Primo ok alla legge elettorale, rebus Vannacci
Roberto Vannacci (Ansa)

Alla fine il «segretellum» è stato approvato: ieri la Camera ha dato il sospirato via libera alla nuova legge elettorale, i cui cardini sono il premio di maggioranza che spetta alla lista o alla coalizione che raggiunge la soglia del 42% dei voti, e l’indicazione del candidato premier. L’Aula di Montecitorio ha approvato il testo, a scrutinio segreto, con 217 voti favorevoli, 152 contrari e 2 astenuti.

Solita bagarre tra maggioranza e opposizioni, con queste ultime che alzano cartelli di protesta, ma la notizia è che questa benedetta legge elettorale ha concluso finalmente l’accidentato, per usare un eufemismo, iter a Montecitorio, e adesso passa al Senato.

Soddisfatta la maggioranza: «Sulla legge elettorale», commenta il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, «è stato fatto tanto rumore per nulla, era un emendamento. Ho sempre detto che le preferenze non erano un elemento fondamentale della legge elettorale, l’ho detto prima che si votasse e lo dico anche dopo. L’importante è che ci sia una legge che garantisca stabilità al nostro Paese, più di quanto non faccia la legge attuale». Tajani commenta anche le voci sui franchi tiratori di Fi in occasione della bocciatura dell’emendamento sulle preferenze: «Chiaro che qualcuno a scrutinio segreto non l’ha votato», sottolinea il ministro degli Esteri, «ma questo vale per tutte le forze politiche, respingiamo al mittente qualsiasi accusa. Siamo sempre stati leali, coerenti. Io ero lì presente, quindi nessuno può dire che Fi non è stata leale e coerente come siamo sempre stati».

Il tema delle preferenze è tutt’altro che archiviato: come abbiamo scritto ieri, la maggioranza potrebbe ripresentare l’emendamento al Senato, dove il voto è palese, poi tornare alla Camera per una terza lettura e porre il voto di fiducia. Tempi lunghi: si arriverebbe a settembre inoltrato, con la sessione di bilancio già iniziata. Su questa prospettiva, Tajani è cauto: «Non è un testo del governo», dice, «è un testo parlamentare. Ne parleremo e discuteremo, siamo sempre pronti a confrontarci su tutto». Chi invece spinge perché l’emendamento sia ripresentato a Palazzo Madama è Matteo Salvini: «Capitolo chiuso, legge approvata, adesso si va al Senato. Spero che ci sia la possibilità di recuperare anche l’indicazione a qualche titolo delle preferenze per lasciare ancora più libertà di scelta ai cittadini». Tattica politica in purezza: fino a poche ore prima della votazione dell’emendamento, la Lega, con Forza Italia, era contrarissima alle preferenze. Ma va anche detto che il meccanismo dei capilista bloccati, per partiti intorno al 10%, rende sostanzialmente ininfluente il contenuto dell’emendamento, poiché gli eletti di queste forze politiche sarebbero per la stragrande maggioranza solo gli stessi capilista, e le preferenze avrebbero quindi un’influenza assolutamente marginale.

Il tema, però, non è solo politico: senza almeno un minimo di parlamentari eletti con le preferenze, c’è la possibilità concreta che la nuova legge elettorale, che abolisce i collegi uninominali, possa essere bocciata, in tutto o in parte, dalla Corte costituzionale, che già in passato si è espressa con chiarezza sul punto. Cosa fare, dunque? Insistere o lasciar perdere e approvare la legge così come è uscita dalla Camera? Le riflessioni sono in corso nel centrodestra e al quartier generale del governo.

A proposito di generale: chi gongola per tutto questo caos è Roberto Vannacci. Il leader di Futuro nazionale è riuscito a trascinare Fdi a votare l’emendamento proposto dai suoi deputati sulle preferenze, che è stato però bocciato con il voto contrario di Lega e Fi. Vannacci è in questo momento, piaccia o no, il protagonista assoluto della politica italiana, considerato il trend in costante crescita del suo partito. I sondaggi sono chiarissimi: senza Futuro nazionale in coalizione, sarà molto difficile per il centrodestra raggiungere quota 42%. Una quota che, al di là di litigi interni e polemiche, è comunque alla portata del centrosinistra, se riuscirà a tenere dentro qualche formazione centrista (Italia viva, Più Europa, uno o più soggetti civici che stanno nascendo). Allearsi con Vannacci, però, per il centrodestra non è una passeggiata: una parte di Forza Italia potrebbe essere contraria per ragioni ideali, ma c’è anche una buona parte di parlamentari della attuale maggioranza che ha come unico obiettivo quello di salvare la poltrona. La nuova legge prevede che chi supera il 42% incassa il premio di maggioranza ma non può comunque superare il tetto di 220 deputati e 113 senatori. Attualmente il centrodestra conta 237 deputati e 120 senatori. Se tutto va bene, con il premio di maggioranza, ne verranno eletti di meno. Ma se alla spartizione della torta parteciperà anche Futuro nazionale, per Fdi, Lega e Forza Italia la riduzione dei parlamentari sarà drastica.

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