mps intesa sanpaolo
Piazza Salimbeni, sede centrale della Banca Monte dei Paschi di Siena (Ansa)

Il consiglio di amministrazione di Mps prende la proposta di Intesa Sanpaolo, la osserva e la restituisce al mittente: se volete il Monte, dovete alzare il prezzo. Dopo una lunga riunione, il board di Rocca Salimbeni ha bocciato, almeno nelle condizioni attuali, l’Opas da 30,6 miliardi.

La critica più pesante riguarda il prezzo. Secondo gli amministratori senesi il premio del 12,5% riconosciuto rispetto ai corsi precedenti all’annuncio è decisamente inferiore a quello registrato nelle principali operazioni bancarie degli ultimi anni. Non solo. Ai valori di Borsa, sostengono, quella che sulla carta era un’offerta con premio si è trasformata addirittura in un’offerta a sconto. Insomma Mps chiede un rilancio.

Il consiglio guidato da Luigi Lovaglio mette poi sul tavolo altri argomenti. Le sinergie promesse da Intesa, 2,9 miliardi l’anno, vengono giudicate molto ambiziose, ben oltre quanto visto nelle altre grandi fusioni italiane. E soprattutto, osserva Siena, una parte troppo ridotta di quei benefici finirebbe nelle tasche degli azionisti del Monte, nonostante la banca contribuisca per circa un terzo al patrimonio tangibile del futuro gruppo. Però riceverà in cambio soltanto il 22% del capitale del nuovo gruppo. Come se non bastasse, il cda vede parecchie nuvole all’orizzonte.

Le criticità principali sono: ostacoli regolamentari e antitrust, il delicato dossier del Danish Compromise (la regola che agevola i matrimoni fra polizze) legato alla partecipazione in Generali, la prevista cessione di 635 sportelli e del marchio Mps a Unipol, giudicata penalizzante sul piano della valorizzazione, e il rischio che, insieme agli sportelli, venga smontata l’identità di una banca che da oltre cinque secoli rappresenta un pezzo della storia finanziaria italiana. Tuttavia Siena non chiude affatto il dossier. Anzi. Annuncia che proseguirà nella valutazione delle opzioni strategiche disponibili, inclusa la proposta di Banco Bpm, considerata un’ipotesi che merita ulteriori approfondimenti perché punta a valorizzare l’intero perimetro del Monte evitando lo spezzatino.

In casa Bpm il messaggio viene accolto con soddisfazione. Conferma «la valenza industriale della nostra proposta» che crea valore per gli azionisti e preserva l’integrità di Mps «a beneficio dei dipendenti, dei clienti e del territorio». Ora gli occhi sono puntati su Credit Agricole arrivata al 29% del Banco. Finora la posizione della banca francese è stata di estrema prudenza come da tradizione. Il consiglio Mps non ha parlato dei francesi ma è chiaro che non potrà essere escluso dai futuri colloqui

A schierarsi apertamente è il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, che a Bari rivolto a Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banche dei Territori di Intesa: «Fatemi dire in bocca al lupo per l’operazione che state facendo perché abbiamo bisogno di avere un sistema forte nel nostro Paese».

Parole che valgono molto più di un semplice augurio. La partita, dunque, è appena cominciata. Intesa ha messo sul tavolo la sua proposta, Siena ha risposto che il conto non torna e ha lasciato aperta la porta a Banco Bpm. Sullo sfondo, il mercato aspetta di capire se arriverà ancora qualche colpo di scena.

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