Funerale di Stato dell'Ayatollah Ali Khamenei
I funerali di Stato dell'Ayatollah Ali Khamenei (Ansa)

L’Iran si blinda per l’ultimo saluto ad Ali Khamenei e trasforma i funerali della Guida suprema in un evento che unisce sicurezza, propaganda e diplomazia. Le autorità hanno disposto la chiusura dello spazio aereo di Teheran per l’intera giornata del corteo funebre, mentre analoghe restrizioni saranno applicate a Mashhad, città natale dell’ayatollah, dove si terrà la sepoltura.

L’Organizzazione per l’aviazione civile ha precisato che durante le chiusure nessun volo commerciale o privato potrà decollare, atterrare o sorvolare le aree interessate. Le immagini diffuse dall’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, mostrano migliaia di persone con bandiere e striscioni. Tra la folla sono comparsi slogan in inglese che invitano a «uccidere Trump» e «uccidere Bibi», chiedendo vendetta per la morte di Khamenei.

Alla cerimonia ha partecipato anche il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha definito l’ayatollah «un grande studioso e un grande leader che milioni di musulmani ricorderanno». Per la prima volta dopo la morte della Guida Suprema sono apparsi in pubblico tre dei suoi figli, Mostafa, Masoud e Meisam. Continua invece a far discutere l’assenza di Mojtaba Khamenei, nominato suo successore. Non ha preso parte né alle preghiere né alle esequie, e non compare in pubblico dal 28 febbraio scorso. Una circostanza che alimenta indiscrezioni sulle sue reali condizioni. Secondo il New York Times, però, sarebbero stati i responsabili della sicurezza a respingere la sua richiesta di partecipare ai funerali.

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ricevuto separatamente le delegazioni di Hamas e Hezbollah. La delegazione di Hamas, guidata da Mohammad Darwish, ha espresso le condoglianze del movimento e ha aggiornato il ministro sulla situazione nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, definendola «catastrofica» e chiedendo che Israele sia chiamato a rispondere delle proprie azioni. Successivamente Araghchi ha incontrato la delegazione di Hezbollah guidata dall’ex parlamentare Muhammad Fneish, che ha elogiato il sostegno iraniano durante il conflitto con Stati Uniti e Israele. Il ministro ha ribadito il pieno appoggio alla causa palestinese e alla «resistenza» di Hezbollah, ricordando anche Hassan Nasrallah. Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha ribadito che «non c’è pace tra Iran e Stati Uniti» e che Teheran non riconoscerà mai Israele. Sul piano economico riprende la rotta commerciale tra il porto iraniano di Dayyer e quello qatariota di Al-Ruwais, sospesa per cinque mesi a causa della guerra. Nello Stretto di Hormuz il traffico resta stabile ma senza segnali di ripresa significativa. Secondo Ukmto, il rischio è diminuito dopo l’intesa Usa-Iran, ma la vigilanza resta alta. In questo contesto Qatar e Turchia hanno discusso di sicurezza regionale dopo il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran.

Intanto si intensificano i contatti tra Washington e Gerusalemme. Secondo fonti israeliane, Benjamin Netanyahu dovrebbe incontrare Donald Trump il 13 luglio per discutere del dossier iraniano e di un nuovo accordo strategico. In un’intervista a Fox News, il premier israeliano ha smentito l’esistenza di una frattura con Trump, affermando che Israele e Stati Uniti restano «allineati» sull’obiettivo di impedire all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. «Nel 99% dei casi siamo d’accordo», ha dichiarato, definendo Trump «il miglior amico che Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca». Netanyahu ha inoltre citato il sostegno dell’India e sostenuto che alcuni villaggi cristiani del Libano avrebbero chiesto di essere annessi a Israele per essere protetti da Hezbollah. Commentando le parole del vicepresidente JD Vance che aveva avvertito il governo israeliano di avere negli Usa «l’unico alleato rimasto», ha aggiunto: «Lo rispetto e abbiamo un ottimo rapporto, ma questo non significa che condivida tutto ciò che dice». Negli Stati Uniti cresce intanto il malcontento per la guerra: secondo un sondaggio del Financial Times, il 58% degli elettori ritiene che il conflitto con l’Iran «non sia valso la pena», mentre il 44% ritiene che abbia indebolito la posizione di Washington.

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