«Il simbolo per la registrazione è stato depositato il 24 gennaio scorso – ha detto Vannacci– oggi abbiamo registrato lo statuto del partito presso il notaio». «Ci sono tante persone – prosegue – che vengono da qualsiasi orientamento, sia ideologico che politico, ci sono tanti curiosi, tanti entusiasti che credono nell’Italia e vedono in Vannacci e in Futuro Nazionale la risposta alle loro aspettative». «Facciamo crescere Futuro Nazionale e rendiamolo grande insieme – ha risposto a chi gli chiedeva se nel futuro si vedesse presidente del Consiglio –. Come ho sempre detto occupiamoci di quello che dobbiamo fare oggi. Quello che succederà in futuro dipende da quello che facciamo oggi».
Roberto Vannacci. Nel riquadro, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello (Ansa)
Sasso e Ziello migrano in Futuro nazionale, il cui simbolo venne depositato già 16 anni fa. I diritti di proprietà, però, sono scaduti.
Il carro è pronto, i buoi pure. Il progetto politico di Roberto Vannacci, pare prendere forma. «Non voglio far vincere la sinistra. Futuro Nazionale è uno squillo di tromba, una sveglia per una destra che ha perso radici e identità», sostiene il generale. Arianna Meloni è tranquilla: «Vannacci toglie voti alla premier? Siamo ancora all’inizio, non ci preoccupiamo». L’umore nero di Matteo Salvini, invece, riecheggia su Radio24: «Mi sono fidato della parola di un uomo, evidentemente è stata fiducia mal riposta».
Il carro è pronto, i buoi pure. Il progetto politico di Roberto Vannacci, pare prendere forma.
«Non voglio far vincere la sinistra. Futuro Nazionale è uno squillo di tromba, una sveglia per una destra che ha perso radici e identità», sostiene il generale. Arianna Meloni è tranquilla: «Vannacci toglie voti alla premier? Siamo ancora all’inizio, non ci preoccupiamo». L’umore nero di Matteo Salvini, invece, riecheggia su Radio24: «Mi sono fidato della parola di un uomo, evidentemente è stata fiducia mal riposta». Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a Sky Tg24, lo definisce «incompatibile con i valori della Lega, che è stata un taxi anche molto comodo sul quale si è seduto». L’avventura ultrasovranista dell’ex generale apre le porte ai primi aspiranti adepti e rimescola le carte in Parlamento. In tanti sono pronti a dire «ci sono», ma con una postilla grossa come una casa. Serve una classe dirigente. Tradotto: vogliono sapere chi comanda, chi paga e chi garantisce per loro un seggio sicuro. Lasciare un partito va bene, ma rimanere senza poltrona mai. A Vannacci riconoscono il carisma di un vero patriota ma la fedeltà passa prima dall’ufficio di un notaio.
Chi si butta a corpo morto nel sacro fuoco del sovranismo sono i deputati (ex) leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso. Ieri hanno lasciato la Lega e sono entrati, a piedi, nel grande garage del gruppo misto: «Seguiamo Vannacci nella sua battaglia identitaria e sovranista». Un altro che non ha avuto esitazioni è Emanuele Pozzolo, anche lui nel minestrone del misto, emarginato da Fratelli d’Italia per aver ferito una persona con una pistola ad una festa di Capodanno. Per lui Vannacci è destinato a diventare il Charles de Gaulle italiano. La concorrenza si fa affollata, il posto buono in lista non è infinito e la fila si allunga. Ex leghisti in cerca d’autore, raccattati, transfughi ideologici, nostalgici assortiti e qualche impresentabile. Qualche giorno fa, a proposito dei fantomatici incontri tra Vannacci, Matteo Renzi e Giuseppe Conte, l’ex generale scrisse su Facebook: «Di questo passo ci diranno che sono pronto a prendere come portavoce Luxuria, come responsabile della sicurezza Ilaria Salis e come tesoriere Mimmo Lucano. Soumahoro sarebbe naturalmente ministro dell’Agricoltura». L’ex paladino dei braccianti ieri ha smentito i rumors di un suo possibile ingresso nel movimento dell’ex parà: «Una barzelletta che mi ha fatto sorridere, essendo la notizia completamente priva di fondamento e che pertanto smentisco totalmente. Mi sorprende, inoltre, che provenga da persone che avrebbero potuto, se non altro, contattarmi direttamente, anziché diffondere un mucchio di falsità».
