Le manovre politiche attorno al rinnovo dei vertici della Siae sono cominciate in anticipo. Già nel 2022 il nome di Salvatore Nastasi, uno dei più longevi e trasversali funzionari della macchina dello Stato, protagonista dell’amministrazione culturale sotto ministeri di diverso orientamento politico, era finito al centro di una partita che aveva attraversato il Parlamento e riacceso l’attenzione sugli equilibri della Società italiana degli autori ed editori.
All’epoca il suo profilo si era intrecciato con quello del ministro della Cultura, Dario Franceschini, del quale era stato segretario generale. Con la proposta di candidatura per la poltronissima avanzata a pochi giorni dall’insediamento del governo di Giorgia Meloni (l’8 settembre Nastasi viene indicato dal Consiglio di sorveglianza della società come presidente e il nuovo governo si è insediato il 22 ottobre).
Fu una nomina discussa, passata attraverso il vaglio delle commissioni parlamentari: ai voti, il Senato si trovò in parità mentre la Camera diede il via libera con un’ampia maggioranza. I pareri, tuttavia, avevano natura consultiva e non influenzarono il perfezionamento della procedura. Quattro anni dopo la questione si ripropone. In modo differente. E per certi versi più delicata. L’influenza dem e le manovre dell’ex ministro non sono sparite. La partita d’influenza sulla governance della società non sembra essersi mai davvero chiusa. Nel settembre 2025 La Verità aveva scoperto che uno dei principali registi politici degli equilibri interni alla Siae era ancora Franceschini.
Al centro della ricostruzione di Alessandro Da Rold c’era anche il patrimonio immobiliare (rilevante) dell’ente. Che, a quanto pare, sarebbe una delle ragioni di interesse attorno al controllo della società. Nel frattempo, il percorso istituzionale di Nastasi è proseguito: nel luglio 2024 è stato nominato presidente della Fondazione Cinema per Roma dal Collegio dei fondatori composto dalla Camera di commercio, da Roma Capitale, dalla Regione Lazio, da Cinecittà in rappresentanza del ministero della Cultura e dalla Fondazione Musica per Roma. Contemporaneamente ha mantenuto la presidenza della Siae e l’incarico di consigliere di amministrazione dell’Istituto della Enciclopedia italiana Treccani. E nel maggio scorso ha guidato la delegazione della Siae ricevuta ufficialmente (per la prima volta) al Quirinale da Sergio Matterella.
Proprio per il rinnovo della Siae, però, c’è una questione che riguarda l’interpretazione dello statuto. Il presidente uscente, stando al documento che la Siae rende disponibile sul proprio sito Web, non potrebbe aspirare a una riconferma. Tra le norme dedicate al Consiglio di gestione compare una disposizione: «I componenti […], ivi incluso il suo presidente, restano in carica quattro anni e non possono essere rinominati nel medesimo organo per più di una volta».
Una formulazione tutt’altro che irrilevante. E che rende necessario un chiarimento. Nelle cronache della nomina del 2022 compare un particolare che oggi assume un certo peso. Le agenzie di stampa ricordavano, infatti, che Nastasi era già stato vicepresidente della Siae. Se, quindi, il periodo trascorso da vicepresidente costituisce un primo mandato nel Consiglio di gestione e quello successivo da presidente rappresenta il secondo, la prospettiva di una nuova permanenza nello stesso organo sarebbe la terza. E pone inevitabilmente un problema interpretativo. Ma non è finita. Mentre la procedura per il rinnovo degli organi sociali è in corso, dal passato potrebbe riemergere un procedimento relativo alla governance Siae che sarebbe pendente davanti alla sezione specializzata in materia d’impresa del tribunale ordinario di Roma (ma che al momento non è stato possibile rintracciare).
Più delle questioni irrisolte o dei retroscena, però, contano le regole. Le polemiche politiche del 2022 appartengono ormai agli archivi. Ma il punto sullo statuto al momento appare insuperabile.
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