Domani termina la raccolta di aiuti per il carabiniere. Toccata quota 380.000 euro
Non si arresta l’ondata di generosità nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. Ieri sera le donazioni erano arrivate a quota 380.000 euro, una cifra di gran lunga superiore alla provvisionale di 125.000 euro che il carabiniere deve pagare subito. È davvero straordinaria la risposta alla sottoscrizione aperta dalla «Verità» esattamente una settimana fa, con il contributo dei primi 5.000 euro.
I bonifici continuano ad arrivare, 1.985 euro sono stati versati anche sul conto corrente del nostro giornale (forse da parte di abbonati) con la causale «Aiutiamo il carabiniere» e sono stati subito trasferiti nel conto dedicato di cui continuate a vedere l’Iban. La sottoscrizione chiuderà domani sera, quindi è ancora possibile fare versamenti.
Nei prossimi giorni La Verità consegnerà a Emanuele Marroccella, 44 anni, carabiniere della radiomobile di Roma originario di Napoli e residente ad Ardea, una moglie e due figli di 14 e 12 anni, l’importo di 125.000 euro richiesto per la provvisionale. Sull’edizione di martedì 20 gennaio comunicheremo la cifra complessiva raccolta e diremo esattamente come saranno gestite le eccedenze. Anticipiamo che sarà costituito un fondo vincolato da destinare a casi simili da noi ritenuti meritevoli, sui quali informeremo al centesimo i lettori.
E naturalmente vi terremo aggiornati sull’iniziativa pro carabiniere, condannato a tre anni per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi» senza le attenuanti generiche, per aver sparato la notte del 20 settembre 2020 al siriano Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, mentre durante un tentativo di furto il pregiudicato cercava di fuggire dopo aver ferito Lorenzo Grasso, collega di Marroccella.
Non pochi lettori ci hanno chiesto perché mai si debba pagare la provvisionale dopo una sentenza di primo grado, quindi ricordiamo che cosa è il provvedimento che può essere emesso da un giudice. L’articolo 539 del codice di procedura penale prevede che, se le prove acquisite durante un processo non consentono la liquidazione del danno, il giudice di primo grado pronuncia condanna generica, cioè riconosce il diritto ad un risarcimento ma non ne determina l’entità, che sarà oggetto del procedimento civile.
Su richiesta della parte civile, ovvero, nel caso del vice brigadiere, dei cinque figli, la moglie e i fratelli del Badawi (cui tra l’altro era stata tolta la patria potestà), il giudice penale può però condannare l’imputato al pagamento di una provvisionale «nei limiti del danno per cui si ritiene già raggiunta la prova». La condanna al pagamento della provvisionale «è sempre immediatamente esecutiva» e «viene pubblicata mediante la sola lettura del dispositivo che, nei confronti della parte presente in udienza o che deve considerarsi tale, è sostitutiva anche della notificazione», ha stabilito la Cassazione con sentenza del 19 dicembre 2016.
Non occorre attendere il deposito delle motivazioni, i cui tempi sono così precisati: «Qualora non sia possibile procedere alla redazione immediata dei motivi in camera di consiglio, vi si provvede non oltre il quindicesimo giorno da quello della pronuncia (termine elevabile, in caso di particolare complessità, fino a novanta giorni)».
Speriamo di non dover attendere tre mesi, prima di sapere perché il giudice Claudio Politi della sezione decima del Tribunale di Roma ha condannato in primo grado il vicebrigadiere a tre anni di reclusione, inasprendo la pena a due anni e sei mesi chiesta dalla Procura. Disponendo pure l’interdizione dai pubblici uffici della durata di 5 anni e la provvisionale di 15.000 euro per ogni figlio della vittima e 5.000 euro per ogni fratello. «Si tratta di un obiettivo minimo che abbiamo raggiunto, siamo soddisfatti», aveva dichiarato Michele Vincelli, legale di parte civile assieme all’avvocato Claudia Serafini che avrebbe voluto una condanna del carabiniere per omicidio volontario.
Agli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo, i legali di Marroccella che hanno già annunciato ricorso in appello, sta dunque per arrivare una pec da parte del Tribunale di Roma, nella quale secondo prassi si chiederà se l’assistito è disposto a versare bonariamente la somma dovuta. In difetto, partirebbe l’esecuzione forzata ma per fortuna questo non accadrà grazie alla grande risposta di voi lettori all’appello lanciato dalla Verità.
«In questo momento così difficile per me e la mia famiglia, questa solidarietà inaspettata mi dà tanta forza. Voglio ringraziare di vero cuore tutti, a partire dal direttore della Verità, Maurizio Belpietro, per il calore umano ricevuto e per come state aiutandoci rispondendo alla sottoscrizione che è stata lanciata da queste pagine», sono state le parole di gratitudine di Emanuele Marroccella.
La generosità e i tempi rapidi nell’effettuare un bonifico, che aiuteranno un carabiniere punito anche sul versante economico mentre compiva il proprio dovere bloccando un’azione violenta e criminosa, dimostrano che i cittadini continuano a credere agli agenti di pubblica sicurezza e li rispettano.