Il folklore attorno a Vannacci continua con il sindaco di Pennabili (comune di 2.000 anime in provincia di Rimini), Mauro Giannini, il quale si dichiara pronto a sostenere Vannacci, «patriota vero», con toni da adunata del Ventennio e camicia strappata per mostrare il tatuaggio della Decima Mas. «Sarà la nostra Decima che rivolterà questo mondo al contrario. Per lui sono pronto a versare il mio sangue: se fallisce, questo è il mio petto, fucilatemi». Una scena che sembra uscita dall’Istituto Luce e caricata su Instagram. Non meno pittoresco Stefano Valdegamberi, imposto da Vannacci come consigliere della Lega in Veneto, il quale vuol farci digerire che difendere Vladimir Putin significa difendere la democrazia. Il premio del grande guazzabuglio va però a Mario Adinolfi, che vaneggia di un tridente con Vannacci e Fabrizio Corona a difesa della cristianità e dei valori morali. «Noi del Popolo della Famiglia siamo pronti a raccogliere le firme». Pure Marco Rizzo, ex comunista oggi sovranista integralista, con la sua Democrazia sovrana popolare, apre a collaborazioni. Tra i veterani rispunta Mario Borghezio, convinto che Salvini abbia snaturato la Lega e che Vannacci possa intercettare una folla di scontenti.
Insomma, il mercato è aperto e i colori sono quelli del banco della frutta. Tutti. A orbitare attorno a Futuro Nazionale c’è anche Simone Ruzzi, conosciuto come «Cicalone», ex kickboxer e paladino metropolitano contro borseggiatori e degrado. «Sono disponibile a collaborare con lui come consulente». Per candidarsi c’è sempre tempo. Infine, c’è pure chi, a sorpresa, dice no e resta dov’è, come il deputato leghista Domenico Furgiuele, quello che voleva fare la conferenza stampa con Casapound alla Camera sulla remigrazione, che ringrazia ma prosegue col Carroccio. Il progetto di Vannacci è pronto, in tanti vogliono arrampicarsi, soprattutto quelli che non hanno nulla da perdere, in cerca di notorietà. Mentre questo raduno avanza, c’è da risolvere il problema del simbolo. Il marchio «Futuro Nazionale» risultava già registrato. Ma ieri questa nube si è dissolta. Il simbolo fu infatti depositato nel 2010 all’Ufficio brevetti e marchi del ministero delle Imprese da un ex consigliere regionale M5s, Riccardo Mercante, poi deceduto in un incidente stradale nel 2020. «Non mi piace Vannacci. Non mi piace proprio. E non intendiamo cedergli il marchio depositato da mio marito», ha dichiarato al Fatto quotidiano la vedova del penstallato, Marina Caprioni. Tuttavia si è scoperto che la registrazione non è stata rinnovata alla scadenza dei dieci anni come la legge impone, pertanto è libero da ogni proprietà. «Finché non c’è nulla di diverso - replica Vannacci - continueremo a usare il simbolo. Se non c’è nulla di vietato si può usare».
Il portavoce del movimento «Il Mondo al Contrario» e consigliere regionale della Toscana Massimiliano Simoni, chiarisce: "Il nome e simbolo di Futuro Nazionale sono registrati regolarmente. Il presidente del Mondo al Contrario ha inviato semplicemente un messaggio agli associati per chiarire che l’uso improprio e non autorizzato del simbolo di Futuro Nazionale che è di Vannacci non può essere usato per qualsiasi fine o scopo se non previa autorizzazione. Noi partiamo lunedì con l’organizzazione del partito a livello territoriale e quindi fino a quel momento queste sono le disposizioni».
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Roberto Vannacci (Ansa)
Ci sono passato anch’io con Italexit, che veniva data tra il 2 e il 4,5%. Al momento della verità, l’elettore conservatore sceglie il voto utile per non far vincere la sinistra. A meno che adesso non si faccia l’errore di trasformare Roberto Vannacci in una vittima.
