoi movimenti sono così stati ricostruiti nel dettaglio: poco prima delle 21 di lunedì, la donna ha individuato la famiglia ucraina nel quartiere che ruota intorno la Place des Moulins e avrebbe cominciato a seguirla, comparendo nei video di diverse telecamere di sicurezza. A un certo punto, quando gli Ermolaev si sono avvicinati alla loro abitazione, la donna li ha superati per precederli e si è fermata circa 10 metri davanti a loro, salendo i tre gradini davanti al portone d’ingresso e lasciando in terra il pacco bomba. Poi, molto velocemente, si è allontanata quanto bastava per verificare che la famiglia entrasse nella palazzina. Nel momento in cui Anna Nasobina, compagna dell’oligarca è passata vicino all’ordigno il comando a distanza ha provocato l’esplosione. La donna ha perso entrambe le gambe ed è ancora oggi in prognosi riservata.
Secondo il magistrato, dopo l’attentato Berezovska è fuggita a bordo di un’auto a noleggio, con targa tedesca, attraverso la Francia e l’Italia. Dopo aver attraversato il territorio italiano la stessa sera dell’attacco, entrando da Ventimiglia, la sospettata si sarebbe diretta immediatamente verso il confine svizzero senza effettuare soste.
In una precedente ricostruzione fornita dal quotidiano Le Parisien, emergeva che l’attentatrice – che sarebbe residente a Francoforte – avrebbe lasciato a piedi il Principato di Monaco, camminando fino al confinante comune francese di Beausoleil, dove avrebbe recuperato l’auto, per poi dirigersi verso l’Italia.
Nei giorni scorsi, le autorità monegasche avevano anche fermato due uomini, che sono stati trattenuti mercoledì e giovedì, per poi essere rilasciati dopo gli interrogatori.
Nella scheda dell’Interpol, Berezovska viene descritta con i capelli castani e riconoscibile anche per un tatuaggio, «probabilmente raffigurante un serpente», sul braccio destro, che si estende dalla spalla fino al gomito. Alla scheda sono allegate due foto, in cui la donna indossa una maglietta bianca a strisce scure; in una delle immagini, scattata in strada, la donna tiene nella mano sinistra quello che sembra essere un dispositivo elettronico, da cui pende un cavo.
Alle indagini della magistratura monegasca stanno collaborando anche le autorità tedesche, che giovedì hanno disposto una perquisizione dell’abitazione e di un’auto riconducibili alla ricercata. L’operazione, svolta dalla polizia dell’Assia è avvenuta nell’ambito di una richiesta di assistenza giudiziaria internazionale avanzata dalle autorità monegasche. Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati possibili elementi di prova che saranno trasmessi alle autorità del Principato di Monaco.
Dopo l’operazione la Procura di Francoforte sul Meno e l’Ufficio territoriale della polizia criminale dell’Assia hanno dichiarato che nei confronti di Anastasia Berezovska è stato emesso un mandato di arresto internazionale.
Il cerchio intorno alla sospettata potrebbe però stringersi presto: nel pomeriggio di ieri l’agenzia Reuters ha pubblicato sul suo sito la notizia, attribuita a una fonte giudiziaria monegasca di un avvistamento della donna proprio a Francoforte.
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