Le Pen sfida i giudici e corre per l’Eliseo
Marine Le Pen (Ansa)

Nonostante una condanna in appello per corruzione, pronunciata ieri, Marine Le Pen non molla e conferma di volersi candidare alle presidenziali francesi, che si terranno la prossima primavera. Ad annunciarlo è stata lei stessa al tg delle 20 di Tf1, dove ha detto anche che ricorrerà in Cassazione: «Avevo detto che non avrei fatto campagna con il braccialetto elettronico. Ma siccome ho la possibilità di presentare un ricorso in Cassazione […] e che il ricorso sospende gli effetti della sentenza, farò campagna senza braccialetto elettronico».

La fondatrice del Rassemblement national ha definito una buona notizia il fatto che «i francesi saranno i giudici perché avranno il diritto di scegliere» il loro futuro presidente. La leader ha anche ribadito una promessa fatta tempo fa. In caso di vittoria alle presidenziali, nominerà Jordan Bardella come primo ministro.

L’intervento al tg ha chiuso una giornata politica estremamente movimentata dopo che la Corte d’appello ha condannato Le Pen a tre anni di carcere, uno dei quali da scontare con braccialetto elettronico. È stata inoltre condannata a 45 mesi di ineleggibilità, di cui 30 con la condizionale, ma la corte ha ritenuto che i 15 mesi rimanenti siano già stati scontati. I giudici hanno anche disposto una multa da 100.000 euro. La sentenza di ieri ha lasciato dunque socchiusa, per Le Pen, la porta delle presidenziali, che si terranno il 18 aprile e il 2 maggio 2027 . Alcuni commentatori politici hanno definito la sentenza «machiavellica» o «pilatesca» perché, rispetto al primo grado, le pene sono state ridotte e le motivazioni politiche sono quasi sparite ma, al contempo, è comparso il braccialetto elettronico, una vera e propria palla al piede per chiunque voglia partecipare a una campagna elettorale.

Oltre a quella della fondatrice del Rassemblement national, ieri sono state pronunciate anche le condanne per i coimputati. Si tratta di personalità che fanno, o hanno fatto, parte a vario titolo dello staff o della squadra dei deputati di Rn al Parlamento Ue. Ci sono: i due eurodeputati Nicolas Bay e Catherine Griset; due ex europarlamentari, Bruno Gollnisch e Fernand Le Rachinel; Guillaume L’Huillier, già capo di gabinetto di Jean-Marie Le Pen; Timothée Houssin e Julien Odoul, attualmente deputati francesi di Rn. Ci sono poi il tesoriere e il commercialista del partito, Wallerand de Saint-Just e Nicolas Crochet. Per loro, le pene detentive richieste (tutte con la condizionale) vanno da otto mesi a tre anni. Sul fronte pecuniario, le sanzioni per i coimputati vanno da 5.000 euro a 70.000 euro. L’ineleggibilità richiesta si colloca tra uno e tre anni, ma per quasi tutti gli imputati è stata esclusa l’esecuzione provvisoria immediata.

Le reazioni alla condanna in appello di Marine Le Pen non si sono fatte attendere. I primi a prendere la parola sono stati i legali della fondatrice di Rn che, per voce dell’avvocato Rodolphe Bosselut, hanno sottolineato come la presidente della Corte abbia parlato della «libertà per gli elettori di avere un candidato». L’avvocato ha detto di essere soddisfatto «in parte» dalla decisione dei giudici ma che, comunque, «è un buon inizio». L’avvocato del Parlamento europeo, Patrick Maisonneuve, ha invece sottolineato che «la Corte ha ripetutamente affermato che il comportamento degli imputati era chiaramente grave» e che «hanno sottratto e rubato denaro ai contribuenti europei».

Tra i politici, i primi ad esprimersi sono stati alcuni esponenti del Partito socialista e dell’estrema sinistra de La France Insoumise (Lfi). Su X, un’eurodeputata di quest’ultimo partito, Manon Aubry, ha scritto che l’Rn è entrato in politica con lo slogan a «testa alta, mani pulite», ma ne esce a «testa bassa, mani sporche», e poi ha arringato gli elettori del suo partito con questo invito: «Nel 2027 facciamo pulizia e li cacciamo!». Per François Ruffin, deputato di sinistra, il fatto che una potenziale candidata alle presidenziali sia stata condannata a portare il braccialetto elettronico «è un indicatore del grado di corruzione nella nazione». La leader dei Verdi, Marine Tondelier, ha sottolineato su X che Marine Le Pen e dieci tra i più alti dirigenti del Rassemblement national sono stati riconosciuti «colpevoli di appropriazione indebita di fondi pubblici». Tondelier ha specificato che la presidente Rn «è una privilegiata. […] Vorrei anche che si scusasse». Durissime le dichiarazioni del deputato socialista Boris Vallaud, rilasciate alla stampa presso l’Assemblea nazionale. Secondo lui spetta a Le Pen porsi la domanda «se, essendo una delinquente, debba candidarsi a una carica pubblica». Il fondatore di Lfi, Jean-Luc Mélenchon, vorrebbe invece «liberare il paese dal Rn». L’ex premier macronista Gabriel Attal, che forse correrà per l’Eliseo, ha detto che quando si è candidati c’è una «dimensione morale».

Dalla Siria, dove si trova in visita ufficiale, il presidente francese Emmanuel Macron si è limitato a dichiarare che «ciò che è salutare per la democrazia è che il presidente non commenti le decisioni giudiziarie».

La vera campagna inizierà tra febbraio e marzo 2027, ma dopo la sentenza di ieri, la corsa all’Eliseo appare più che mai aperta. Stando ai sondaggi, qualsiasi candidato del Rassemblement national arriverebbe in testa al primo turno (tra il 36 e il 38%, secondo un’analisi di Le Figaro e l’Osservatorio politico di Elabe per Les Echos). Tuttavia, le presidenziali sono ancora lontane. Tutto può cambiare e tra i due turni elettorali possono formarsi alleanze politicamente «contro natura» al fine di portare Jean-Luc Mélenchon all’Eliseo. C’è poi l’incognita di qualche altra azione giudiziaria. Il feuilleton continua.

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