Il partito di Vannacci vale tra il 2 e il 4,5%. Ammetto che, quando ho letto questa previsione, mi sono messo a sorridere. Un sorriso impastato di ricordi e di sarcasmo. Non di nostalgia, chiarisco. Quanto vale Italexit, si domandavano gli ultimi tre mesi prima delle elezioni del 2022? «Tra il 2 e il 4,5%». Italexit era la creatura che avevo creato quando uscii dai 5 stelle per tener fede all’unico motivo per cui accettai la candidatura: costruire una via d’uscita dall’Unione europea.
Beppe Grillo fu l’unico a raccogliere le firme contro l’euro: ci credeva? Non lo so, ma comunque era già qualcosa. Anche la Lega di Matteo Salvini ingaggiò la battaglia No Euro, e credo che la mia esperienza televisiva della Gabbia, la trasmissione in onda su La7, gli servì a fiutare l’aria. La faccio breve: quella trasmissione, quei temi e quei parterre furono una specie di incubatore del primo governo della diciottesima legislatura, il governo più folle e imprevedibile. Finì come sappiamo. Ma anziché andare al voto (come secondo me sarebbe stato giusto), Salvini rimase schiacciato nella morsa Quirinale/Renzi con la sponda di Grillo: ne uscì il Conte 2, in barba a tutto quello che il Movimento disse in campagna elettorale contro il Pd, contro Renzi e contro l’Europa.
Io non li appoggiai e me ne andai nel gruppo misto sempre a predicare il maleficio dell’Europa. Poi arrivarono il Covid, il lockdown, il Green pass e il vaccino obbligatorio. Mi ritrovai a essere, in Parlamento, il terminale di un dissenso che metteva la difesa delle libertà al primo posto: a Milano portai il premio Nobel Luc Montagnier e fu un successo strepitoso; a Roma riempimmo una piazza all’altezza del Circo Massimo e anche lì fu bellissimo. In tv mi scontravo coi «campioni» della maggioranza e con le virostar. Fui bollato come no vax oltre che no euro.
È inutile che vi dica che quelle battaglie le ho ancora nel cuore e nella testa tanto che ne discuto, ne scrivo e sono persino nello spettacolo teatrale che io e Mario Giordano portiamo in scena con successo. Per quelle battaglie e il relativo consenso, Italexit divenne il partito politico nuovo, da guardare con attenzione, da raccontare e quindi anche da sondare. «Quanto vale Italexit?». Per tutti i sondaggisti eravamo lì, nella fascia tra il 2 e il 4,5%. Cominciai anch’io a domandarmi se quei numeri fossero veri o meno. E chiesi ai diretti interessati cosa volesse dire collocare Italexit tra l’inferno e il paradiso, tra il dentro e il fuori.
La risposta fu chiara: non possiamo dirti con esattezza quanto vali perché ci sono più elementi da mettere sul tavolo, ossia la notorietà data dalla tv e dai social, la radicalità della battaglia politica, la delusione per i 5 stelle e il voto utile. Questo era quello che mi dicevano e questo sarà quel che spiegheranno a Vannacci. E non è un caso che dopo il suo annuncio mi sono ritrovato con molti dei miei ex «compagni di viaggio» che mi hanno chiesto cosa volessi fare e con diversi giornalisti interessati a capire se sentissi nuovamente il richiamo della foresta politica. Rispondo: no, sono fuori. Ma siccome il film l’ho vissuto in prima persona, mi sento di aggiungere all’ottima analisi di ieri di Maurizio Belpietro un altro pacchetto di considerazioni. Vannacci ha uno spazio disponibile, esattamente come lo avevo io nel 2022: c’è l’abbondante astensionismo e c’è un po’ di disincanto rispetto a un governo che ormai è establishment, che non scalda i cuori ma - va ammesso - sta facendo bene quello che alla politica è consentito fare.
