Governo, Regioni e Confindustria al lavoro per zone speciali al Nord
Emanuele Orsini e Adolfo Urso (Ansa)

C’è chi dice Nord. Lontano dai riflettori della politica nazionale sta tornando prepotentemente alla ribalta la questione settentrionale. E si nota da movimenti, richieste, azioni spontanee, apparentemente non coordinate, che però danno l’idea che il Nord, dopo decenni di battaglie leghiste, è l’argomento clou nei consigli regionali e nelle Confindustrie sopra il Po.

Un paio di settimane fa, su iniziativa dell’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, a Milano si sono trovati i «colleghi» regionali di Emilia-Romagna (quindi Pd), Liguria, Piemonte, Veneto e ovviamente Lombardia per dare vita a una cabina di regia, capace di fare proposte e farsi rispettare a Roma e a Bruxelles, in virtù del suo peso economico: 1200-1300 miliardi di Pil, ovvero più di metà del Prodotto interno italiano. Al centro dell’agenda delle cinque Regioni c’è il rilancio della manifattura e della competitività delle aziende. Argomento sentito soprattutto in casa Confindustria. Al punto che gli industriali piemontesi hanno iniziato una campagna per avere sgravi economici e burocratici. Campagna portata avanti dalla Stampa, dopo il passaggio di proprietà. Anche il presidente nazionale di Viale dell’Astronomia, Emanuele Orsini, ha sposato la causa chiedendo zona economiche speciali o zone di investimento speciali per il Nord. Sul tema si sono espressi poi anche tutti i governatori. E di conseguenza il ministro Adolfo Urso ha deciso di convocare i presidenti di Regione interessati. Il tema è particolarmente caro ovviamente al Carroccio che ha presentato alle Camere una proposta di legge sulla Zes per il Nord: un provvedimento da 3 miliardi di euro in 3 anni (un miliardo in meno della Zes unica per il Mezzogiorno). «L’esperimento della sburocratizzazione al Sud ha dato ottimi risultati, rilanciando aree economicamente in difficoltà», ha detto Matteo Salvini illustrando il provvedimento alla Camera lo scorso 9 luglio. La proposta di legge immagina di estendere la Zes (oggi prevista per 10 regioni del Centro-Sud) anche al Nord, in particolare in aree transfrontaliere e zone di crisi industriale. Gli aiuti sarebbero analoghi a quelli per il Mezzogiorno: incentivi fiscali per i nuovi investimenti fino al 60% di credito di imposta, bonus rafforzati per le assunzioni e sburocratizzazione.

Si può fare tutto ciò? Ci sono i soldi? La Ue darebbe il suo ok? «Ovviamente non si può estendere la Zes unica del Mezzogiorno ad altre aree del Paese, perché il suo obiettivo è ridurre i divari interni ed è per questo che è finanziata in gran parte con i fondi di coesione. Possiamo però agire su tre livelli comunque importanti e su cui ho chiamato al confronto le Regioni del Nord già per la prossima settimana e su cui poi mi confronterò con la conferenza delle Regioni prima della pausa ferragostana», ha spiegato ieri lo stesso Urso, rispondendo al Question time della Camera. «Mi riferisco innanzitutto alla possibilità di realizzare una zona logistica speciale per il centro nord con l’obiettivo di estendere a tutte le aree interessate e rendere quindi omogenee le semplificazioni autorizzative già ricomprese nelle zone logistiche speciali e ove le risorse economiche lo consentono, di prevedere incentivi dedicati alle imprese nei limiti ovviamente delle regole europee. Vogliamo introdurre altre misure di semplificazione nel prossimo decreto imprese che porteremo in Parlamento prima della sessione di bilancio, soprattutto per la produzione energetica e la sostenibilità ambientale. La terza direttrice è quella dell’Industrial accelerator act, in approvazione nel trilogo istituzionale europeo in cui l’Italia svolge un ruolo da protagonista». Eppur si muove, direbbe Galileo Galilei.

Da non perdere

Stazi è il nuovo presidente Consob
Governo

Stazi è il nuovo presidente Consob

Il cdm dà il via libera alla nomina dell’esperto di antitrust alla guida dell’authority della Borsa. Decisiva la spinta di Forza Italia. Tajani: «Scelta tecnica di alto profilo».