Aleggia il fantasma di don Luigi Sturzo nel Consiglio comunale di Milano mentre il sindaco Beppe Sala arriva dopo che gli accertamenti della Procura di Milano e della Guardia di finanza hanno acceso i riflettori sui rapporti fra Engineering e Finalter, società partecipata per il 20% dal Trust Inter riconducibile al sindaco.
A evocarlo è il consigliere di Fdi, Enrico Marcora, quando a un certo punto decide di ricordare le storiche parole dell’ex fondatore del Partito popolare italiano: «Il denaro pubblico deve essere considerato sacro e amministrato con parsimonia. Chi è troppo attaccato al denaro non faccia l’uomo politico né aspiri a posti di governo: l’amore per il denaro lo condurrà a mancare gravemente ai propri doveri». Il nodo politico è che Engineering lavorava con il Comune e le partecipate mentre versava compensi a una società nella quale Sala conservava un interesse patrimoniale.
In aula il sindaco si presenta irritato. Dice di avere la coscienza in pace. Ma contesta le ricostruzioni dei giornali. E dopo aver attaccato la Procura di Marcello Viola nelle scorse settimane, ora se la prende anche con il Corriere della Sera. Arriva a denunciare «l’evidente intreccio tra media e politica» e sostiene che la vicenda non avrebbe mai avuto spazio nazionale senza la possibilità di «mettere la mia faccina lì e buttarmi la croce addosso». Rivendica di non avere mai conosciuto l’attività di Finalter, di non avere avuto contatti con Engineering e di non avere incassato «un singolo euro in dieci anni».
Poi, però, annuncia di avere incaricato il trustee Filippo Zabban di avviare la cessione della partecipazione al socio di maggioranza per 10.000 euro, il suo valore nominale. È qui che la difesa comincia a sgretolarsi. Sala accusa i giornali di avere costruito un caso sproporzionato, ma per dieci anni non aveva ritenuto necessario uscire da Finalter. La quota viene dismessa soltanto dopo gli articoli e dopo l’avvio degli accertamenti da parte della Procura.
Il sindaco prova a ridurre tutto alle dimensioni economiche dell’investimento: «Molto limitato, 10.000 euro». Ma il punto non è il prezzo pagato. È la relazione fra una partecipazione riconducibile al primo cittadino, una società che riceve consulenze da Engineering e un’impresa che, nello stesso periodo, ottiene contratti dal Comune e dalle sue partecipate. «Le sembra eticamente corretto essere contemporaneamente sindaco di Milano e beneficiario di una società che ha rapporti economici con Engineering, impresa che lavora con il Comune e con le sue partecipate? Non le sembra un conflitto d’interessi grande come una casa?», dice sempre Marcora.
Il sindaco sostiene di avere dichiarato la partecipazione il 30 settembre 2016. Dice di avere ritrovato il documento soltanto la mattina del suo intervento: «Per me era una memoria antica, non ricordavo niente». Aggiunge che negli anni successivi si dichiarano soltanto le variazioni e che, non essendo cambiato nulla, il trust non doveva essere nuovamente indicato.
Nel 2021 Sala è stato rieletto e ha iniziato un nuovo mandato: era quello il momento per ripresentare con chiarezza la propria situazione patrimoniale. Il parere del segretario generale può spiegare una scelta amministrativa, ma non cancella la responsabilità politica di informare i cittadini, soprattutto mentre Finalter sviluppava rapporti economici con Engineering, società attiva anche con il Comune e le partecipate. Restano domande precise: quali società comunali hanno affidato servizi a Engineering, per quali importi e con quali verifiche sui conflitti d’interesse? Sala risponde che quasi tutti gli acquisti derivano da convenzioni con Consip. Ma questo chiarisce forse la procedura, non il valore complessivo dei rapporti né il loro incrocio con Finalter.
Il sindaco aggiunge di non avere avuto contatti con Engineering. Il punto, però, non è soltanto la sua agenda: Pietro Galli, suo amico e socio di maggioranza in Finalter, ha seduto anche nel consiglio di Engineering ed è stato nominato nel cda di Atm. «Perché, quando Galli è stato nominato in Atm, non è stato dichiarato pubblicamente che era suo socio? Sono finite le dimenticanze? Errare humanum est, perseverare diabolicum», domanda Marcora.
Lo stesso vale per Engineering. Anche senza contatti diretti con Sala, nella sua governance sono comparse persone che hanno ricoperto incarichi nelle partecipate milanesi. Fra queste, Michaela Castelli, entrata nel consiglio di Engineering e confermata da Sala alla presidenza di Sea. Un’altra contraddizione riguarda il trust. Sala lo presenta come uno strumento che affida la quota a un soggetto indipendente. Subito dopo definisce Zabban «una persona di chiara fiducia», spiega che il trustee partecipava alle assemblee di approvazione dei bilanci e infine racconta di avergli dato disposizione di negoziare la cessione. Zabban è, inoltre, il notaio davanti al quale nacque Finalter ed è stato scelto per il rogito della vendita di San Siro. Ruoli diversi e formalmente compatibili, ma un intreccio che avrebbe meritato di essere dichiarato prima.
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