In altre parole, anche chi solleva delle critiche, come possiamo fare da queste parti, non vorrebbe per nessun motivo al mondo un governo di centrosinistra. Vannacci può fare il gioco degli altri. Vannacci può dunque erodere consenso a destra? Sì. Vannacci è una voce scomoda dentro il campo dei conservatori? Sì. Vannacci ha un seguito? Sì. E allora cosa c’è che non va? Glielo dico io non dall’alto di una cattedra ma dal basso di una sconfitta, visto che con Italexit mi avvicinai al miracolo ma non lo centrai.
Il punto debole del nuovo partito sarà… il partito: coprire l’Italia di gente valida sarà il punto debole di Vannacci. Anch’egli dovrà fare i conti con le stesse nevrosi dei dissenzienti che ora gli stanno addosso: conosco molti dei nomi che bazzica. Si troverà con un elettorato di opinione che nelle settimane finali deciderà - come accadde nel mio caso - di tornare nella casa politica del centrodestra perché non vuole far vincere il centrosinistra. Ma soprattutto si troverà con l’immaturità (e talvolta la stupidità) di chi si crede classe dirigente e invece cerca soltanto di entrare in Parlamento sulle spalle del generale. Ecco perché dico a Vannacci di prepararsi a fare i conti con chi gli volterà le spalle non appena sarà escluso da qualche incarico e dalle liste. Dunque, è spacciato? Quasi sicuramente sì, a meno che il centrodestra non commetta l’errore madornale di puntargli tutti i fucili contro facendolo diventare il «bastardo da adottare»: gli italiani non accettano quando il potere diventa il capriccio dei potenti e l’exploit dei grillini lo dovrebbe insegnare. A quel punto Vannacci potrebbe coagulare altre simpatie fuori dal suo giro attuale.
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Matteo Salvini (Ansa)
Luca Zaia: «Errore imbarcare il militare». E il vicesegretario Andrea Crippa ne chiede le dimissioni.
Il giorno dopo l’uscita di Roberto Vannacci, la Lega sceglie la strada della compattezza e ridimensiona l’impatto politico dell’addio. Nessuna scissione, nessuna fuga. Il messaggio che arriva dal vertice e dai territori è univoco: la Lega resta, l’uscita del generale non cambia la rotta.
Il segretario federale Matteo Salvini aveva già fissato il perimetro della risposta il giorno precedente, il 3 febbraio, rilanciando sui suoi social un video d’archivio in cui Roberto Vannacci assicurava da Pontida che non avrebbe lasciato il partito. «Sono qua, credo nella parola data e nell’onore», diceva allora il generale. Un filmato che, nel racconto leghista, diventa la premessa implicita del day after: non una rottura politica, ma una scelta personale in contraddizione con quanto dichiarato in passato.
Il giorno dopo, Salvini passa oltre. In conferenza stampa sulla riforma della giustizia evita di soffermarsi sul caso, ma lo richiama indirettamente: «In tempi in cui la lealtà e l’onore, il rispetto dell’elettore e del cittadino, sono merce di valore, noi stiamo mantenendo gli impegni». E aggiunge: «L’astensione accade anche perché se ti candidi con un partito e dopo un po’ ne passi a un altro… Non ho tempo da perdere con i bisticci, oggi è una bella giornata». Sul dopo Vannacci, liquida con una battuta: «La linea della Lega? Tra Plutone e Saturno».
Più netta l’analisi del presidente del Veneto Luca Zaia, che è tornato sulla scelta di accogliere Vannacci nella Lega: «È stato un errore imbarcarlo». E ha insistito su «una disponibilità da parte nostra che è stata ripagata con un tradimento», parlando di un’uscita «organizzata e pianificata». Il governatore ha ridimensionato il peso politico dell’operazione: «È stata una meteora», durata «nove mesi». La conclusione resta politica e interna insieme: «L’uscita di Vannacci non mette in discussione la segreteria Salvini. È stato un investimento sbagliato, si gira pagina e si va avanti».
A certificare la tenuta del partito è il vicesegretario federale Andrea Crippa, che fa un bilancio secco: «Non registro abbandoni nel partito, se non quello del consigliere regionale Simoni». Il riferimento è a Massimiliano Simoni, unico eletto in Toscana ad aver seguito Vannacci, già vicino al generale e oggi portavoce del movimento Il Mondo al Contrario, con un passato politico che rafforza il parallelo evocato da Matteo Salvini, che alla vigilia della rottura aveva tagliato corto: «È come Fini, un traditore, è la storia che si ripete e il suo partito farà la fine di Fli». Simoni fu infatti candidato nel 2013 con Futuro e Libertà per l’Italia, la formazione fondata da Gianfranco Fini e poi scomparsa dalla scena parlamentare. Un caso isolato, ribadisce Crippa, che torna a insistere sul punto politico: «Mi aspetto che Vannacci lasci il posto in Europarlamento a chi rappresenta davvero la Lega».
Dai territori arrivano segnali analoghi. In Umbria amministratori e iscritti restano con il segretario federale. In Sicilia la deputata Valeria Sudano assicura che «la scelta di Vannacci non avrà alcun impatto né tra gli amministratori né tra i militanti». In Toscana l’ex capogruppo regionale Elena Meini rivendica sui social la sua scelta: «La politica non è un palcoscenico personale… Io resto. Avanti. A testa alta».
Sulla stessa linea l’europarlamentare Anna Maria Cisint, che parla di «fiducia tradita» e ricorda che «i voti per il Parlamento europeo li ha avuti con il Carroccio». La ministra Alessandra Locatelli sintetizza: «Vannacci non è il primo e non sarà l’ultimo, ma la Lega è una, forte, indivisibile». Il quadro del day after è quello di un partito che vuole archiviare rapidamente la rottura. Vannacci se n’è andato, la Lega rimane.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
- Il generale spiega la sua uscita: «Su armi all’Ucraina e legge Fornero il Carroccio si è contraddetto. Non si può essere un giorno identitari e l’altro progressisti». Il nodo dei fondi e l’ipotesi di correre a Milano e Roma.
- Altre difficoltà per il nuovo soggetto politico: il nome Futuro nazionale era già stato depositato nel 2011. Per usarlo bisognerà chiedere il permesso ai proprietari.
Lo speciale contiene due articoli
È sceso dal taxi e, ora, va a piedi. Roberto Vannacci risponde a tutto tondo alle accuse che gli hanno mosso i suoi detrattori all’indomani del suo addio alla Lega. Da un hotel della periferia di Modena, dove 20 anni va ha fatto l’Accademia militare, ha spiegato il perché della sua uscita: «La Lega mi aveva portato come persona che portava principi, valori e ideali. Nel momento in cui non vengono rispettati non rimango in un contenitore che tradisce la mia identità. Io non ho preso nessun taxi. Evidentemente il taxi ha cambiato direzione, a me interessa arrivare alla meta. Sono sceso da questo taxi, procedo a piedi con lo zaino, bussola e cartina».
E ora? Il giorno dopo l’addio, dentro la Lega, di conti se ne devono fare parecchi. «Non ho preoccupazione su eventuali conseguenze negative per il centrodestra», liquida questa storia Matteo Salvini. Eppure, qualche conseguenza ci sarà. E anche bella grossa. Intanto, l’ex generale si tira dietro i primi adepti. Anche se sarà difficile, per ora, creare un gruppo parlamentare. Ieri il presidente di Mondo al contrario Guido Giacometti ha mandato una mail agli iscritti: «Ognuno di voi è chiamato ad interrogarsi e a decidere da che parte stare. Le prossime fasi non ammettono improvvisazione». «Lo seguirò perché il suo progetto va molto oltre le vecchie categorie politiche. Vannacci può essere il Charles de Gaulle italiano», annuncia su Facebook il deputato misto Emanuele Pozzolo, espulso da Fdi e entrato nel Misto dopo la condanna a un anno e tre mesi per lo sparo di Capodanno a una festa dove fu colpito un uomo. Già pronta a imbarcarsi Sylvie Lubamba, fondatrice del team Vannacci Milano, definendosi «il suo fedelissimo araldo». Il «barone nero» Roberto Jonghi Lavarini: «La maggioranza degli italiani lo seguiranno». Appoggerà Vannacci anche un altro leghista arrugginito, Mario Borghezio, nonché i fedelissimi, piazzati nei consigli regionali: Massimiliano Simoni in Toscana (unico eletto del Carroccio, che quindi sparisce dall’assemblea toscana) e Stefano Valdegamberi in Veneto. La deputata leghista Elisa Montemagni è un’altra indiziata, nonché i leghisti Domenico Furgiuele, quello che voleva fare la conferenza stampa sulla remigrazione, Edoardo Ziello e Rossano Sasso che si è riservato di decidere nei prossimi giorni: «C’è una riflessione in atto».
Vannacci sistema anche Salvini: «Io sleale? È stato Salvini, o meglio il suo partito, nel quale ero che continua a promuovere determinate idee e concetti e poi allo stato dei fatti va in un’altra direzione. Lealtà non vuol dire obbedienza cieca e assoluta, onore non vuol dire immobilismo, disciplina non significa rifiutarsi di pensare». Nella Lega «non mi è stata data la possibilità di essere incisivo dal punto di vista politico». Conclusione: «È Salvini che ha tradito le promesse in qualche modo».
E rivolgendosi a Luca Zaia, che non lo ha mai sopportato, dice: «Non è possibile nei giorni pari dire di essere identitari e sovranisti e nei giorni dispari dire invece di essere liberali e progressisti, come proponeva il documento di Zaia». È una delle ragioni per cui ha scelto di lasciare la Lega. «Non è possibile», ha aggiunto, «i giorni pari fondare una campagna pubblica dicendo basta armi all’Ucraina e poi il giorno dopo invece firmare il decreto di consegna delle armi all’Ucraina. Non è possibile fare una campagna pubblicitaria ed elettorale dicendo che si vuole demolire la legge Fornero e poi invece rimanere all’interno di una coalizione che la legge Fornero l’ha confermata e se vuole anche inasprita».
La fuoriuscita di Vannacci potrebbe essere un problema anche per i conti della Lega in termini di consensi visto che alle Europee 2024 gliene aveva fatti guadagnare oltre mezzo milione. «500.000 voti suoi? Ne ha presi tanti perché lo abbiamo sostenuto noi. Da solo ne varrà 80.000», ribatte Salvini. Ma, in cuor suo, la Lega teme un’emorragia e pure che in scia con il generale si mettano altri esponenti del partito insoddisfatti. Vannacci potrebbe erodere, da destra, parte del gruzzolo di voti della Lega. Forse non molti, ma comunque in grado di indebolire il partito all’interno di una maggioranza che già male digerisce le sparate di Salvini.
Ma Vannacci ha la soluzione anche per questo: «Voglio rendere la coalizione di destra ancora più forte. Un partito come quello che mi approccio a fondare è interlocutore naturale della destra. Presenta principi valori e ideali portati avanti. Forse qualcuno se n'è dimenticato, che predica qualcosa e poi vota altro. Forse l’offerta politica non soddisfa più. Non è un problema di persone o partiti, ma di valori e principi». E se gli si chiede se tutto ciò non sia un assist alla sinistra lui la mette sull’ironico. «Bisogna avere una certa fantasia».
Sulla sua idea di destra per il nuovo soggetto Futuro Nazionale, aggiunge: «È una destra vera, il contrario di moderato non è estremo, ma è forte. Perché dovrebbe essere una destra nera? È vera». E sul sondaggio di YouTrend che lo darebbe già al 4,2% commenta: «Mica male come rampa di lancio per qualcosa che ancora non esiste». Si sussurra poi che Vannacci potrebbe correre alle comunali di Roma o Milano per testare il suo peso elettorale. In molti si chiedono chi finanzierà Futuro Nazionale. Qualcuno ipotizza un sostegno dal mondo Maga, a cui il generale sarebbe molto vicino (previsto un suo viaggio a breve negli Usa per incontrare l’ultradestra Steve Bannon). Nell’orizzonte dell’ex parà c’è anche l’avvicinamento a Alternative für Deutschland, al quale si ispira. A Strasburgo Vannacci confluirà, al momento, nel gruppo Misto, visto che il gruppo dei Patrioti lo ha messo subito alla porta, ma potrebbe presto entrare nel gruppo di Afd. A chi gli chiede se lascerà l’Europarlamento risponde che «non conoscete la Costituzione. Il mandato è in capo all’eletto, non al partito».
Al taxi sembra aver preferito un carro armato.
Il marchio registrato da un ex M5s
Le prime grane per il generale sono già arrivate. Il simbolo del nuovo movimento, un’ala (o fiamma) tricolore su fondo blu, con la scritta «Futuro Nazionale» e «Vannacci» era stato depositato il 24 gennaio presso l’Ufficio Brevetti europeo. Ma quel nome risulta già registrato nel 2011 e il logo è al centro di una contestazione. Roberto Vannacci non potrà utilizzare liberamente la denominazione del suo nuovo partito politico, «Futuro Nazionale». Il nome, infatti, come riportato da Open, risulta appartenente a Riccardo Mercante, ex consigliere regionale dell’Abruzzo, scomparso nel settembre 2020.
Il marchio «Futuro Nazionale» è stato depositato a settembre 2010, quando Mercante svolgeva l’attività di promotore finanziario a Giulianova (in provincia di Teramo). Negli anni successivi, Mercante era entrato in politica, venendo eletto nel consiglio regionale d’Abruzzo tra le fila del Movimento 5 stelle, di cui ha ricoperto anche il ruolo di capogruppo. Dopo la sua morte, avvenuta a seguito di uno scontro tra la motocicletta che guidava e un’automobile, i diritti sul marchio sono passati alla compagna e ai due figli. Saranno dunque gli eredi a detenere la titolarità del nome, ai quali Vannacci dovrà obbligatoriamente chiedere il via libera per qualsiasi eventuale utilizzo.
Ma non è tutto. La questione del marchio non rappresenta l’unico fronte problematico. Anche il logo associato a «Futuro Nazionale» è oggetto di contestazione. Francesco Giubilei, collaboratore del Giornale, direttore di Historica edizioni e Giubilei Regnani editore, ha infatti presentato una diffida, sostenendo che la grafica adottata richiamerebbe in modo indebito quella della sua associazione «Nazione Futura».
«Elevato rischio di confusione e di somiglianza» dice Giubilei, il quale sostiene che il suo simbolo sia uguale a quello partorito da Vannacci. Giubilei avanza una «violazione di un diritto anteriore», in quanto la sua creatura è nata nel 2017. «Un progetto come quello di Vannacci che parte con queste premesse di poca correttezza, nasce già azzoppato», attacca Giubilei, «il nome Futuro Nazionale e il logo scelto (blu con scritta bianca e tricolore stilizzato) sono in modo evidente presi a spunto dall’associazione Nazione Futura». «Non si può nemmeno pensare ad una casualità», insiste, «avendo Vannacci, prima che scendesse in politica, partecipato come ospite a vari eventi della nostra associazione». Secondo Giubilei, il logo di Vannacci risulterebbe privo dei requisiti di novità e distintività, previsti dalla normativa europea, essendo composto dalle stesse componenti verbali, semplicemente invertite nell’ordine.
Il 16 febbraio è stata convocata un’assemblea straordinaria dell’associazione Mondo al Contrario. La raccolta firme sulla proposta di legge di iniziativa popolare «Remigrazione e Riconquista» è arrivata a quasi 100.000. Per il nome della creatura si dovranno attendere i responsi del tribunale.
E il programma? Dalla scuola di Trisulti passerebbe l’idea di infiltrare l’Ue, come previsto da «Project 25», il manuale teorizzato dal think thank Heritage Foundation cui in parte si ispira la seconda presidenza Trump e la versione apocrifa della «Strategia americana di sicurezza» della Casa Bianca che punta ad allontanare Italia, Austria, Polonia, Ungheria dall’Unione. E Vannacci potrebbe essere l’apostolo del trumpismo in Italia.
Prima però deve fondare un partito, con un nome che non sia già registrato e che non sia nemmeno copiato e poi dovrà pensare un modo per raccattare voti. Perché, a parte la fantapolitica, al momento il 4,2% nei sondaggi è un po’ pochino.
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